Quanti soldi si danno come regalo a un matrimonio?

Cosa dicono gli esperti di buone maniere, per chi se l'è chiesto almeno una volta

(Getty Images)
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«Il regalo più bello è la vostra presenza al nostro matrimonio, ma se volete contribuire…» è una delle formule con cui molte coppie suggeriscono ai propri invitati il regalo di nozze che gradirebbero. Da qualche anno è diventato sempre più comune che la frase di cortesia, scritta sugli inviti o online, si concluda con l’indicazione delle coordinate bancarie, così che gli invitati possano provvedere molto facilmente con un bonifico.

È una prassi soprattutto per quanto riguarda i matrimoni più tradizionali e sfarzosi – dove gli invitati sono più di cento e gli sposi affittano spazi, catering, servizi per la musica, le foto e i video – che però sono anche sempre più comuni. In questi casi il bonifico è praticamente inevitabile, e regolarmente tra invitati si finisce a chiedersi quale sia il minimo per non risultare inappropriati.

«Ovviamente la cifra consona sale o scende in base a infinite variabili», dice l’insegnante ed esperta di galateo Elisa Motterle, di cui è da poco uscito il libro Il tao delle buone maniere. Tuttavia, secondo Motterle, una cifra standard considerata ragionevole dal galateo per un matrimonio tradizionale al ristorante si aggira attorno ai 100/150 euro per adulto.

A questo numero si sommano – o sottraggono – fattori come la vicinanza familiare o affettiva alla coppia o a uno degli sposi. L’organizzatrice di matrimoni Claudia Gambacciani precisa che solitamente i testimoni e i familiari più stretti come fratelli o sorelle fanno regali più consistenti, e spesso contribuiscono anche alla spesa per le fedi. Influiscono poi fattori poco quantificabili come la disponibilità economica degli invitati, le abitudini del contesto sociale in cui il matrimonio si svolge e in generale le priorità e la sensibilità personale rispetto al regalo di nozze.

È anche una questione culturale: per esempio Gambacciani, che organizza anche matrimoni di stranieri che scelgono di sposarsi in Italia, racconta che all’estero il tema del regalo è spesso vissuto con meno aspettative sociali. È più frequente per esempio che gli invitati non facciano bonifici ma regali scelti da loro, a volte anche molto peculiari, come oggetti di antiquariato con simbologie di buon auspicio.

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Nel suo Manuale di filosofia napoletana il comico Amedeo Colella ha ideato un ironico (ma neanche tanto) «algoritmo della busta», una formula che “calcola” l’importo del regalo tenendo conto del grado di parentela con gli sposi, del numero di invitati della famiglia – compresi o esclusi i figli – e perfino un coefficiente di «squarciumaria», cioè della volontà di fare “bella figura” dimostrando generosità nel regalo.

$=(B/2+I)×(C+(C×30%))×P×D

Dove:

$ = importo della busta
I = numero di invitati in famiglia
B = numero di bambini
C = costo presunto del ristorante (a persona)
P = coefficiente di relazione di parentela:
Fratello = 1,5
Genitore = 2,0
Cugino = 1,2
Amico = 1,0
D = coefficiente di squarciumaria:
Squarcione = 1,5
Ngannaruto = 1,3
Amma fa’ ‘na bella figura = 1,2
Normale = 1,0

L’esempio riportato nel libro è: il fratello di uno degli sposi, con partner e due figli e che vuole «fare bella figura». Come costo presunto del ristorante indica 80 euro a persona. Applicando la sua formula viene 561,60 euro per quattro persone, 600 arrotondando, e quindi 150 euro a testa. Contando che ci sono due bambini, che normalmente “valgono” meno, il regalo del fratello dello sposo, secondo Colella, è comunque di poco superiore a quanto citato all’inizio di questo articolo.

Il coefficiente C di cui parla Colella è effettivamente uno dei fattori più rilevanti tra quelli che possono far salire o scendere la stima di un regalo di nozze. Il luogo in cui si svolge il pranzo o la cena – o a volte entrambi, se si tratta di matrimoni che durano tutta la giornata –, il tipo di menù che viene offerto agli invitati e in generale il contesto più o meno elegante del luogo del ricevimento sono tutti elementi che gli invitati solitamente considerano al momento di fare il regalo. L’idea è che col proprio bonifico l’invitato ripaghi grosso modo quanto gli sposi hanno speso per lui.

Quello di dover dare una somma commisurata al costo della location o alla ricercatezza del menù però è un approccio che non piace a tutti. Per alcuni, perché sminuisce l’idea di generosità che dovrebbe esserci sia dietro il regalo che dietro la cerimonia. Per altri perché lo vivono come un ulteriore impegno da aggiungere al tempo dedicato. Motterle è d’accordo che il regalo di nozze non debba essere concepito come una «tassa sull’amicizia» o come una «mera transazione economica» e neanche, soprattutto, come una cifra per «comprare il proprio posto a tavola».

È vero però che alcune coppie contano effettivamente sui regali per ripagare le spese del ricevimento, esplicitandolo o meno nelle partecipazioni con formule come «se volete aiutarci a coronare il nostro sogno». Tuttavia, racconta Gambacciani, in gran parte dei casi gli sposi che scelgono di indicare l’IBAN nelle partecipazioni lo fanno abbinandolo alla destinazione del viaggio di nozze, ad altre esperienze significative di coppia e in alcuni casi a offerte di beneficenza.

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Un caso che può richiedere una valutazione diversa è quello del cosiddetto destination wedding, cioè un matrimonio organizzato in una località lontana da quella di residenza degli sposi e della maggior parte degli invitati.

In questi casi gli invitati, per essere presenti, devono pagare il viaggio verso la destinazione e il pernottamento per una o due notti. «Ricevo spessissimo domande come: “La mia amica si sposa su un’isola greca, e devo già spendere 400 euro di volo e 300 di hotel, dovrei fare lo stesso un regalo?”» racconta Motterle. La risposta che dà lei è sì. Tuttavia in quel caso, secondo Motterle, si può pensare «a un regalo dal valore affettivo o simbolico e non strettamente monetario, per esempio una foto incorniciata della coppia insieme all’invitata».

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