Tokyo sta provando a normalizzare i pantaloncini in ufficio
Come parte di una nuova iniziativa che punta a risparmiare sui costi dell'energia durante l'estate, e che sta generando qualche repulsione
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Da aprile, grazie a una nuova norma introdotta dalla governatrice Yuriko Koike, i dipendenti pubblici di Tokyo possono indossare i pantaloncini sul posto di lavoro. L’iniziativa, denominata “Tokyo Cool Biz”, punta a incoraggiare migliaia di lavoratori a utilizzare un abbigliamento più comodo e informale durante l’estate, con lo scopo di rendere più sopportabile la vita in ufficio, ridurre l’uso dell’aria condizionata e risparmiare sui costi dell’energia.
Ma sta generando reazioni contrastanti, legate da un lato alla tradizionale rigidità del codice di abbigliamento negli ambienti professionali giapponesi e dall’altro al disagio di alcune dipendenti, che manifestano una certa repulsione all’idea di dover vedere i peli delle gambe dei loro colleghi.
I media giapponesi hanno persino creato un nuovo termine, sune-hara (qualcosa come “molestie da peli sulle gambe”), per descrivere il fastidio provato da alcune donne di fronte alla vista delle gambe non depilate degli uomini con cui condividono l’ambiente di lavoro. Secondo altri critici, pur essendo applicata sia agli uomini sia alle donne, la norma produce di fatto una disparità di genere, dato che a queste ultime continuerà a essere richiesta una maggiore attenzione alla cura dell’aspetto esteriore. In Giappone le donne infatti subiscono ancora moltissime pressioni per coprire le gambe con i collant o con gonne lunghe.
«Vogliamo offrire alle persone più opzioni per affrontare il caldo torrido, non imporre loro cosa indossare. Non ci dovrebbero essere problemi, a patto che l’abbigliamento da lavoro non risulti offensivo per nessuno», ha detto alla BBC Noboru Watanabe, funzionario del governo metropolitano di Tokyo.
L’alleggerimento delle norme di abbigliamento sul posto di lavoro è un tema caro a Yuriko Koike. Introdusse il primo programma “Cool Biz” nel 2005, quando era ministra dell’Ambiente, con l’obiettivo di diminuire l’utilizzo dell’aria condizionata negli uffici e quindi le relative emissioni di gas serra. Inizialmente il programma era rivolto alle aziende private e incoraggiava i dipendenti a indossare abiti più leggeri, come camicie a maniche corte, durante i mesi più caldi.
Probabilmente ci vorrà del tempo prima che i pantaloncini corti si diffondano negli uffici giapponesi. Secondo un sondaggio condotto a giugno dalla società di cosmetici Gorilla Clinic, il 53,5 per cento dei giapponesi è contrario all’utilizzo dei pantaloncini sul posto di lavoro, mentre il 46,5 per cento è favorevole.
Toshio Suzuki, un dipendente pubblico di Tokyo di 57 anni, ha detto al New York Times che al momento è molto restio all’idea di indossarli, perché ritiene che i pantaloncini siano inappropriati alla sua età. «In Giappone le gambe pelose non trasmettono un’immagine positiva e virile. Io non sono così peloso, ma ci tengo. Non voglio essere trasandato».
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