«Il G8 di Genova mi ha devastato»

Lo ha detto in un'intervista a Repubblica Mario Placanica, il carabiniere che il 20 luglio 2001 uccise Carlo Giuliani

Un manifesto con il volto di Carlo Giuliani in piazza Alimonda a Genova, 24 aprile 2025 (ANSA/LUCA ZENNARO)
Un manifesto con il volto di Carlo Giuliani in piazza Alimonda a Genova, 24 aprile 2025 (ANSA/LUCA ZENNARO)
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Mario Placanica oggi ha 45 anni e vive in una frazione di Catanzaro, in Calabria. È l’ex carabiniere che il 20 luglio 2001 a Genova sparò due colpi di pistola in piazza Alimonda a Genova, dove tra il 19 e il 21 luglio 2001 si teneva il G8, la riunione dei leader delle principali potenze economiche mondiali. Uno dei proiettili sparati da Placanica colpì al volto Carlo Giuliani, un manifestante di 23 anni, uccidendolo. In vista dei 25 anni da quel G8 Placanica ha dato una lunga intervista a Repubblica, in cui ripercorre i fatti di quei giorni e le sofferenze che ha attraversato negli anni successivi.

Placanica non fa più il carabiniere dal 2005, quando fu dichiarato non idoneo per via di disturbi legati all’ansia. Nel 2001 aveva vent’anni ed era in servizio da meno di un anno. Fu indagato per omicidio per la morte di Giuliani, poi venne prosciolto per uso legittimo di armi e legittima difesa. «Un po’ sono morto anch’io quel giorno», ha detto Placanica al giornalista Corrado Zunino.

Per il G8 Placanica era stato assegnato a un battaglione dei carabinieri incaricato di pattugliare le strade. A Genova erano arrivate migliaia di persone per partecipare alle manifestazioni organizzate dai movimenti no global, contrari al modello di sviluppo economico che si basa sulla globalizzazione. In città fu istituita una “zona rossa” e vennero schierate 20.000 unità appartenenti alle forze dell’ordine.

Quei giorni sono rimasti impressi nella memoria collettiva per alcuni degli episodi più violenti e significativi della storia italiana recente. Sono associati a tre luoghi in particolare, piazza Alimonda, la scuola Diaz e la caserma di Bolzaneto. In piazza Alimonda fu ucciso Giuliani. Nella scuola Diaz gli attivisti del Genoa Social Forum vennero pestati dalla polizia. A Bolzaneto molte persone arrestate furono torturate. Amnesty International definì quei giorni «la più grave sospensione dei diritti umani e democratici in un paese occidentale dal dopoguerra».

Il 20 luglio erano previsti vari cortei in diversi punti della città, che avevano l’obiettivo di violare simbolicamente la zona proibita. Ci furono scontri violenti in via Tolemaide, con i carabinieri, scortati dai blindati, che iniziarono a lanciare decine di lacrimogeni verso il corteo. Placanica ha ricordato che lui sfilava i lacrimogeni dalle confezioni e li passava al suo superiore, che poi li sparava contro i manifestanti. Dice che rimase intossicato.

Alle 17:30 i carabinieri del battaglione “Sicilia” caricarono un gruppo di manifestanti tra via Tolemaide e via Caffa. I carabinieri si spostarono poi velocemente verso piazza Alimonda seguiti da due camionette Defender. Una di queste rimase incastrata in piazza contro un cassonetto dei rifiuti. A bordo c’erano l’autista Filippo Cavataio, Placanica e Dario Raffone. Non è mai stato chiarito perché fossero lì quei due mezzi, visto che non erano blindati e quindi inadeguati a partecipare a un’operazione di dispersione della folla. La jeep rimasta incastrata fu circondata da alcuni manifestanti.

I carabinieri presenti non intervennero. Furono lanciati sassi, un manifestante con un asse di legno colpì l’interno della camionetta, un altro colpì il mezzo con un estintore. A Repubblica Placanica ha detto che lui e l’altro carabiniere sul Defender, Raffone, erano stati colpiti alla testa da pietre lanciate dai manifestanti e che perdevano sangue. «Ho urlato: “Finitela, andatevene”».

Scontri tra i manifestanti e la polizia a Genova, 21 luglio 2001 (Laura Lezza/Getty Images)

L’estintore venne poi raccolto da terra da un altro ragazzo, Giuliani, che lo issò sopra la testa per lanciarlo verso gli agenti sulla camionetta. A quel punto Placanica estrasse la pistola e sparò due colpi: una famosa foto catturò proprio quegli istanti, mostrando Giuliani con l’estintore e la mano di Placanica che impugnava la pistola, mirando ad altezza d’uomo.

Il primo colpì allo zigomo sinistro il giovane che aveva l’estintore, il secondo si conficcò nel muro della chiesa in fondo alla piazza. Il Defender riuscì poi a muoversi passando due volte sopra Giuliani a terra, prima in retromarcia poi avanzando. Un reparto di polizia circondò poi il corpo di Giuliani per sottrarlo alla vista degli altri manifestanti.

Nell’intervista a Repubblica Placanica ha detto di avere sparato per allontanare i manifestanti. «Due volte, più in aria possibile. Non ho preso la mira», ha aggiunto. Non è la prima volta che Placanica sostiene di non avere puntato l’arma contro Giuliani: lo aveva già fatto in un’intervista al quotidiano locale Calabria Ora nel 2006.

La direzione in cui sparò Placanica è una questione dibattuta. Secondo la versione sostenuta anche dai magistrati che indagarono, il proiettile avrebbe colpito un sasso che si trovava in aria e un suo frammento avrebbe colpito poi Giuliani, uccidendolo. È una versione che il “comitato piazza Carlo Giuliani”, di cui fanno parte i suoi familiari, ha contestato con anni di ricerche e ricostruzioni indipendenti su quanto accaduto quel giorno. L’indagine sulla morte di Carlo Giuliani in ogni caso venne archiviata nel 2003.

La polizia lancia i lacrimogeni contro i manifestanti a Genova, 21 luglio 2001 (AP Photo)

Placanica sostiene che non fu il proiettile sparato da lui a uccidere Giuliani. Nell’intervista parla di «un poliziotto e due carabinieri» vicini a Giuliani, senza fare nomi: secondo Placanica sarebbero stati loro a uccidere Carlo Giuliani colpendolo con un sasso. L’autopsia sul corpo di Giuliani rivelò in effetti una profonda ferita sulla sua fronte. C’è chi dice che la ferita venne prodotta da un carabiniere nel tentativo di fabbricare la prova che Giuliani fosse stato ucciso da un sasso lanciato dai manifestanti. Ma all’epoca delle indagini i medici non esclusero che la ferita potesse essere stata causata dalla caduta di Giuliani oppure dall’auto che lo aveva travolto dopo lo sparo.

In ogni caso secondo Placanica ci sarebbero ancora molti interrogativi senza risposta, sulla morte di Carlo Giuliani. «I carabinieri, ne sono convinto, mi hanno nascosto molte cose», ha detto. Lui ora è disoccupato e vive con una pensione di invalidità. Ha raccontato di essere in cura al centro di salute mentale di Catanzaro e di essere «un uomo distrutto dalla vita che ha vissuto»: «Sento voci, forse lo sparo del G8 è partito troppo vicino al mio orecchio. Oggi ho il cervello morto, se sto in silenzio non ho un pensiero».