Il testosterone degli uomini si è davvero dimezzato?

È una grossa preoccupazione diffusa in ambienti maschili e in una parte della comunità scientifica, ma ci mancano ancora dei pezzi

(AP Photo/Emilio Morenatti)
(AP Photo/Emilio Morenatti)
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La diminuzione del livello di testosterone medio negli uomini è un argomento che genera sempre più discussioni e allarmi, di recente anche per via di un’iniziativa del segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, che ha annunciato di volerlo testare nei militari che hanno più di trent’anni per assicurarsi che siano adatti al combattimento. Il suo collega di governo Robert F. Kennedy, segretario alla Salute, ha detto in passato di iniettarsi il testosterone, sostenendo che gli adolescenti di oggi abbiano il 50 per cento di spermatozoi in meno di un uomo di 65 anni.

Questa preoccupazione per un presunto dimezzamento del testosterone e degli spermatozoi – che sono collegati: il primo regola la produzione dei secondi – coinvolge da tempo non solo la destra americana e la maschiosfera, quella comunità di influencer che sostengono la necessità di ripristinare la supremazia maschile sulle donne, ma anche parte della comunità scientifica.

Nei giorni scorsi ha ricevuto molte attenzioni l’annuncio fatto a Londra a un congresso di medicina della riproduzione secondo il quale il testosterone negli uomini sarebbe calato del 54 per cento tra il 1972 e il 2019. Il dato è stato ripreso da diversi giornali e in molti l’hanno inserito in un dibattito già acceso sulla possibilità che la fertilità maschile sia in crisi, ma va preso con le molle: non solo perché non è ancora stato pubblicato su una rivista scientifica, ma anche perché ci sono delle discrepanze tra il modo in cui è stato annunciato e il documento presentato al congresso.

Già in passato uno studio degli stessi autori che ipotizzava il dimezzamento della conta degli spermatozoi negli uomini aveva suscitato scalpore e da allora è stato ripreso e strumentalizzato. Il testosterone, del resto, è un argomento che negli ultimi anni è diventato di enorme interesse, perché è effettivamente un ormone che fa moltissime cose e l’idea che quasi ogni malessere possa dipendere da una sua presunta mancanza è piuttosto suggestiva.

È il principale ormone sessuale maschile e governa lo sviluppo delle caratteristiche sessuali (le primarie, come gli organi riproduttivi, e le secondarie, come il tono di voce), il desiderio sessuale e la produzione di spermatozoi. Ma regola anche la massa muscolare, la densità delle ossa, l’umore e il metabolismo. Sui social il cosiddetto «low T», cioè un basso livello di testosterone, viene presentato come la causa di problemi comuni come la stanchezza o il calo del desiderio, e spesso questa carenza viene indicata come un problema da correggere con degli integratori.

Channa Jayasena, endocrinologo dell’Imperial College di Londra, stima che centinaia di migliaia di uomini abbiano iniziato una terapia a pagamento per far salire il proprio livello di testosterone, e che la maggior parte non ne abbia alcun bisogno. Anzi, le linee guida europee la considerano controindicata negli uomini che vogliono preservare la fertilità, perché può sopprimere gli ormoni che stimolano i testicoli e ridurre o arrestare la spermatogenesi, cioè la produzione degli spermatozoi. Un calo medio del testosterone e un calo della fertilità possono essere fenomeni collegati, ma il primo non dimostra automaticamente il secondo.

Il Guardian è stato il primo a dare la notizia del nuovo studio. «È sbalorditivo che il testosterone sia diminuito del 50 per cento» ha detto al giornale Hagai Levine, dell’Università ebraica di Gerusalemme, che ha presentato il lavoro al congresso e che parla di «una grande crisi della salute riproduttiva maschile», a cui non si presterebbe abbastanza attenzione.

Già nello stesso articolo, però, altri scienziati invitavano alla cautela. Allan Pacey, andrologo dell’università di Manchester, ha sottolineato che «c’è la tendenza a scegliere i dati che danno ragione alle proprie idee» e ha aggiunto che per chi è convinto che il mondo stia andando a rotoli un testosterone in caduta fa comodo.

Gli studi presi in esame per la ricerca descrivono l’andamento nel tempo dei livelli di tre tipi di testosterone in popolazioni maschili comparabili, per periodi di almeno due anni. Gli autori hanno calcolato le variazioni annuali all’interno di diverse fasce di età e hanno trovato un calo che definiscono «globale», anche se nell’abstract riconoscono che i dati disponibili sono concentrati soprattutto nei paesi ad alto reddito.

Il risultato principale è il calo annuale. Il testosterone totale sarebbe diminuito in media di 0,26 nanomoli per litro all’anno (la nanomole per litro è un’unità di misura della concentrazione di molecole in un liquido), che corrisponde a circa l’1 per cento del livello medio di un uomo fertile. Inoltre, si fa notare come il calo sia più marcato dopo l’anno 2000. La stima sugli altri due tipi di testosterone è meno precisa, e una in particolare è compatibile anche con l’assenza di un vero e proprio calo.

Nell’articolo del Guardian la percentuale del 54 per cento è data come una cifra certa. Nell’abstract, invece, il calo annuale ha un intervallo di incertezza, che è una cosa normale e presente in qualsiasi stima statistica. In questo caso, può andare da 0,16 a 0,37 nanomoli per litro all’anno, due numeri che descrivono situazioni molto diverse, da una poco preoccupante a una drammatica.

Ci sono poi altre incertezze che gli stessi autori riconoscono. Nell’abstract un alto indice di massa corporea (quello delle persone più grasse) viene citato esplicitamente come possibile causa del calo, ma i dati non sono stati analizzati distinguendo tra individui sottopeso, normopeso e sovrappeso. È un elemento tutt’altro che secondario: l’obesità è uno dei fattori che più abbassano il testosterone, e negli ultimi cinquant’anni nei paesi ricchi è aumentata parecchio (anche se negli ultimi tempi si sta stabilizzando). Sulle cause di questo calo, se fosse confermato, ci sono anche altre interpretazioni, che solo il lavoro completo potrà chiarire.

Levine e il suo gruppo legano il calo del testosterone al risultato che avevano ottenuto nel 2017, quando avevano trovato un dimezzamento della concentrazione di spermatozoi negli ultimi quarant’anni. La ricerca era stata raccontata da molti giornali, come la rivista Newsweek, che in copertina si chiedeva chi stesse uccidendo lo sperma americano.

La copertina di Newsweek illustrata da Riki Blanco

Shanna Swan, una delle autrici di quella ricerca e professoressa di medicina ambientale e salute pubblica alla Mount Sinai Icahn School of Medicine di New York, ne aveva tratto anche un libro, Count Down, paragonato a Primavera silenziosa e a La sesta estinzione, due capisaldi della letteratura ambientalista. In Count Down, Swan e la coautrice Stacey Colino sostengono che il problema non sia il corpo umano in sé, ma le sostanze presenti nell’ambiente e le abitudini di vita malsane del mondo moderno, che altererebbero l’equilibrio ormonale al punto da compromettere la fertilità e la salute a lungo termine. Questi elementi costituiscono fattori di rischio per la salute, anche riproduttiva, ma non è detto che spieghino o causino una infertilità di massa.

L’esistenza e soprattutto il significato biologico di questa tendenza sono ancora discussi. In un lavoro pubblicato nel 2021 sulla rivista Human Fertility, un gruppo interdisciplinare guidato dalla filosofa della scienza Marion Boulicault ha contestato la premessa stessa dell’interpretazione del declino: cioè che una diminuzione della conta media vada considerata di per sé un segnale di preoccupazione.

I dati analizzati da Levine, infatti, mostravano un calo da un livello «normale» di spermatozoi a un altro livello «normale», solo più basso. Boulicault ha proposto allora un’ipotesi alternativa, chiamata Sperm Count Biovariability: non ci sarebbe un numero di spermatozoi normale o ideale a cui aspirare, ma una quantità che può variare a seconda della popolazione, del contesto, della storia individuale e persino di come viene misurata.

Qualcosa di simile potrebbe valere anche per il testosterone. Che negli uomini dei paesi ricchi il testosterone medio sia sceso è plausibile, e i dati presentati a Londra puntano in quella direzione; ma non sappiamo di quanto sia sceso davvero, non sappiamo quanto pesi l’obesità e non sappiamo che tipo di conseguenze abbia quel calo sulla salute o sulla fertilità degli uomini.

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