Si sa qualcosa in più sul misterioso dispositivo a cui sta lavorando OpenAI
Secondo quanto rivelato da un dipendente dell'azienda a Bloomberg sarà un assistente vocale AI con «caratteristiche umane» e in grado di muoversi
- Condividi
- X
- Regala il Post

Una fonte interna all’azienda OpenAI, quella che sviluppa il chatbot ChatGPT, ha raccontato al giornale economico Bloomberg alcuni dettagli in più sul misterioso dispositivo a cui starebbe lavorando da più di un anno e con cui punterebbe a superare gli smartphone.
Secondo la fonte di Bloomberg il dispositivo sarà un assistente vocale intelligente portatile e senza schermo. Sempre nell’articolo di Bloomberg si legge che sarà un «assistente virtuale di intelligenza artificiale dalle caratteristiche umane e che si usa in casa» e che potrà, per esempio, controllare dispositivi di domotica, riprodurre contenuti, rispondere a domande e messaggi e in generale «sfruttare tutta la gamma di funzionalità offerte da ChatGPT».
È una descrizione che fa pensare agli assistenti virtuali che sono già presenti sul mercato, ma con degli ulteriori sviluppi: OpenAI ha detto che le sue caratteristiche distintive saranno «la sua personalità» e la sua «capacità di connettersi con gli utenti a un livello simile a quello umano». Lo speaker sarà alimentato da una versione avanzata della modalità vocale di ChatGPT, una funzione introdotta recentemente da OpenAI con l’obiettivo di rendere le conversazioni con l’intelligenza artificiale più naturali e simili a quelle tra persone.
Inoltre dovrebbe essere dotato di una batteria ricaricabile, cosa che lo renderà facilmente trasportabile da una stanza all’altra. Lo speaker dovrebbe avere anche degli elementi meccanici che gli permettono di muoversi, «dando l’impressione di essere vivo e non solo un oggetto che risponde a dei comandi».
Da tempo si sapeva che OpenAI stava sviluppando prodotti che potessero farla entrare nel mercato dell’hardware, cioè dei dispositivi elettronici, mettendola in competizione diretta con altre aziende come Apple o Amazon. Era altrettanto noto che per lavorare allo sviluppo di questi prodotti fossero stati reclutati molti ex dipendenti di Apple che adesso lavorano per OpenAI: tra questi ci sono Jony Ive, progettista britannico che ha curato il design dei prodotti di maggior successo di Apple, come iMac, iPod e iPhone, e Tang Tan, un importante ex dirigente che aveva contribuito allo sviluppo degli iPod, degli iPhone e dei MacBook.
Del dispositivo a cui sta lavorando OpenAI non si era più saputo niente per molti mesi dopo l’annuncio dell’anno scorso. In questi giorni si è tornato a parlarne sui media specializzati perché la scorsa settimana Apple ha fatto causa a OpenAI accusandola di furto di segreti industriali e perché al centro delle accuse c’è Tan, ora responsabile della divisione hardware dell’azienda.
Apple ha accusato OpenAI di avere approfittato dell’arrivo di centinaia di nuovi dipendenti che un tempo lavoravano per Apple per ottenere informazioni sui prodotti e sulle attività di sviluppo di quest’ultima, in modo da trarne vantaggio per la progettazione di nuovi dispositivi. Secondo alcune persone di OpenAI che hanno parlato con Bloomberg il dispositivo che stanno sviluppando è molto diverso sia per aspetto sia per funzionamento da quelli di Apple già presenti sul mercato come l’HomePod (un assistente virtuale portatile). Le fonti di OpenAI ritengono sia «improbabile» che il prodotto a cui stanno lavorando non violi alcun segreto commerciale.
L’accusa di Apple potrebbe avere ripercussioni sullo sviluppo dei nuovi dispositivi: la presentazione del nuovo assistente virtuale è prevista per il 2026 e il lancio per il 2027, ma la causa legale potrebbe ritardare tutto. Inoltre la causa potrebbe alimentare dubbi sulla solidità dell’intero progetto, in una fase cruciale per l’azienda, che è alla ricerca di nuove fonti di ricavo e del modo migliore e più redditizio per quotarsi in borsa.
– Leggi anche: La causa di Apple è una rogna per OpenAI



