L’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia si è scusato per il crollo del ponte Morandi
In una lettera pubblicata sul Corriere della Sera e sul Secolo XIX, il giorno prima della sentenza di primo grado del processo in cui è imputato un suo predecessore
- Condividi
- X
- Regala il Post

L’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia (ASPI) Arrigo Giana ha pubblicato sul Corriere della Sera e sul Secolo XIX una lettera di scuse da parte della società per il crollo del ponte Morandi a Genova, in cui il 14 agosto del 2018 morirono 43 persone. È una lettera molto significativa, perché giovedì ci sarà la sentenza del processo di primo grado in cui il principale imputato è Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di ASPI, e perché finora da ASPI non erano mai arrivate delle scuse in modo così netto.
Secondo l’accusa il ponte Morandi sarebbe crollato perché Castellucci e altri dirigenti di ASPI e della sua controllata Spea Engineering avrebbero ignorato intenzionalmente i segnali di degrado per evitare di sostenere i costi di manutenzione, di cui erano responsabili. Gli imputati sono accusati a vario titolo di disastro colposo e omicidio plurimo aggravato a partire dall’omicidio stradale. Le due società sono invece state escluse dal processo penale nel 2022, dopo che patteggiarono per circa 30 milioni di euro.
Nella lettera Giana scrive che
«a nome del Gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi».
Racconta poi che nel 2018 lui era «uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova». Giana è amministratore delegato di ASPI dal 2025: prima era stato fra le altre cose amministratore delegato di ATM, la società che gestisce il trasporto pubblico a Milano, e di Cotral, l’azienda dei trasporti del Lazio. Scrive poi: «Nel tempo che seguì il crollo del ponte Morandi, continuavo quindi a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo».
Fino a questo momento da ASPI non erano arrivate davvero delle scuse. Soltanto nel 2022 Alessandro Benetton, presidente della holding di famiglia Edizione, ammise: «Avremmo dovuto chiedere subito scusa». All’epoca del crollo i Benetton possedevano infatti la holding Atlantia, che controllava ASPI. A giugno del 2021 la proprietà di ASPI era stata ceduta a Cassa Depositi e Prestiti (CDP), società finanziaria controllata per l’83 per cento dal ministero dell’Economia.
Giana parla delle mancate scuse come di «un’ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità». Per questa ragione, scrive, «porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità». E ancora: «Rompiamo il silenzio». La lettera si conclude con l’impegno verso i lavoratori e le lavoratrici di ASPI affinché non accada più niente di simile al crollo del ponte Morandi.
La presidente del comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, Egle Possetti, si è detta stupita di queste scuse, che a suo parere «andavano fatte a suo tempo». Possetti ha aggiunto che il comitato ritiene in ogni caso i membri della famiglia Benetton responsabili moralmente, anche se nessuno di loro è imputato.
Il processo sul crollo del ponte Morandi iniziò il 7 luglio del 2022, e da allora ci sono state 284 udienze. Gli imputati sono 57: per i dirigenti delle aziende l’accusa ha chiesto condanne tra i 7 e i 15 anni di carcere, mentre per tecnici e funzionari minori tra i 3 e i 6 anni. La richiesta più alta, 18 anni e 6 mesi, è stata fatta per Castellucci, che è già in carcere dopo la condanna a sei anni per disastro e omicidio colposo per uno dei più gravi incidenti stradali mai avvenuti in Italia, che causò la morte di 40 persone in provincia di Avellino nel 2013. Nell’incidente un autobus precipitò per 30 metri da un viadotto a causa di un guasto dell’impianto frenante e del cattivo stato delle barriere ai lati del viadotto.
– Leggi anche: Il processo per il crollo del ponte Morandi visto da chi non si è perso nemmeno un’udienza


