Fare il bagnino non tira più come un tempo

Ottenere il brevetto è diventato più difficile, e c'è una maggiore consapevolezza delle responsabilità che comporta

Un bagnino a Rimini, 9 agosto 2025 (ANSA/ DORIN MIHAI)
Un bagnino a Rimini, 9 agosto 2025 (ANSA/ DORIN MIHAI)
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Per molti adolescenti italiani cresciuti vicino al mare, il lavoro da “assistente bagnante” (o “bagnino”, termine meno professionale ma largamente più diffuso) ha rappresentato per anni una delle prime e più diffuse opportunità lavorative, anche per via dell’altissima richiesta da parte di lidi e piscine. La presenza di un bagnino è infatti un requisito necessario per poter aprire queste strutture, e ottenere il brevetto dà la possibilità di trovare un impiego in tempi relativamente brevi.

Da un po’ di tempo però le cose sono cambiate: ci sono sempre meno nuovi bagnini, sono diminuiti i rinnovi di quelli già abilitati e i gestori dei lidi lamentano spessissimo di non riuscire a trovarne. Questa situazione è dovuta a varie cause, tra cui una serie di modifiche che hanno reso le procedure per diventare bagnini più complesse e faticose, retribuzioni spesso ritenute poco adeguate e condizioni contrattuali non sempre favorevoli, con casi di inquadramenti part-time non proporzionati all’impegno richiesto o di compensi corrisposti in nero.

Ma c’entra anche una maggiore consapevolezza delle responsabilità giuridiche legate al ruolo, che possono rappresentare un deterrente per chi aspira a questa professione. Il bagnino può essere chiamato a rispondere sia penalmente, per esempio in caso di lesioni o omicidio colposo dovuti a negligenza, imprudenza o imperizia, sia in sede civile, con l’obbligo di risarcire gli eventuali danni causati.

«Molti stabilimenti offrono 5 o 6 euro netti l’ora, meno di quanto previsto dai contratti, spesso con una parte dello stipendio pagata “fuori busta”», dice Mario (nome di fantasia), bagnino che lavora in uno stabilimento laziale e che ha scelto di rimanere anonimo per non subire ripercussioni sul lavoro. Mario fa il bagnino da quindici anni, e da almeno un paio ha notato una certa repulsione per questo lavoro da parte degli adolescenti, dovuta anche al fatto che «appartengono a una generazione che, a differenza della mia, dà molta più importanza a queste cose».

Nonostante i contratti prevedano riposi settimanali, nella stragrande maggioranza dei casi il giorno libero «non viene garantito quasi da nessuno». Può capitare anche che gli stabilimenti abbiano un solo bagnino che lavora per tutta la stagione ogni giorno, senza riposi.

Sempre più spesso i bagnini non vengono assunti dai gestori dei lidi, ma da cooperative che si occupano di retribuirli e di offrire il servizio agli stabilimenti balneari. Per gli stabilimenti è una situazione comoda, visto che non devono sobbarcarsi il costo di un altro dipendente. La cooperativa per cui lavora Mario è «tutto sommato seria», perché garantisce turni di 7 ore e un giorno libero a settimana. Non tutte però operano in questo modo, anzi (ne avevamo scritto qui).

Uno sciopero simbolico dei bagnini di Rimini, 9 agosto 2025 (ANSA/ DORIN MIHAI)

Per molti anni, oltre a occuparsi della sicurezza dei bagnanti e della sorveglianza del mare, i bagnini sono stati impiegati anche per svolgere mansioni non previste dal contratto: sistemare sdraio, ombrelloni e lettini, pulire la battigia da rifiuti e mozziconi di sigaretta, accompagnare i bagnanti agli ombrelloni e così via.

Oggi succede molto più raramente. I bagnini e le bagnine sentiti dal Post hanno detto che, sebbene in alcuni casi queste situazioni si verifichino ancora, nella maggior parte degli stabilimenti non viene più chiesto loro di occuparsi di queste attività, visto che i lidi si sono dotati di figure assunte appositamente a questo scopo.

Anche perché bisogna fare molta attenzione: se durante un controllo un bagnino viene trovato a svolgere mansioni diverse dal salvataggio o dal controllo della spiaggia, la Capitaneria di Porto potrebbe applicargli una sanzione amministrativa per violazione delle norme di sicurezza.

Un’altra ragione che ha reso più difficile diventare bagnino e continuare a esercitare questa professione riguarda le modifiche ai requisiti per ottenere e rinnovare il brevetto, introdotte dal decreto n. 85/2024, che hanno professionalizzato molto di più la figura del bagnino e dato una certa centralità alle prestazioni fisiche.

Per passare l’esame bisogna superare una serie di prove non così scontate, tra cui percorrere 100 metri a nuoto in un tempo massimo di un minuto e quaranta secondi e nuotare per 25 metri in apnea.

Anche rinnovare il brevetto è diventato più complesso. Precedentemente per farlo bastava pagare una quota di iscrizione ogni cinque anni. Per effetto del decreto, oltre a pagare la quota, bisogna anche superare una prova in piscina simile a quella svolta in sede di esame. «Chi si sbatte così tanto per un lavoro così precario e pieno di responsabilità? È comprensibile che l’interesse sia sceso», dice Mario.

(ANSA/MICHELE NUCCI)

Il decreto ha complicato anche il lavoro di alcune associazioni che si occupano di rilasciare i brevetti. Le più grandi sono tre: SNS (Società Nazionale di Salvamento), FISA (Federazione Italiana Salvamento Acquatico) e FIN (Federazione Italiana Nuoto).

Raffaele Perrotta, presidente di FISA, dice che il provvedimento, nato con l’obiettivo di impedire la creazione di monopoli nella formazione dei bagnini, ha finito paradossalmente per generare una «disparità di trattamento tra gli operatori del settore».

Prevede infatti che l’organizzazione dei corsi e il rilascio dei brevetti siano subordinati alla presenza di almeno due tecnici SNaQ (Sistema Nazionale delle Qualifiche dei Tecnici Sportivi) di secondo livello, uno con il ruolo di docente e l’altro incaricato di svolgere gli esami.

Secondo Perrotta questa previsione avrebbe prodotto un «effetto distorsivo», favorendo di fatto la sola FIN, che oltre a rilasciare i brevetti gestisce anche la formazione necessaria per ottenere la qualifica SNaQ. Le associazioni che non hanno queste figure internamente devono chiamarle da fuori a costi elevatissimi, che si sommano alle spese per l’affitto delle piscine, le visite mediche e le attrezzature.

Le modifiche hanno ridotto moltissimo anche l’operatività delle “sezioni” della FISA (le articolazioni territoriali della federazione, quelle che organizzano i corsi), che oggi sono molto meno attive rispetto al passato. Perrotta ha detto al Post che dal 2024, l’anno di introduzione del decreto, il numero annuale di bagnini abilitati dalla FISA si è «più che dimezzato», così come i rinnovi. «Il risultato pratico è un crollo dell’offerta formativa. Se prima tutte le sezioni potevano organizzare i corsi, oggi quelle in grado di imbastirli sono più o meno un terzo», aggiunge.

Anche Fortunato Comparone, presidente della SNS, dice che il provvedimento ha ridotto moltissimo l’operatività dell’associazione. Su quasi 200 sezioni totali della SNS, attualmente quelle autorizzate a fare esami sono soltanto 51.

– Leggi anche: Nel Lazio c’è un sistema di sfruttamento dei bagnini

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