Negli Stati Uniti l’inflazione è calata molto, ma rimane alta: a giugno i prezzi sono saliti del 3,5% rispetto all’anno prima
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L’istituto di statistica degli Stati Uniti ha stimato che a giugno il livello generale dei prezzi è stato più alto del 3,5 per cento rispetto a giugno dell’anno scorso. Il dato segnala un consistente calo dell’inflazione, la misura della variazione dei prezzi, visto che a maggio i prezzi erano cresciuti del 4,2 per cento rispetto a un anno prima, il dato più alto da tre anni: era la conseguenza della guerra in Medio Oriente, che ha fatto aumentare i prezzi dell’energia e dei carburanti.
Ora che il prezzo del petrolio è sceso di nuovo a un livello vicino a quello di prima della guerra, anche l’inflazione è scesa. I prezzi dei prodotti energetici si sono ridotti in media del 5,7 per cento nel giro di un mese, dopo gli aumenti del 3,9 e del 3,8 registrati rispettivamente a maggio e ad aprile, sempre rispetto al mese precedente.
Il dato complessivo dell’inflazione – che poi è quello che conta per capire i cambiamenti del costo della vita – resta comunque più alto del 2 per cento, cioè la soglia che gli economisti raccomandano per un’economia sana: cioè un aumento dei prezzi non tanto alto da creare problemi di potere d’acquisto, ma neanche tanto basso da segnalare un’economia stagnante. Un’inflazione al 3,5 per cento porta a un impoverimento generale della popolazione ed è una pessima notizia per l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump, che è alle prese con una perdita di consensi per aver causato una guerra che ha fatto salire di nuovo il costo della vita, sebbene ora possa rivendicare una riduzione consistente.
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