Volkswagen ha raddoppiato la stima sul numero di posti di lavoro che intende eliminare nei prossimi anni, arrivando a circa 100mila

Una protesta dei lavoratori e delle lavoratrici di Zwickau, una delle fabbriche che rischia di chiudere, in Germania, 9 luglio 2026 (Jan Woitas/dpa via AP)
Una protesta dei lavoratori e delle lavoratrici di Zwickau, una delle fabbriche che rischia di chiudere, in Germania, 9 luglio 2026 (Jan Woitas/dpa via AP)

Il gruppo Volkswagen ha raddoppiato la stima sul numero di posti di lavoro che intende eliminare nei prossimi anni per far fronte alla grave crisi aziendale che affronta da tempo. Lunedì l’amministratore delegato Oliver Blume ha detto che saranno fino a 100mila, su un totale di circa 660mila dipendenti, e non 50mila come pronosticato a marzo, quando aveva indicato come scadenza dei licenziamenti il 2030.

Blume ha anche confermato che il gruppo sta valutando la chiusura di quattro sedi in Germania perché troppo onerose: quelle di Hanover, Neckarsulm, Zwickau e Emden, le ultime due dedicate all’elettrico. In questi giorni, in concomitanza con gli incontri del consiglio di amministrazione, in Germania ci sono state ampie proteste contro i licenziamenti.

Il gruppo Volkswagen è il più grande gruppo automobilistico europeo e possiede molti marchi, tra cui Audi, Porsche, Skoda, Seat, Lamborghini, Cupra e Bentley. Negli ultimi anni i suoi profitti si sono ridotti drasticamente: dai 22,6 miliardi di euro nel 2023 a 8,9 miliardi del 2025.

La sua crisi rientra in quella più ampia del settore tradizionale europeo, dovuta soprattutto alla forte competizione da parte delle aziende cinesi, alle difficoltà di riconvertirsi alla produzione di auto elettriche e ai dazi del 25 per cento imposti dal presidente statunitense Donald Trump sulle auto prodotte all’estero (che pesano soprattutto sui marchi di lusso). La settimana scorsa il gruppo aveva fatto sapere che avrebbe ridotto anche il numero di modelli che produce, sempre con l’obiettivo di ridurre i costi e tornare competitivo.

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