Cosa funziona contro le punture di zanzara
La cosa più importante è anche la più difficile: resistere al prurito i primi minuti
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Se dipendesse dalle zanzare, probabilmente non ci accorgeremmo mai delle loro punture. È infatti la reazione del nostro sistema immunitario a renderle spesso insopportabili e difficili da ignorare. I rimedi suggeriti per far passare il prurito sono pressoché infiniti, ma ci sono opinioni contrastanti su quali siano davvero efficaci. In compenso, su una cosa concordano quasi tutti: grattarsi è la cosa peggiore da fare.
Il sollievo che si ottiene grattando la puntura è quasi sempre temporaneo e innesca una serie di reazioni nella pelle che possono aumentare l’infiammazione, prolungando il prurito per ore e a volte giorni. Va a finire che ci si gratta più spesso in una sorta di circolo vizioso che alimenta e in molti casi amplifica il prurito. Le cose che funzionano sono principalmente il freddo e il caldo, e no, lasciate perdere la X impressa con l’unghia sulla puntura.
Quando una zanzara fora la pelle per prelevare un po’ di sangue, che le serve per avere le sostanze per nutrire le uova, introduce una piccola quantità della propria saliva. Al suo interno ci sono alcune particolari proteine che servono per ridurre la sensazione di dolore in modo che la preda non si accorga di essere punta, e per evitare che il sangue si coaguli mentre viene aspirato dalla zanzara.
In pochi istanti il sistema immunitario rileva la presenza di quelle proteine estranee e attiva alcune cellule di difesa, tra cui i mastociti, presenti nella pelle. Queste iniziano a rilasciare istamina, una sostanza che induce l’infiammazione e quindi un maggiore afflusso di sangue nella zona. Questo maggiore afflusso favorisce l’arrivo dei globuli bianchi che hanno il compito di affrontare le sostanze estranee. La reazione nel suo complesso porta alla formazione del classico pomfo rossastro e gonfio da puntura di zanzara.
L’istamina ha anche un effetto stimolante e irritante delle terminazioni nervose della pelle, che si attivano e inviano un segnale di prurito al cervello. La reazione istintiva è grattarsi, ma se lo si fa troppo energicamente si attivano i neuroni che percepiscono il dolore nella pelle, che a loro volta stimolano la produzione di sostanze che inducono i mastociti a reagire e a liberare altra istamina. Di conseguenza più ci si gratta più il pomfo prude.
Spesso una puntura di zanzara è fastidiosa per qualche decina di minuti dopo la puntura proprio per via dell’azione degli anticorpi e dell’istamina, poi tende a prudere sempre meno. Dopo un paio di giorni il prurito può ripresentarsi, questa volta per via dell’attivazione dei linfociti T (un altro tipo di cellule immunitarie) che hanno la funzione di distruggere quello che era rimasto nella zona della puntura. La loro azione porta a una nuova irritazione dei nervi e di conseguenza si ha di nuovo la sensazione di prurito.
Incuriosito dalle conseguenze del grattare le punture di zanzara, un gruppo di ricerca dell’Università di Pittsburgh (Stati Uniti) di recente ha condotto un esperimento su alcuni topi. Non potendo farli facilmente mordere dalle zanzare, il gruppo di ricerca ha usato sostanze irritanti sulle loro orecchie, in modo da provocare una fastidiosa eruzione cutanea. I topi si grattavano e questo comportava l’arrivo nella zona di cellule immunitarie che portavano a un aumento dell’infiammazione e del gonfiore.
Il gruppo di ricerca ha poi ripetuto l’esperimento applicando ad alcuni topi dei “collari elisabettiani”, come quelli a forma di tronco di cono che si usano per impedire ai cani di leccarsi. Non potendole grattare, le orecchie sono gonfiate meno ed è stata riscontrata una minore presenza locale di cellule immunitarie che causano l’infiammazione.
Il test ha portato nuovi elementi a studi realizzati in precedenza, che avevano già segnalato come grattarsi peggiori quasi sempre la situazione. Se si ignora il prurito causato da una zanzara «questo sarà andato via in una decina di minuti per la maggior parte delle persone, ma se inizi a grattarti, allora avrai un nuovo compagno per una settimana» ha detto uno degli autori della ricerca intervistato da Associated Press.
Molti dei classici rimedi fa-da-te contro le punture di zanzara funzionano proprio perché riducono la probabilità che ci si gratti nei primi minuti, cruciali per evitare di ritrovarsi con un pomfo fastidioso a lungo. Creme, oli e unguenti al mentolo, per esempio, attivano i recettori del freddo della pelle e ingannano l’interpretazione del segnale di prurito da parte del cervello. L’applicazione per qualche minuto di un cubetto di ghiaccio fa qualcosa di analogo, aggiungendo un blando effetto anestetico.
Da qualche tempo si trovano in vendita anche piccoli dispositivi tascabili che producono un forte calore localizzato, da applicare sulla puntura. Di solito raggiungono una temperatura tra i 50 e i 60 °C per qualche secondo, utile per sovraccaricare i recettori del calore sulla pelle, disinnescando anche in questo caso la sensazione di prurito. Per molte persone sono efficaci e risolutivi, anche se non è ancora chiaro se riescano a degradare parzialmente le proteine presenti nella saliva delle zanzare, portando a ulteriori benefici.
Alcune persone sono più sensibili di altre a quelle sostanze e hanno reazioni immunitarie più importanti e durature, contro cui non sono sufficienti i rimedi fai-da-te. Di solito ricorrono a trattamenti come creme a base di cortisone o di antistaminici, che riducono localmente la risposta immunitaria e di conseguenza il gonfiore e il prurito. Devono essere usati per pochi giorni e su consiglio di un medico o di un farmacista.
Un rimedio che sicuramente non funziona, nonostante in moltissimi credano ancora il contrario, è farsi una “X” sul pomfo affondandoci un’unghia prima in un senso e poi nell’altro. C’è la convinzione che il microtrauma inibisca il prurito, ma in realtà stimola ulteriormente l’infiammazione e se ne pagano le conseguenze nelle ore successive. È un gesto che può inoltre provocare una ferita della pelle e che rende più alto il rischio di un’infezione.
Alcol o ammoniaca applicati con un po’ di cotone danno un sollievo temporaneo, ma danneggiano la pelle e possono rendere più lunghi i tempi di scomparsa del pomfo, che prima o poi tornerà a prudere.



