È stato condannato in appello l’uomo che era stato assolto due volte dall’accusa di violenza sessuale per la reazione non tempestiva della vittima

L'esterno dell'aula del tribunale di Milano dove è stata pronunciata la sentenza (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)
L'esterno dell'aula del tribunale di Milano dove è stata pronunciata la sentenza (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)

Il sindacalista Raffaele Meola è stato condannato a un anno e 2 mesi nel secondo processo d’appello per l’accusa di violenza sessuale nei confronti di Barbara D’Astolto, una hostess che nel 2018 si era rivolta a lui per questioni di lavoro. Nelle sentenze dei primi due gradi di giudizio era stato riconosciuto che Meola aveva palpeggiato D’Astolto: in entrambi i casi però era stato assolto perché, secondo i giudici, in sostanza la donna aveva impiegato troppo tempo per opporsi agli abusi che stava subendo, circa 20-30 secondi. Le sentenze erano state molto discusse. In seguito la Corte di Cassazione aveva stabilito che la reazione della vittima non è un criterio rilevante per stabilire se ci sia stata una violenza sessuale o meno, e aveva ordinato un secondo processo di appello, quello che ora è arrivato alla sentenza.

Nelle precedenti sentenze si legge che, quando D’Astolto si era rivolta a Meola, lui l’aveva palpeggiata ripetutamente senza il suo consenso nel proprio ufficio, ma senza che la donna si opponesse immediatamente. Questo aveva portato i giudici dei primi due processi a ritenere che non ci fossero state violenze, minacce né abuso di autorità; che i comportamenti dell’uomo non fossero qualificabili come repentini o insidiosi, perché erano durati almeno 20 secondi; e che non fosse possibile pensare che la vittima si fosse sentita soggiogata fisicamente perché l’imputato era di corporatura normale.

La Cassazione aveva contestato interamente l’interpretazione della legge da parte dei giudici, ritenendo che non avessero applicato princìpi ormai consolidati nella giurisprudenza in materia di violenza sessuale, e che non avevano considerato che la sorpresa e lo stato di shock possono impedire una reazione immediata da parte di chi subisce una violenza. D’Astolto poi cambiò lavoro.