È stata approvata la riforma dei concorsi universitari proposta dal governo
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Martedì la Camera dei deputati ha approvato definitivamente il disegno di legge che modifica le modalità di accesso, valutazione e reclutamento dei ricercatori e dei docenti all’università. La legge era stata proposta dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini lo scorso anno ed era stata già approvata dal Senato a dicembre.
Secondo il governo questa legge dovrebbe ridurre l’eccesso di candidati abilitati e i casi di nepotismo. La proposta è stata però criticata da associazioni e movimenti universitari, da alcuni sindacati e da 144 società scientifiche che rappresentano migliaia di docenti universitari e ricercatori. Chi la critica sostiene che otterrà l’effetto contrario rispetto alle intenzioni, favorendo i poteri delle singole università e i concorsi su misura, cioè pensati per far vincere un certo candidato.
In generale, se i problemi che la riforma affronta sono riconosciuti da tutti, le soluzioni che propone non convincono molti, anche a causa di un testo giudicato troppo vago e poco trasparente, perché rimanda a un secondo momento questioni che andrebbero definite in modo chiaro fin da subito.
La principale soluzione inclusa nella riforma è la sostituzione dell’abilitazione scientifica nazionale (ASN) con un’autocertificazione. L’ASN viene assegnata da commissioni nazionali per ogni settore disciplinare e serve per partecipare ai concorsi per i singoli incarichi nelle varie università. L’obiettivo dell’abolizione dell’ASN, secondo il governo, sarebbe evitare la creazione di false aspettative nei candidati, come se l’abilitazione costituisse una sorta di diritto acquisito a ottenere l’incarico di professore.
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