La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che le atlete trans possono essere escluse dalle squadre scolastiche femminili

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che i singoli stati federati possono vietare alle atlete trans di gareggiare all’interno delle categorie femminili nelle competizioni sportive organizzate dalle scuole pubbliche. La questione era diventata un tema di grande dibattito negli Stati Uniti, e 27 stati su 50 avevano introdotto leggi in tal senso. La sentenza della Corte Suprema ha riconosciuto nello specifico la costituzionalità di quelle dell’Idaho e del West Virginia, ma permette che rimangano in vigore anche le altre.
La Corte si è espressa su due questioni distinte. Nel primo caso i giudici dovevano stabilire se quelle leggi violassero una legge federale sui diritti civili, che vieta la discriminazione nell’accesso all’istruzione «sulla base del sesso»: i 9 giudici della Corte hanno sostenuto in maniera unanime che non è così. Nel secondo caso i giudici dovevano stabilire se queste leggi violassero o meno la parte del 14esimo emendamento della Costituzione statunitense che dice che tutti i cittadini e le cittadine devono godere della stessa protezione offerta dalle leggi: su questo punto i sei giudici conservatori hanno espresso parere negativo, i tre progressisti parere positivo. Il presidente Donald Trump ha definito la sentenza una «grande vittoria».
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