L’esercito ugandese ha chiuso il più grande gruppo mediatico del paese
L'operazione è stata ordinata dal figlio del presidente Yoweri Museveni, che sembra essere ancora più autoritario del padre

Il capo dell’esercito dell’Uganda, Muhoozi Kainerugaba, ha ordinato la chiusura del più grande gruppo mediatico del paese: il Nation Media Group (NMG), che pubblica il giornale Daily Monitor, possiede le televisioni NTV e Spark TV ed è tra i più importanti di tutta l’Africa orientale (opera anche in Kenya, Tanzania e Rwanda). Domenica sera l’esercito ha circondato la sede del gruppo a Kampala, la capitale. Le trasmissioni televisive e radiofoniche sono state interrotte, così come la pubblicazione dei giornali del gruppo.
Kainerugaba è il figlio del presidente ugandese Yoweri Museveni. Museveni ha 81 anni e governa dal 1986: è un leader autoritario che attua una costante repressione del dissenso, e a gennaio è stato eletto per un settimo mandato in elezioni non democratiche. Kainerugaba ha rivendicato apertamente l’operazione contro il Nation Media Group: ha detto di essere stato autorizzato dal padre e di «non credere nella stampa libera».
In una serie di post sui social, Kainerugaba ha aggiunto che televisioni e giornali non riapriranno senza una sua autorizzazione e che tutti i mezzi di informazione d’ora in poi dovranno «seguire le regole». Ha anche minacciato nuove operazioni. Quella in corso contro NMG non è ancora terminata e l’edificio del gruppo è ancora circondato.
Kainerugaba è considerato il probabile erede di Museveni alla guida dell’Uganda.
L’attuale presidente prese il potere con un colpo di stato nel 1986. I suoi sostenitori dicono che nel corso dei decenni ha garantito all’Uganda stabilità, una discreta crescita economica e un contenimento della diffusione dell’AIDS (negli anni Ottanta e Novanta l’Uganda era uno dei paesi in cui la malattia era più diffusa, mentre negli ultimi decenni la sua diffusione è molto diminuita). Nel tempo però il suo governo è diventato sempre più autoritario e clientelare. Le elezioni, organizzate dal 1996, sono state spesso senza avversari credibili, o caratterizzate da brogli e da arresti per i rivali.

Yoweri Museveni in un’auto con vetri blindati nel maggio del 2026 (AP Photo/Hajarah Nalwadda)
In questi anni il principale oppositore di Museveni è stato l’ex musicista Robert Kyagulanyi Ssentamu, più noto con il nome d’arte Bobi Wine. A marzo Wine è stato costretto a lasciare l’Uganda dopo essere stato nascosto per mesi. Kainerugaba sui social aveva minacciato di decapitarlo e di «strappargli i testicoli».
Nel 2021 e nel 2023 Museveni, suo figlio e altri sette importanti funzionari ugandesi erano stati accusati di crimini contro l’umanità presso la Corte penale internazionale dell’Aia, nei Paesi Bassi. Diversi testimoni avevano raccontato di violenze, torture e altri crimini compiuti contro gli oppositori. Non è però mai stata aperta un’inchiesta ufficiale da parte della Procura della Corte.
Da tempo Kainerugaba sta mostrando anche più apertamente del padre le sue aspirazioni autoritarie. La chiusura di alcuni degli ultimi e più importanti media indipendenti ugandesi è un ulteriore passo verso una limitazione delle residue libertà democratiche. Dopo le ultime elezioni di gennaio e le contestazioni dei risultati, internet era stato sospeso in tutto il paese, 30 membri delle opposizioni erano stati uccisi e oltre 2.000 persone erano state arrestate.

Un membro della polizia locale di fronte a manifesti elettorali di Yoweri Museveni, a Kampala il 15 gennaio 2026 (AP Photo/Brian Inganga)
La scorsa settimana Erias Lukwago, avvocato di un altro leader dell’opposizione, Kizza Besigye, è stato arrestato per complicità in tradimento, mentre i leader di Agora, gruppo impegnato per la difesa dei diritti umani, sono stati messi sotto inchiesta per frode e riciclaggio di denaro.
Non è la prima volta che i media del gruppo NMG subiscono azioni simili. Nel 2013 la sede del giornale Daily Monitor venne occupata dalla polizia: poco prima aveva pubblicato un’inchiesta sul cosiddetto “Progetto Muhoozi”, cioè un piano del presidente per favorire la sua successione a favore del figlio. Muhoozi è il nome di Kainerugaba, traducibile come “Vendicatore”. Il giornale non uscì per 13 giorni. Nel 2007 le trasmissioni della televisione NTV furono sospese perché il governo le ritenne troppo critiche nei suoi confronti.



