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  • Lunedì 29 giugno 2026

Una sindaca giapponese ha osato chiedere il congedo di maternità 

È la prima a farlo e il dibattito che ha provocato ha reso evidente la diffusa ostilità nel paese verso le madri che lavorano

(AP Photo/Hiro Komae)
(AP Photo/Hiro Komae)
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Il mese scorso la 35enne Shoko Kawata, sindaca della città giapponese di Yawata, ha annunciato che andrà in maternità per quattro mesi per la nascita del suo primo figlio. Nella storia del Giappone è la prima volta che una sindaca prende questa decisione e la notizia ha provocato un dibattito in tutto il paese, che è tradizionalmente molto conservatore per quanto riguarda i ruoli di genere, e dove le sindache e le donne in politica sono ancora pochissime.

Tra le persone che hanno commentato la vicenda c’è chi ha accusato Kawata di voler anteporre il proprio interesse personale a quello pubblico. Altri invece hanno approvato la sua decisione, considerandola un importante passo avanti per i diritti delle donne giapponesi e verso un maggiore accesso a ruoli istituzionali e politici. Kawata ha motivato la propria decisione anche politicamente, dicendo che «il sistema può essere cambiato».

Kawata era diventata sindaca di Yawata, una città con 68mila abitanti appena fuori Kyoto, nel 2023, già allora battendo alcuni record: è infatti la prima sindaca della città, e la più giovane mai eletta in Giappone, a 33 anni. Aveva vinto come candidata indipendente, sostenuta da una coalizione di partiti liberali e di centro-destra.

Kawata ha annunciato di voler andare in maternità a maggio, nella stessa occasione in cui ha reso nota la sua gravidanza: ha detto di voler prendere 16 settimane in totale, otto prima del parto, previsto per metà settembre, e otto dopo. È un congedo di maternità più lungo di quello previsto per legge in Giappone, che è di 14 settimane nel caso di un figlio singolo (di più nel caso di una gravidanza gemellare).

Shoko Kawata in un video pubblicato sul canale YouTube Rising Sun TV

In Giappone il congedo di maternità è regolamentato solo per i lavoratori dipendenti e non per chi ha una carica elettiva. Essendo la prima sindaca a prendere un congedo di maternità, Kawata ha dovuto predisporre un piano senza precedenti, che prevede che durante i quattro mesi di assenza affidi a un suo vice la gran parte della gestione quotidiana del lavoro, continuando però a essere coinvolta nelle decisioni più importanti. Il piano ha previsto modifiche anche al suo stipendio, che però non sono state rese note.

Secondo dati aggiornati all’anno scorso, meno del 5 per cento degli oltre 1.700 sindaci del Giappone è costituito da donne. All’interno del paese è inoltre diffuso un atteggiamento di marginalizzazione e mobbing sul lavoro delle donne che vogliono figli, che sono incinte o che hanno figli piccoli (in inglese si parla di matahara, da maternity e harassment, molestie). Moltissime lavoratrici giapponesi vivono come un problema la richiesta di prendere il congedo di maternità.

Questa diffusa ostilità per le lavoratrici che si assentano per maternità è diventata palese dopo l’annuncio di Kawata. La sua decisione è stata infatti accolta positivamente da buona parte della cittadinanza di Yawata, ma a livello nazionale ne è scaturito un dibattito dai toni anche molto aspri, inizialmente su internet e poi anche in sedi più istituzionali.

Il commento più duro è stato quello di Toshio Tamogami, ex militare e ora politico di estrema destra giapponese, che su X ha detto di provare «un forte senso di disagio» di fronte a una persona che ha un incarico pubblico «e si prende una vacanza così lunga». Contattato successivamente per un’intervista, Tamogami ha detto di ritenere che le donne che hanno in programma di avere figli e andare in maternità dovrebbero evitare di candidarsi per incarichi pubblici.

Altre persone – donne con ruoli politici, ma anche studiosi e attivisti e attiviste – hanno non solo difeso, ma celebrato la decisione di Kawata come un importante passo avanti per la società giapponese. Tra le altre cose sono stati citati il drastico calo delle nascite e il fatto che permettere alle donne maggiori opportunità per conciliare la vita familiare con il lavoro sia tra i provvedimenti più importanti per contrastarlo. Nel 2025 in Giappone sono nati circa 705mila bambini, il numero più basso da quando si è iniziato a registrare questo dato alla fine dell’Ottocento.

In generale le discussioni sulla decisione di Kawata hanno portato nuova attenzione sulla scarsa parità di genere in Giappone. A ottobre del 2025 è stata eletta come prima ministra Sanae Takaichi, la prima donna a ricoprire questo incarico nella storia del Giappone, che ha però posizioni molto conservatrici e guida un governo composto per la stragrande maggioranza da uomini.