Il sospettato del triplice omicidio di Roma non è ancora stato trovato

È bangladese come la famiglia che avrebbe tentato di sterminare, ha 43 anni e si chiama Shahadat Hossain

Polizia di fronte alla palazzina in cui sono stati compiuti gli omicidi (Valentina Stefanelli/Lapresse)
Polizia di fronte alla palazzina in cui sono stati compiuti gli omicidi (Valentina Stefanelli/Lapresse)
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A Roma e dintorni si sta cercando Shahadat Hossain, il 43enne bangladese sospettato dell’omicidio di tre persone della stessa famiglia nella periferia ovest della città. Le vittime sono due coniugi di 40 e 38 anni, anche loro bangladesi, e la figlia di 8. Per trovare Hossain sono stati messi posti di blocco in vari punti della città, e controlli agli aeroporti, stazioni ferroviarie e caselli autostradali.

Nell’appartamento della famiglia è stata sequestrata una mannaia, e sono state trovate tracce di sangue sui muri e impronte di piedi sporchi di sangue sulle scale della palazzina.

Gli omicidi sono avvenuti venerdì sera in un appartamento di via Montiglio, nel quartiere Casalotti. I due coniugi uccisi si chiamano Kamal Uddin e Jahan Hosne Momotaj, la loro figlia Arowa. È stato aggredito anche il figlio di 20 anni, Amir Hossain Ayan, ma è sopravvissuto. È gravemente ferito ed è stato ricoverato al policlinico Gemelli, dove è stato operato alla testa.

Di Shahadat Hossain si sa che era arrivato in Italia sette mesi fa dal Regno Unito, che viveva e lavorava a Roma e che era residente a Frosinone: su richiesta della procura, la polizia ha diffuso una sua fotografia per facilitarne le ricerche. Da quando è stata diffusa, sono arrivate oltre cinquanta segnalazioni al numero messo a disposizione della polizia, tutte poi rivelatesi false.

La foto di Shahadat Hossain diffusa dalla polizia (ANSA/US POLIZIA)

Hossain conosceva la famiglia: provenivano dalla stessa zona del Bangladesh e secondo diverse testimonianze si frequentavano. Una delle ipotesi, basata su queste testimonianze e ancora da accertare, è che gli omicidi fossero motivati da un interesse di Hossain nei confronti della donna, non corrisposto.

Il titolare di un bar della zona ha detto al Corriere della Sera che Hossain avrebbe pedinato «in maniera ossessiva» Momotaj, la donna uccisa, e la bambina, che andavano spesso in quel bar a mangiare il gelato; sempre al Corriere della Sera Mamoud Mamoud, membro di un’associazione di bangladesi a Roma, ha detto che Uddin, il marito della donna, avrebbe chiesto alla stessa associazione di allontanare Hossain dalla loro abitazione e di essere preoccupato dal suo comportamento; uno dei coinquilini di Hossain ha raccontato di averlo visto diverse volte per strada con la donna, per esempio ad aiutarla a portare le buste della spesa; un fruttivendolo del quartiere che lo conosceva, anche lui bangladese, lo ha descritto come «un uomo cattivo e anche violento con le donne».

Le foto dell’appartamento e delle persone che ci vivevano e sono state uccise (ANSA)

Secondo chi sta indagando sugli omicidi, Hossain sarebbe uscito dal suo appartamento in via Clodio, una parallela di via Montiglio, e sarebbe andato a casa della famiglia. Avrebbe ucciso prima la donna e la figlia. L’uomo non era a casa, sarebbe stato ucciso in un secondo momento, una volta tornato. È stata trovata anche una maglietta sporca di sangue nel parcheggio, poi sequestrata.

Una donna che abita nella palazzina ha raccontato di aver visto Hossain sotto casa, la sera degli omicidi, e poi il figlio della famiglia che perdeva sangue dalla testa; l’ultima cella telefonica a cui si è agganciata l’utenza di Hossain (cioè l’area in cui sono stati emessi gli ultimi segnali dal suo telefono) è sempre nella zona Casalotti.

Le ricerche si stanno concentrando sulle registrazioni di varie telecamere di sorveglianza e soprattutto sui luoghi frequentati da Hossain: il quartiere Casalotti, quindi, ma anche Frosinone, il resto della città e le campagne circostanti, anche per mezzo di droni e di cani addestrati alla ricerca di persone. Una decina di appartamenti sono stati perquisiti: la polizia sta cercando persone che potrebbero aver dato protezione a Hossain, magari attraverso documenti falsi o carte SIM intestate a prestanome.