Nella Lega c’è chi invita a non fare «demagogia spicciola» sui migranti
Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha commentato così la retorica di Vannacci, che però è la stessa usata dalla Lega in passato

In un’intervista al Corriere della Sera Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, ha parlato del futuro del suo partito, la Lega: un partito in calo di consensi, sempre più marginale nel governo, e con un leader, Matteo Salvini, indebolito e pressoché incapace di controllare il suo stesso movimento. Valditara ha poi parlato di Futuro Nazionale, il partito fondato dall’europarlamentare Roberto Vannacci che sta invece aumentando il proprio seguito attirando diversi esponenti di altri partiti di destra, proprio della Lega e di Fratelli d’Italia.
Valditara ha detto che «i cittadini devono essere rispettati, non presi in giro; servono fatti e non chiacchiere». E facendo riferimento alla “remigrazione”, all’idea sostenuta da Vannacci di espellere con la forza dal paese tutte le persone straniere la cui presenza è ritenuta problematica, ha aggiunto:
Chi le spara grosse fa demagogia spicciola e prende in giro gli elettori per esempio dicendo che i problemi dell’immigrazione e della sicurezza si risolvono con misure roboanti ed estreme. Spesso nemmeno compatibili con la Costituzione e i trattati che vincolano l’Italia. È una politica che a noi della Lega non interessa.
E però Vannacci sta riproponendo temi e toni utilizzati già in passato proprio dalla Lega, ma anche da Fratelli d’Italia, sul tema dei migranti e della sicurezza. Basti pensare all’ex sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini e ai suoi «bazooka contro i barconi», ma anche allo stesso Salvini che nel 2015 teorizzava: «Affondare nei porti libici i barconi che poi trasporteranno gli immigrati significa fare un atto di guerra? Allora partiamo con l’atto di guerra».
Un po’ tutti, a destra, si stanno interrogando sull’atteggiamento da tenere con Futuro Nazionale. C’è una parte della maggioranza, soprattutto Forza Italia, che ritiene deleteria la vicinanza con Vannacci e auspica un allargamento verso il centro per attirare l’elettorato moderato. Ma c’è chi invece ritiene sia più conveniente includere i movimenti più estremi proprio per recuperare quella retorica che si è infiacchita stando al governo.
Durante l’ultimo Consiglio federale della Lega, per esempio, l’europarlamentare toscana Susanna Ceccardi ha detto che Vannacci «dice quello che noi non possiamo dire». Lo stesso Vannacci fa leva su questo, dicendo che è proprio perché un pezzo di destra vuole andare verso il centro, o addirittura verso il centrosinistra, che Futuro Nazionale ha senso di esistere: «Noi facciamo la destra che la destra non vuole più fare». Vannacci non perde infatti occasione per denunciare come il governo Meloni abbia rinnegato certe battaglie identitarie della destra, o tenga un approccio troppo tiepido sulla sicurezza, troppo accomodante con l’Unione Europea, troppo subalterno alla NATO sul riarmo, troppo incline ad assecondare le richieste dell’Ucraina di Volodymyr Zelensky.
In queste settimane, in effetti, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è sembrata preoccupata di “coprirsi a destra”, e cioè di assecondare gli umori e le pulsioni di un elettorato più radicale, assumendo toni polemici contro la Commissione Europea sulla crisi energetica oppure omaggiando Giorgio Almirante, storico leader della destra postfascista italiana da cui discende anche Fratelli d’Italia. E si spiega così anche la decisione di approvare, a inizio giugno, l’ennesimo decreto sicurezza, dopo quello entrato definitivamente in vigore poco più di un mese prima.


