In Venezuela ci sono stati due terremoti violenti
Di magnitudo 7.2 e 7.5, hanno provocato più di 30 morti e danni estesi in diverse zone del paese, ancora difficili da quantificare

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Attorno alle 18 di mercoledì, quando in Italia era passata da poco la mezzanotte, ci sono stati due terremoti ravvicinati di magnitudo 7.2 e 7.5 in Venezuela: le scosse sono state molto potenti e hanno fatto crollare numerosi edifici, provocando ampi danni, ancora difficili da quantificare. La presidente Delcy Rodríguez ha detto che 32 persone sono morte e che ci sono oltre 700 feriti, ma i numeri probabilmente cresceranno man mano che proseguono le operazioni di ricerca e soccorso.
Rodríguez ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale. Ha detto di aver sospeso l’erogazione del gas per evitare perdite che possano causare esplosioni e che le scuole rimarranno chiuse fino alla fine della settimana. In diverse zone sono state interrotte anche le forniture di acqua per i danni causati dal terremoto, e nella capitale Caracas ci sono blackout localizzati. Sono stati sospesi treni e metropolitane ed è stato chiuso l’aeroporto Simón Bolívar, che ha subito grossi danni.
L’epicentro del primo terremoto, quello di magnitudo 7.2, è stato vicino a Morón, una città costiera circa 170 chilometri a ovest di Caracas, e il suo ipocentro a una profondità di 22 chilometri. Un minuto dopo c’è stato un terremoto ancora più violento, di magnitudo 7.5, pochi chilometri a sudovest, con ipocentro a 16 chilometri di profondità.
I terremoti si sono sentiti anche in altre zone del Sudamerica, tanto che alcuni edifici sono stati evacuati anche in centri abitati che si trovano nel nord del Brasile, 1.700 chilometri a sud di Caracas. In Venezuela migliaia di persone sono uscite in strada, e i soccorritori stanno cercando tra le macerie degli edifici crollati per trovare i dispersi. La zona con più danni è quella attorno alla città di La Guaira, sulla costa a nord di Caracas.
Il presidente statunitense Donald Trump ha rapidamente scritto un post su Truth in cui dice di aver ordinato a «tutte le agenzie governative di prepararsi e muoversi in fretta» per aiutare «il nostro nuovo e grande amico». Il governo di Rodríguez è quello che si è insediato in Venezuela dopo che gli Stati Uniti hanno catturato il presidente e dittatore Nicolás Maduro a gennaio di quest’anno, con lo scopo di destituirlo e instaurare un presidente più favorevole.
Da allora le esportazioni di petrolio e altri prodotti sono aumentate e l’economia è lievemente migliorata, ma il Venezuela resta un paese con un’inflazione fuori controllo e livelli di povertà molto alti. Le infrastrutture sono fatiscenti e il sistema sanitario ha poche risorse e personale ridotto dalle emigrazioni di massa degli ultimi anni. Anche per questo gli aiuti dall’estero sono particolarmente necessari.
I governi di Ecuador, Uruguay, Brasile, Repubblica Dominicana, El Salvador, Cile, Argentina, Bolivia e Panama hanno inviato le proprie squadre specializzate in soccorsi o hanno detto di essere disposti a collaborare. Nel suo discorso Rodríguez ha ringraziato in modo esplicito Trump per l’appoggio e ha detto che nelle prossime ore dovrebbero arrivare aiuti anche da Messico e Qatar. Tra i primi governi europei a offrire aiuti c’è stata la Spagna, molto al Venezuela per ragioni storiche e politiche.
È intervenuta per ringraziare anche María Corina Machado, la leader dell’opposizione venezuelana premio Nobel per la Pace. Machado rappresentava l’opposizione che di fatto aveva vinto le elezioni del 2024 in Venezuela, in cui però fu rieletto Maduro con brogli conclamati. Da allora Machado si trova in esilio, e nonostante un’iniziale vicinanza tra lei e Trump dopo la rimozione di Maduro il presidente degli Stati Uniti aveva deciso di instaurare Rodríguez al posto suo. Machado, che ha espresso l’intenzione di tornare in Venezuela e negli ultimi mesi ha provato a tornare nelle grazie di Trump.











