Ma perché i candidati allo Strega erano tutti su un pulmino?
Una polemica che ha coinvolto lo scrittore Michele Mari per un commento su Michela Murgia è legata all'intenso tour a cui i candidati sono tenuti a partecipare

Da qualche giorno il Premio Strega, il più rilevante premio letterario italiano, è al centro di una polemica cominciata venerdì scorso con la pubblicazione di un articolo di Repubblica e poi molto ripresa e commentata sui giornali e sui social nel weekend. L’articolo riportava il contenuto di una discussione avvenuta a bordo di un pulmino su cui stavano viaggiando alcuni finalisti del premio, durante un viaggio verso la Puglia per una tappa del tour promozionale dello Strega.
L’articolo di Raffaella De Santis sosteneva che lo scrittore finalista Michele Mari avesse fatto un’associazione tra l’aspetto fisico e l’intransigenza di Michela Murgia, la scrittrice e intellettuale morta nel 2023. Dopo la ricostruzione di Repubblica ne sono arrivate altre che hanno dato versioni simili. In particolare il Corriere della Sera, citando «alcuni passeggeri presenti», ha attribuito a Mari i commenti: «Michela Murgia era intransigente e violenta, perché era brutta. E sfogava così la sua rabbia» e «con i suoi atteggiamenti aggressivi faceva pagare agli altri la sua bruttezza». Queste uscite avrebbero provocato una reazione molto contrariata della scrittrice Teresa Ciabatti, altra finalista in viaggio con Mari e altri due, Matteo Nucci ed Elena Rui.
Mari ha 70 anni, è uno dei più originali e stimati scrittori italiani in attività, ed è in concorso allo Strega con il romanzo I convitati di pietra, pubblicato da Einaudi, fino a pochi giorni fa considerato il favorito alla vittoria perché aveva ricevuto il maggior numero di voti nel passaggio dai dodici candidati ai sei finalisti (di solito sono cinque). Mari ha negato di avere parlato dell’aspetto fisico di Murgia e ha detto di essersi poi chiarito e scusato con Ciabatti, a lungo amica di Murgia e in concorso con il romanzo Donnaregina. «Non volevo certo offendere Michela Murgia, ma soltanto rievocare (peraltro in un contesto privato) un lontano episodio di reciproca incomprensione», ha scritto Mari.
Ma che tra i candidati fosse successo qualcosa di sgradevole e pesante è stato ipotizzato anche da chi aveva osservato le loro facce e i loro comportamenti all’incontro a cui aveva partecipato quella sera, e nei giorni successivi la polemica sulle parole attribuite a Mari si è gonfiata coinvolgendo molti editorialisti e opinionisti che l’hanno commentata sui giornali. Abbastanza da indurre la Fondazione Bellonci, che organizza lo Strega, a chiarire che il premio è «una competizione tra opere», e che l’esclusione di un autore non è consentita dal regolamento.
Quella in corso è l’80esima edizione dello Strega, la cui cerimonia di premiazione si terrà eccezionalmente al Campidoglio a Roma: in generale ci sono più attenzioni del solito sul premio, che hanno reso particolarmente imbarazzante e seguita la polemica.
A margine delle accuse a Mari e delle sue difese, tra molte persone che hanno poca familiarità con le convenzioni e le prassi del premio Strega è emersa anche una certa curiosità per la circostanza della discussione tra i due candidati: un viaggio insieme a bordo di un minivan diretto verso una libreria a Bisceglie, vicino a Trani.
Era infatti l’undicesima tappa delle venti circa del tour promozionale a cui partecipano i finalisti del premio, salvo impedimenti eccezionali (a Bisceglie ne mancavano due su sei: Alcide Pierantozzi e Bianca Pitzorno). È piuttosto impegnativo, e il numero di tappe è aumentato nel corso degli anni. Alcuni commentatori hanno anche ipotizzato che questa forma di convivenza accresca inevitabilmente il rischio di possibili contrasti, dovendo i finalisti trascorrere settimane insieme in viaggio.
Gli scrittori in gara allo Strega accettano di partecipare al tour quando acconsentono alla candidatura al Premio. Lo fanno gratuitamente, con l’incentivo di fare pubblicità al proprio libro di fronte a un vasto pubblico, non tanto con il tour in sé ma grazie alla promozione che la Fondazione mette in piedi per il Premio. Per gli autori e le autrici è un impegno a cui è comunque difficile mantenere interamente fede, soprattutto se per lavoro fanno altro e devono magari chiedere un periodo di aspettativa. A veder davvero ripagato l’impegno è chi alla fine vince lo Strega, visto che di solito è una garanzia di decine di migliaia di copie vendute. Gli incontri si tengono in librerie, circoli, spazi culturali ed enti, che normalmente per ospitarli corrispondono un contributo alla Fondazione.
A rendere ancora più difficile l’organizzazione del tour e più complicata la partecipazione di tutti possono contribuire anche fattori eccezionali. Quest’anno, per esempio, Alcide Pierantozzi è candidato con il libro Lo sbilico sia allo Strega che al premio Campiello, e anche il Campiello prevede un tour con i finalisti, che si svolge nello stesso periodo. Questa concomitanza costringe quindi Pierantozzi a dividersi tra l’uno e l’altro. Oltre a Mari, Ciabatti e Pierantozzi, gli altri candidati sono Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore, Bianca Pitzorno con La sonnambula ed Elena Rui con Vedove di Camus.
Nel 2026 il tour dello Strega è cominciato il 5 giugno: prevede una ventina di tappe in Italia, da Nord a Sud (Firenze, Rimini, Modena, Parma, Torino, Quartu Sant’Elena, Palermo, Jesolo, Lodi, Salerno, Bisceglie, Campobasso, Francavilla al Mare, San Benedetto del Tronto, Selvazzano Dentro, Milano, Saint Vincent, Verbania), più un incontro a Città del Messico, tra il 1° e il 4 luglio, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura. Sono previsti altri incontri con il pubblico anche dopo la proclamazione, ma riguardano solo il vincitore o la vincitrice. Il tour dello Strega è una delle varie iniziative attraverso cui negli ultimi anni la Fondazione ha ampliato la promozione delle proprie attività, istituendo anche altri premi per la saggistica, per la poesia e per ragazze e ragazzi.
Mari ha pubblicato una ventina di romanzi, affermandosi a partire dagli anni Novanta come un autore “alto” per il suo uso estremamente consapevole, colto e ricercato della lingua e delle forme narrative. Fino al 2020 era stato professore ordinario di letteratura italiana all’Università statale di Milano, ma oltre che italianista esperto in particolare della letteratura del Settecento e dell’Ottocento è anche un grande impallinato di fumetti e cinema di genere (fantascienza, horror, western). La commistione tra l’erudizione accademica e la trasversalità pop dei suoi riferimenti è uno degli elementi più distintivi dei suoi libri, che spesso non sono particolarmente semplici alla lettura.
I convitati di pietra fa eccezione, essendo uno dei romanzi di Mari più accessibili. Parla di una classe di liceo diplomata nel 1974 che organizza una lotteria privata: a ogni cena di classe annuale ogni compagno versa una somma di denaro in un fondo comune fino a che gli ultimi tre rimasti in vita non si spartiranno l’intera cifra raccolta. Dall’iniziale progetto goliardico, relativamente innocente, seguiranno omicidi e vendette varie.



