Quelli a cui non piace l’accordo di Trump con l’Iran
Cioè praticamente tutti, a parte Trump e l'Iran

È ormai risaputo che Israele ritiene l’accordo preliminare degli Stati Uniti con l’Iran un disastro per la propria sicurezza e un tradimento da parte dell’amministrazione di Donald Trump. Ma il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non è da solo, questa volta. Per ragioni diverse l’accordo non piace davvero a nessuno, con l’eccezione del regime iraniano e di Donald Trump, che pubblicamente lo sta difendendo a spada tratta.
Non piace ai paesi arabi del golfo Persico, che lo vedono come il minore dei mali. L’accordo dovrebbe porre fine ai bombardamenti sui loro territori e riaprire lo stretto di Hormuz, e alcuni paesi – in particolare il Qatar – hanno anche contribuito ai negoziati. Ma al tempo stesso l’accordo rafforza l’Iran, un nemico storico di molti stati della regione, e rischia di formalizzare il suo ruolo di controllo dello stretto di Hormuz, una via commerciale fondamentale che prima della guerra era completamente libera.
Inoltre per i paesi arabi del Golfo l’accordo è anche la prova della loro marginalità diplomatica: pur avendo il potenziale di cambiare tutti gli equilibri politici ed economici della regione, è stato negoziato esclusivamente da Stati Uniti e Iran, con i paesi del Golfo relegati a ruoli minori. Di fatto il destino della regione è stato deciso da altri.
L’accordo poi non piace a quasi nessuno nemmeno in Libano, a parte la milizia Hezbollah che è alleata dell’Iran. Anche in questo caso: c’è sollievo per il fatto che l’accordo preveda la fine dei combattimenti su tutti i fronti compreso il Libano, cosa che dovrebbe fermare i bombardamenti di Israele (se il governo israeliano deciderà di rispettare l’accordo: venerdì è stato concordato un nuovo cessate il fuoco, ma è il più recente di molti mai davvero rispettati). Al tempo stesso un accordo che lascia il regime iraniano rafforzato implica che l’influenza dell’Iran sul Libano rimarrà invariata o diventerà maggiore.
Secondo i precedenti cessate il fuoco, il governo libanese dovrebbe impegnarsi a disarmare Hezbollah, e negli ultimi mesi ci aveva provato anche con qualche risultato. Ma dopo l’accordo è probabile che Hezbollah recupererà pienamente l’appoggio politico e militare dell’Iran. Potrebbero anche arrivare nuovi sostegni economici, visto che l’accordo concede all’Iran centinaia di miliardi di dollari di fondi per la ricostruzione, che il regime potrebbe girare in parte al suo alleato in Libano.

Donald Trump scende dall’Air Force One, 17 giugno 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)
I leader europei hanno mantenuto una postura cauta nei confronti dell’accordo, ma nessuno l’ha definito un successo. Alcuni di loro hanno proposto di inviare mezzi per contribuire alla riapertura dello stretto di Hormuz, ma in generale tutti vedono il rischio che l’accordo si blocchi e che l’Europa sia lasciata da sola a gestire le conseguenze: «Gli europei hanno molta esperienza di negoziati con l’Iran. Sanno quanto possono essere difficili. Sanno quanto sono astuti gli iraniani nell’approfittare di ogni opportunità. E immagino non vogliano essere lasciati con il cerino in mano», ha detto a Politico l’analista Suzanne Maloney.
Infine, l’accordo non piace nemmeno negli Stati Uniti. Non piace ovviamente ai Democratici, che lo ritengono un fallimento. Susan Rice, che è stata consigliera per la politica estera sia di Barack Obama sia di Joe Biden, lo ha definito «il più grande errore di politica estera da decenni».
Ma anche molti politici Repubblicani sono scettici. Tra gli altri Roger Wicker, presidente della Commissione parlamentare sulle forze armate del Senato, ha detto che il fondo per la ricostruzione concesso all’Iran «farà sembrare una miseria i soldi concessi dall’accordo di Obama del 2015». Il senatore Ted Cruz ha detto che il presidente Trump «ha ricevuto pessimi consigli per quanto riguarda l’accordo».
Anche vari commentatori e personalità mediatiche del mondo MAGA (“Make America Great Again”, lo slogan che identifica il movimento politico di Trump) hanno criticato l’accordo. Ben Shapiro, noto polemista e podcaster, ha detto che è un «disastro che non raggiunge nessuno degli obiettivi che l’amministrazione si era data all’inizio». Mark Levin, un commentatore di Fox News, ha definito l’accordo «irresponsabile».
Trump ha risposto rabbiosamente alle critiche sul suo social Truth: «Questi sciocchi che pensano che non sia stato abbastanza duro con l’Iran, mentre i mercati sono a LIVELLI RECORD e i prezzi del petrolio stanno crollando, sono invidiosi, cattive persone, oppure stupidi».



