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  • Venerdì 19 giugno 2026

Le donne giapponesi vorrebbero che gli uomini pulissero anche a casa, non solo ai Mondiali

I tifosi che raccolgono l'immondizia negli stadi sono stati accusati di ipocrisia, visto che in Giappone le faccende domestiche sono ancora un onere femminile

Un tifoso del Giappone pulisce gli spalti dopo la partita contro la Germania ai Mondiali in Qatar, 23 novembre 2022 (Alex Grimm/Getty)
Un tifoso del Giappone pulisce gli spalti dopo la partita contro la Germania ai Mondiali in Qatar, 23 novembre 2022 (Alex Grimm/Getty)
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Il 14 giugno, dopo la partita d’esordio della loro nazionale ai Mondiali pareggiata 2 a 2, diversi tifosi del Giappone sono stati fotografati mentre pulivano gli spalti prima di lasciare il Dallas Stadium. Non è la prima volta che succede: i giapponesi sono noti per la loro abitudine di raccogliere l’immondizia sugli spazi utilizzati dopo concerti, eventi sportivi o altre grandi manifestazioni.

Questa volta però è andata diversamente: dopo la partita contro l’Olanda è diventato virale un post che invitava gli uomini giapponesi a impegnarsi altrettanto nelle faccende domestiche, che al contrario vengono delegate spesso e volentieri alle donne.

Mostra un’illustrazione divisa in due: a destra compare un tifoso sorridente sugli spalti, con un sacchetto della spazzatura in mano; e in alto a sinistra lo stesso tifoso è stravaccato sul divano, mentre la moglie lava i piatti. Al centro campeggia lo slogan «Please do it at home» (Fatelo a casa vostra), un chiaro riferimento ai celebri cartelli della metropolitana di Tokyo che suggeriscono l’etichetta da tenere sui mezzi pubblici.

Il post è stato condiviso migliaia di volte, spesso con toni che ironizzavano sull’ipocrisia di molti uomini giapponesi. «Probabilmente tra le persone che raccolgono la spazzatura c’è un uomo che ha un figlio piccolo a casa e ha lasciato che la moglie si occupi di lui per venire a vedere i Mondiali», ha scritto per esempio un utente. 

I giapponesi sono famosi in tutto il mondo per il loro senso civico e del dovere, e i video che li mostrano ripulire gli stadi erano già circolati in tutto il mondo durante i Mondiali in Qatar e in Russia: sono un genere di grande successo anche in Italia, un po’ per esotismo e un po’ per sincera ammirazione. Ma quella giapponese non è solo una società generalmente civile e rispettosa degli spazi pubblici: la sua componente patriarcale è ancora molto pronunciata.

Secondo i dati pubblicati nel 2021 dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), le donne giapponesi dedicano in media più di tre ore al giorno ai lavori domestici, alla spesa e alla cura dei figli, più di quattro volte rispetto agli uomini (47 minuti): è uno dei divari più alti tra i paesi membri.

Nello stesso anno un’indagine commissionata dal governo ha rilevato che, nelle famiglie con due redditi e figli di età inferiore ai sei anni, le donne dedicano più di sette ore al giorno alle faccende domestiche, mentre gli uomini meno di due ore. Le donne hanno quindi meno ore per lavorare, il che non permette loro di progredire nella carriera, mentre per gli uomini è socialmente accettato lavorare per molte ore, anche a discapito alcune volte della propria salute.

Secondo un rapporto del World Economic Forum del 2021 sul divario di genere, il Giappone è 120esimo su 156 paesi, ed è quello messo peggio fra i paesi sviluppati.

Dietro a queste disuguaglianze ci sono varie ragioni culturali e sociali. Dopo la Seconda guerra mondiale fu molto incoraggiata la figura del marito lavoratore, che dedica la sua vita all’azienda, e quella della moglie casalinga. Ciò ha portato la società giapponese a considerare molto più a lungo che altrove i lavori domestici e il crescere i figli la principale responsabilità per le donne, e ad adeguare in ritardo questi aspetti ai suoi maggiori progressi in altri campi.

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