L’azienda di moda Sunnei è in liquidazione
Considerata fino a pochi anni fa tra le più originali e interessanti in Italia, da tempo si sapeva che era in crisi

Il marchio di moda milanese Sunnei è stato messo in liquidazione giudiziale dal tribunale di Milano. Nella sentenza, i giudici scrivono che l’azienda aveva debiti verso i fornitori per circa 1,3 milioni di euro, superiori alle soglie previste dal Codice della crisi d’impresa. Secondo il tribunale, dai bilanci e dalla documentazione contabile emerge che l’azienda non era più in grado di accedere a finanziamenti o a risorse proprie sufficienti per far fronte ai debiti.
Il marchio aveva attirato molta attenzione nel mondo della moda a livello internazionale negli ultimi anni ma questo non si era tradotto in un’effettiva salute finanziaria. Non si sa cosa succederà dopo la liquidazione: attualmente il sito dell’azienda è solo una pagina bianca con uno spazio per inserire una password e la frase «Stiamo lavorando su qualcosa di nuovo. Ci vediamo tra un paio d’ore».
La notizia della liquidazione di Sunnei non ha suscitato particolare stupore nel mondo della moda: alla fine dello scorso settembre, a undici anni dalla sua nascita, i due fondatori, Simone Rizzo e Loris Messina, avevano lasciato la direzione creativa in modo abbastanza plateale. La loro ultima sfilata era stata infatti organizzata in collaborazione con la casa d’aste Christie’s, e durante l’evento il marchio era stato simbolicamente messo all’asta, mentre le modelle fingevano di prendere offerte al telefono. Dopo la fuoriuscita dei due fondatori, Sunnei non aveva più organizzato sfilate ma aveva solo lanciato delle piccole collezioni di prodotti.
Tra le varie avvisaglie della crisi c’era il fatto che negli ultimi mesi diversi dipendenti avevano lasciato l’azienda, mentre nei giorni scorsi diversi giornali avevano scritto che Rizzo e Messina sarebbero tra i candidati a prendere il posto di Adrian Appiolaza come direttori creativi nell’azienda Moschino.
Sunnei era rimasta indipendente fino al 2020, quando il fondo Vanguards (che possiede anche il marchio di moda ungherese Nanushka) ne aveva acquisito la maggioranza con un investimento da sei milioni di euro. Era un’azienda che puntava soprattutto sui negozi online, ma negli ultimi anni aveva lanciato alcune iniziative anche in spazi fisici, come il Sunnei Cafè, aperto all’interno della sede del marchio.
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Anche se negli ultimi mesi la crisi dell’azienda era diventata evidente a chi lavora nel settore, fino a pochi anni fa Sunnei era considerato un marchio destinato ad avere grande successo a livello internazionale.
Nel 2024 Cathy Horyn, una delle critiche di moda statunitensi più stimate, aveva scritto su The Cut che Sunnei era «il marchio di moda a Milano più originale dopo Prada». Le sue sfilate erano tra le più divertenti, sorprendenti e anticonformiste della Settimana della moda di Milano. Vogue Business aveva definito i due direttori creativi: «mercuriali e imprevedibili. Gli piace destabilizzare e provocare ma il loro senso dell’umorismo nerd rende le sfilate […] un momento di intrattenimento intelligente in mezzo ad altre non ugualmente intelligenti».

Un look della sfilata di Sunnei durante la Settimana della moda di Milano, autunno/inverno 2024-2025 (Foto di Pietro D’Aprano/Getty Images)
Le sfilate di Sunnei erano diventate un evento molto atteso della Settimana della moda milanese. I fondatori avevano spiegato che per loro non erano un’occasione per promuovere i vestiti «che anzi, probabilmente si vedrebbero meglio guardandoli su un iPhone», ma per far vivere «un’esperienza che rispecchi lo spirito del brand e che dica qualcosa su come vediamo il mondo».
Sunnei era considerato uno dei pochi marchi italiani “contemporanei” per il modo in cui è nato, per come si vendeva e si raccontava online, per la capacità di creare una “community” di persone che si identificano con la sua visione del mondo e, ovviamente, per i vestiti, molto riconoscibili e spesso pensati per essere indossati sia dagli uomini sia dalle donne.



