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  • Mercoledì 17 giugno 2026

Cosa si sa della chat sessista dei dipendenti di ATM

L’azienda dei trasporti di Milano ha sospeso i partecipanti e la procura ha aperto un'indagine per accesso abusivo ai sistemi di videosorveglianza

L'interno di un tram, Milano, 20 febbraio 2025 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)
L'interno di un tram, Milano, 20 febbraio 2025 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)
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Sabato 13 giugno una passeggera del tram 15 di Milano, guardando sul telefono di un autista in pausa seduto accanto a lei, ha visto che stava partecipando a una chat WhatsApp. La chat era chiamata “Ticinese Staff” e i partecipanti, da lei indicati come dipendenti di ATM (la società pubblica che gestisce il trasporto pubblico a Milano) si scambiavano fotogrammi di donne provenienti dai filmati delle videocamere di sorveglianza delle stazioni e dei mezzi pubblici, commentandole in modo sessista. La donna ha denunciato il fatto sul proprio profilo Instagram, pubblicando la foto che lei aveva fatto al telefonino del conducente in pausa oscurando i nomi delle persone che vi comparivano.

Lunedì 15 giugno ATM ha aperto un’indagine interna e ha fatto una denuncia alla polizia locale per uso improprio delle telecamere di bordo. Successivamente la procura di Milano ha aperto un’inchiesta in cui risulta indagata una sola persona: l’autista seduto accanto alla passeggera che ha denunciato, e che ora è assistita dall’avvocata e influencer Cathy La Torre.

L’uomo indagato ha 58 anni ed è accusato di accesso abusivo a un sistema informatico. Secondo la procura l’autista, abusando dei poteri derivati dalla sua posizione, si sarebbe introdotto nel sistema di videoregistrazione degli autobus di linea per procurarsi le immagini delle passeggere.

Sui mezzi ATM di nuova generazione c’è un sistema di telecamere accessibile solo al personale: il materiale registrato dalle telecamere viene salvato e conservato in un registratore installato in un vano protetto del tram e poi archiviato solitamente quando il tram rientra in deposito la notte. L’ipotesi è che il furto delle foto sia avvenuto utilizzando in modo illecito uno strumento che dovrebbe servire a tutelare la sicurezza di chi prende i mezzi pubblici. Resta da chiarire però se le immagini condivise senza consenso siano foto fatte ai monitor del sistema di sorveglianza interni ai tram, oppure se siano state scaricate dalla memoria del mezzo. Solo nel secondo caso si verifica il reato di accesso abusivo a un sistema informatico.

Nel frattempo ATM ha detto di aver sospeso dal servizio senza retribuzione i dipendenti che facevano parte del gruppo, e che presenterà un esposto al Garante della privacy per violazione delle norme che tutelano la riservatezza dei passeggeri e delle passeggere. Il Garante controlla che vengano rispettate le normative nazionali ed europee sul trattamento dei dati personali.

Parallelamente i pubblici ministeri di Milano Grazia Colacicco e Carlo Enea Parodi hanno ordinato delle perquisizioni a casa di cinque dipendenti ATM, sequestrando i loro telefoni e altri dispositivi. Nel decreto di perquisizione si dice che gli investigatori vogliono controllare tutta la chat in questione e «tutte le altre comunicazioni scambiate dalle persone perquisite con qualsiasi mezzo e piattaforma tra loro e con terze persone» dal 9 giugno a oggi. Si anticipa anche che la ricerca sarà estesa a tutta la galleria di foto salvate sui telefoni per verificare se ci siano immagini o video acquisiti dai sistemi di videosorveglianza.

Sulla vicenda è intervenuto Agostino Ghiglia, componente del collegio direttivo del Garante della privacy vicino a Fratelli d’Italia, facendo riferimento alla passeggera da cui la notizia è partita: «Non dimentichiamoci del terzo incomodo. Nessuno ci pensa: quella che fotografa», ha detto. «Io non posso fare la foto di un telefonino di un terzo e non farne anche lì un uso proprio legittimo e giuridicamente fondato. Un conto è fare whistle-blowing, segnalare doverosamente all’azienda di indagare, un altro conto è trasmettere a un giornale o a una blogger o a una influencer [Carlotta Vagnoli, in questo caso, che ha intercettato la segnalazione dalla passeggera e ne ha scritto nella sua newsletter, ndr] che ripubblica il contenuto. Questo è un illecito».

Ghiglia ha poi minimizzato quanto successo: «Se diffondo una foto di un certo tipo faccio un trattamento illecito, ma un conto è diffonderla su un canale pubblico, un altro è in un gruppo chiuso di sette persone. Parliamo di sette persone, in un paese di 60 milioni. Vorrei vedere la tua chat del calcetto, se giochi a calcetto, o la chat della palestra, o la chat dei genitori, perché ne vediamo di tutti i colori».

Cathy La Torre, legale della passeggera a bordo del tram 15, ha risposto definendo molto gravi le dichiarazioni di Ghiglia: «Un dato trattato senza autorizzazione lo è anche se viene diffuso solo da un utente. Che siano due lavoratori o 20 non cambia la gravità dell’accaduto. Il punto è che la persona ritratta non ha dato l’autorizzazione per diffondere le foto». La Torre ha precisato che nello scatto fatto alla chat dalla passeggera e poi pubblicato non si leggono i nomi dei lavoratori ATM, che sono stati oscurati. Quell’azione, dice La Torre, protegge l’anonimato: «Invece di colpevolizzare una ragazza che ha fatto un grande gesto civico dovremmo ringraziarla».

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