A Netanyahu l’accordo di Trump con l’Iran non piace per niente
Va contro ai suoi interessi su molte questioni, a partire dal nucleare e dal Libano, e non è detto che lo rispetterà

L’accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra in Medio Oriente ha provocato reazioni indignate e rabbiose in Israele. Alcuni commentatori vicini al governo del primo ministro Benjamin Netanyahu l’hanno definito un tradimento degli Stati Uniti, e secondo vari politici del governo e dell’opposizione sarebbe un fallimento. Netanyahu stesso ha fatto capire di essere pronto a mettere in discussione il suo rapporto con Donald Trump, se sarà necessario.
L’accordo dovrebbe essere firmato venerdì 19 giugno e per ora non si sa esattamente cosa contenga. Dichiarazioni e indiscrezioni mostrano però che potrebbe essere molto negativo per gli interessi del governo di Netanyahu. La prima questione riguarda il Libano. Parallelamente alla guerra contro l’Iran, Israele sta portando avanti in Libano una guerra contro il gruppo armato sciita Hezbollah, alleato dell’Iran. Ha occupato una fascia di territorio nel Libano meridionale, dove sta abbattendo tutti gli edifici per creare una specie di zona di sicurezza.
Israele ha sempre tentato di tenere le due guerre distinte, tanto che quando ad aprile Stati Uniti e Iran fecero il primo cessate il fuoco, Israele e Libano ne fecero uno separato.
Secondo l’Iran (e il Pakistan, che ha fatto da mediatore) l’accordo fatto domenica con gli Stati Uniti prevederebbe un cessate il fuoco complessivo che comprende anche la fine dei combattimenti in Libano, dove Israele ha continuato a bombardare fino a domenica. I media iraniani sostengono che Israele dovrà anche ritirarsi dal territorio libanese.
– Ascolta lo speciale di Globo: Non c’è accordo sull’accordo
Gli Stati Uniti non hanno confermato o smentito questa parte, e come dicevamo i termini dell’accordo non sono ancora pubblici, ma la politica israeliana ha reagito immediatamente con sdegno. Israele percepisce la presenza di Hezbollah vicino ai propri confini come una minaccia diretta, e la possibilità che le sue operazioni militari contro il gruppo siano in qualche modo limitate è ritenuta inaccettabile.
«Non siamo firmatari di questo accordo che non risolve i nostri problemi di sicurezza, e non siamo tenuti a rispettarlo in alcun modo. Non possiamo fare nessun compromesso che non comprenda la distruzione di Hezbollah», ha detto Itamar Ben-Gvir, ministro della Pubblica sicurezza che è uno dei più estremisti del governo di Netanyahu. Questa interpretazione è condivisa anche dall’opposizione: Yair Lapid, uno dei suoi leader, ha detto che l’accordo è «uno dei più scioccanti fallimenti della politica estera e di sicurezza di Israele».
Lunedì Netanyahu ha tenuto una conferenza stampa in cui ha detto che Israele non si ritirerà dal Libano, aprendo così la possibilità a uno scontro con Donald Trump. Già nel fine settimana, quando l’accordo con l’Iran stava per essere firmato, Trump aveva reagito rabbiosamente al fatto che Israele avesse bombardato la capitale libanese Beirut: «Perché Bibi ha fatto un cazzo di attacco? Ero così incazzato (…). Un’ora prima di firmare l’accordo!», aveva detto Trump ad Axios, riferendosi a Netanyahu con il suo soprannome. «Non ha un cazzo di buon senso».
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Indipendentemente dal contenuto dell’accordo, è plausibile che se Trump riterrà che le azioni di Israele possano mettere a rischio la tregua con l’Iran, allora cercherà di fare pressione su Netanyahu, e questo per Netanyahu è inaccettabile. «Questo accordo è stato fatto dagli Stati Uniti, dal presidente degli Stati Uniti. È una sua decisione. Noi abbiamo i nostri interessi», ha detto Netanyahu lunedì.

Una casa distrutta da un bombardamento israeliano in Libano, giugno 2026 (AP Photo/Mohammed Zaatari)
A tutto questo si aggiunge una questione più generale che riguarda l’Iran.
Prima della guerra l’obiettivo di Stati Uniti e Israele era anzitutto di rovesciare il regime iraniano; se poi il cambio di regime fosse fallito, le richieste riguardavano: chiudere il programma nucleare iraniano, limitare il programma missilistico e porre fine agli aiuti che l’Iran garantisce alle sue milizie alleate, come Hezbollah.
L’accordo tra Stati Uniti e Iran, al momento, non considera nessuna di queste richieste. Dopo la firma dell’accordo ci sarà un periodo di 60 giorni in cui le parti discuteranno della questione nucleare. Trump ha detto che l’Iran non avrà la bomba atomica, ma Israele è preoccupato da varie questioni più tecniche, per esempio come saranno gestite le tonnellate di uranio arricchito detenute dal regime. Sulle altre due questioni – missili e milizie – per ora non ci sono notizie, anche se Israele le ritiene fondamentali per la propria sicurezza.
L’accordo dovrebbe prevedere inoltre un qualche tipo di vantaggio economico per l’Iran, sotto forma di sblocco di fondi congelati e/o di fondi per la ricostruzione. Anche questo per Israele è inaccettabile. Significherebbe che dopo mesi di guerra non soltanto il regime iraniano sarà ancora in piedi, ma riceverà soldi che magari potrebbe usare per finanziare milizie come Hezbollah. Sull’ammontare e sulla natura di questi fondi non ci sono ancora informazioni certe, ma sono un’altra delle ragioni per cui Israele teme l’accordo.



