Tutte le cose che NON sappiamo sull’accordo fra Stati Uniti e Iran
È stato firmato per via telematica e il testo non è pubblico: restano molti dubbi, per esempio su Libano e Hormuz

Lunedì il presidente Donald Trump, il vicepresidente JD Vance e il presidente del parlamento iraniano Mohammad Ghalibaf hanno firmato per via telematica un memorandum d’intesa per mettere fine alla guerra tra Iran e Stati Uniti. Lo hanno confermato funzionari dell’amministrazione statunitense a vari giornali. Sempre secondo i funzionari la cerimonia pubblica della firma si terrà venerdì 19 a Ginevra, in Svizzera.
Al momento comunque abbiamo davvero pochissimi dettagli sull’accordo, e non è stato reso pubblico un testo. Sappiamo però che stiamo parlando di un accordo di massima che conferma il cessate il fuoco in vigore da aprile ma che rimanda a future negoziazioni la maggior parte delle questioni più complesse e problematiche. Secondo i funzionari statunitensi a guidarle per gli Stati Uniti sarà sempre Vance.
Uno dei temi di cui discutere sarà per esempio la situazione nello stretto di Hormuz. Su questo però ci sono informazioni contrastanti. Inizialmente Trump aveva detto che sarebbe stato aperto dalla fine di questa settimana (cioè prima della cerimonia di firma, il 19) e persino che le navi erano già ripartite lunedì (cosa smentita dai siti di tracciamento, che hanno mostrato alcuni movimenti ma lontani dai livelli di traffico precedenti alla guerra). Un funzionario dell’amministrazione statunitense ha detto invece al New York Times di aspettarsi che il traffico non ritorni normale per altre due settimane almeno.

Un murale con le immagini dei leader supremi Ruhollah Khomeini e Ali Khamenei a Teheran, il 6 giugno 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
Anche la questione del pedaggio è rimasta aperta, stando alle informazioni note: Trump aveva assicurato che l’Iran non lo avrebbe richiesto alle navi che transiteranno in futuro, ma il regime ha detto il contrario. Lunedì un portavoce del ministero degli Esteri ha confermato che l’Iran intende riscuotere dei soldi in cambio servizi offerti nello stretto, cosa che sarebbe del tutto assimilabile a un pedaggio. Prima della guerra la circolazione navale a Hormuz era libera, così come stabilisce il diritto internazionale.
In ogni caso il tratto di mare andrà sminato: non è chiaro quanto tempo sarà necessario perché la circolazione marittima delle petroliere riprenda normalmente. Lunedì Trump ha detto che le navi possono passare nella parte sud dello stretto, più vicina alle coste dell’Oman e dove il passaggio sarebbe sicuro. Anche l’Oman però sta trattando col regime iraniano per mantenere una forma di controllo sullo stretto in futuro, ed è possibile che inizi a chiedere a sua volta una forma di pedaggio.

Una persona sfollata nella città di Sidone, in Libano, il 10 giugno 2026 (AP Photo/Mohammed Zaatari)
Non sono emerse informazioni certe nemmeno sul futuro del programma nucleare iraniano, cioè uno dei punti su cui Stati Uniti e Iran sono più distanti (e su cui anche Stati Uniti e Israele non sono del tutto allineati). Trump ha detto al New York Times che l’Iran potrà arricchire l’uranio fino a un livello utilizzabile per fini civili (nelle centrali nucleari), ma non militari. È però una questione enormemente più sfaccettata: sembra probabile che i dettagli di questo accordo di massima siano ancora da negoziare.
Non è chiaro infine nemmeno se l’accordo includa anche il Libano: nel pomeriggio di lunedì i mediatori pakistani e l’Iran avevano detto di sì, ma in serata funzionari dell’amministrazione Trump hanno detto il contrario. Il governo israeliano aveva detto chiaramente di non aver intenzione di abbandonare i territori che occupa in Libano. Ha continuato a bombardare anche nell’ultimo fine settimana, causando di nuovo l’irritazione di Trump che ha accusato Netanyahu di non avere «un cazzo di buon senso» (per Trump è importante raggiungere un accordo e finora il Libano è stata una condizione imprescindibile per l’Iran).
– Leggi anche: La guerra di Israele in Libano sta mettendo una comunità contro l’altra
Secondo funzionari statunitensi sentiti dal New York Times gli Stati Uniti sarebbero pronti anche a eliminare alcune delle sanzioni se l’Iran facesse concessioni su altre questioni: anche su questo, le informazioni sono ancora molto vaghe e confuse e non si sa di che concessioni si tratti.



