Piantedosi dice che la sicurezza in Italia non è un’emergenza fuori controllo
Eppure il governo di cui fa parte ha fatto cinque decreti sicurezza in tre anni e mezzo, e sta per farne un sesto

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto che in Italia il tema della sicurezza viene spesso affrontato con allarmismo, anche se «non rappresenta un’emergenza fuori controllo». L’ha scritto in una lettera inviata al Foglio, con cui ha risposto al direttore del giornale Claudio Cerasa, che in un editoriale aveva auspicato una specie di patto nazionale tra i partiti per evitare che l’immigrazione generi insicurezza nelle persone, e possa portarle a sfogare le paure attraverso rivolte e violenze, come è successo in Irlanda del Nord.
Piantedosi ha scritto di essere d’accordo sulla necessità di una politica nazionale sui rimpatri condivisa tra maggioranza e opposizione, ma ha anche detto che il dibattito pubblico sui temi della sicurezza e dell’immigrazione è spesso caratterizzato da «allarmismo e strumentalizzazione» con posizioni «pregiudiziali, infondate, disconnesse dalla realtà. Sicuramente superficiali».
È un’affermazione che contraddice i presupposti per cui Piantedosi e il suo governo hanno approvato cinque “decreti sicurezza” in tre anni e mezzo. In diversi casi i decreti, che riguardavano vari ambiti relativi alla sicurezza pubblica (dalle forze dell’ordine alle manifestazioni all’immigrazione), sono stati criticati perché contenevano norme un po’ raffazzonate e pasticciate. Ora il governo ne sta per approvare un altro, il sesto.
Sono tutti decreti legge, cioè provvedimenti che il governo dovrebbe adottare, appunto, solo in casi di necessità e urgenza (anche se ormai da anni vengono usati anche quando non c’è una seria impellenza). Il governo di Giorgia Meloni ne ha fatto largo uso, specialmente per approvare norme sulla scia di eventi di cronaca che suscitano un particolare dibattito.
Ma secondo Piantedosi, «la verità è che la sicurezza in Italia è un tema fondamentale ma non rappresenta un’emergenza fuori controllo». E poche righe dopo, però, scrive anche di aver lavorato sulla prevenzione con «uno sforzo straordinario», e cita l’istituzione delle cosiddette zone rosse, cioè luoghi delle città in cui le forze dell’ordine possono impedire l’accesso a persone ritenute pericolose. Negli ultimi anni sono state istituite in diverse città italiane, inizialmente come misure straordinarie e poi, dalla fine del 2025, come provvedimenti stabili.


