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  • Domenica 14 giugno 2026

Una tomba che non riusciamo ad aprire da più di 2mila anni

È quella dell'imperatore cinese Qin Shi Huang: non ci sono le tecnologie adatte per farlo in modo sicuro, e c'entrano anche possibili trappole e fiumi di mercurio

Il tumulo che contiene la tomba dell'imperatore Qin Shi Huang, nel 2006 (Wikimedia Commons)
Il tumulo che contiene la tomba dell'imperatore Qin Shi Huang, nel 2006 (Wikimedia Commons)
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In Cina la tomba dell’imperatore Qin Shi Huang non viene aperta da più di 2mila anni: il sito ha un enorme valore storico e si ritiene contenga reperti importanti, ma sono solo congetture, dato che la Cina non l’ha mai aperto né esplorato direttamente, nonostante sappia esattamente dove si trova.

Qin Shi Huang visse nel Terzo secolo avanti Cristo e durante il suo regno unificò la Cina, che prima era suddivisa in sette regni. Fu uno degli imperatori più importanti della Cina, tanto che una delle teorie sull’origine del nome del paese lo fa derivare proprio dalla sua dinastia (cioè Qin, che si pronuncia “cin”). Tra le altre cose fu lui a iniziare la costruzione di quella che diventò la Grande Muraglia e per la sua morte fece costruire un enorme mausoleo sotterraneo a una trentina di chilometri a est dell’odierna città di Xi’an, nella Cina centrale. Lì si trovano la sua tomba, costruita tra il 246 a.C. e il 208 a.C., e molte altre strutture e siti archeologici, tra cui il famoso esercito di terracotta.

La tomba vera e propria è all’interno di un tumulo a forma di piramide, che in origine era alto più di 100 metri. Oggi è coperto di vegetazione, ma la sua forma è comunque riconoscibile. La base ha un’estensione superiore a quella di altre grandi costruzioni dell’antichità più famose in Occidente, come la piramide di Cheope, in Egitto. Il sito intorno alla tomba è aperto ai turisti ed è stato studiato dagli archeologi, che però si sono concentrati soprattutto sull’area attorno al tumulo, scoprendo moltissime stanze sotterranee dove erano state sepolte sculture e altri manufatti in onore dell’imperatore.

La tomba vera e propria invece è rimasta inesplorata principalmente per ragioni tecniche: archeologi ed esperti temono che dissigillandola potrebbero rovinare i manufatti conservati al suo interno, e quindi non lo fanno, anche per evitare di ripetere errori fatti in passato.

Un esempio è proprio l’esercito di terracotta, scoperto per caso nel 1974 da alcuni contadini che scavavano un pozzo. In origine le sue migliaia di statue erano decorate, ma quando furono dissotterrate i colori sparirono in pochi minuti a causa dell’esposizione al sole e all’aria secca. Un altro caso simile è stata la tomba dell’imperatore Wanli, vissuto tra il Sedicesimo e il Diciassettesimo secolo. Si iniziò a scavare negli anni Cinquanta, ma le tecnologie e le conoscenze dell’epoca erano inadeguate e fu un disastro: molti manufatti si rovinarono o furono persi (e poi molti di quelli rimasti furono distrutti durante la Rivoluzione Culturale, tra il 1966 e il 1976). Dopo quella di Wanli non è mai più stata aperta una tomba imperiale in Cina.

Un ritratto di Qin Shi Huang (Wikimedia Commons)

Un ritratto di Qin Shi Huang (Wikimedia Commons)

L’ipotesi di aprire la tomba di Qin Shi Huang è complicata anche da leggende e descrizioni antiche. Sima Qian, uno storico cinese vissuto circa un secolo dopo il completamento della tomba, scrisse che al suo interno era stata costruita una sorta di replica del regno di Qin Shi Huang, in cui il mercurio sarebbe stato usato per rappresentare il mare e i fiumi della Cina. Il mercurio è un elemento tossico: se davvero fosse presente nella tomba in quantità elevate, il suo rilascio potrebbe causare molti problemi.

Anche se Sima Qian non assistette di persona alla costruzione della tomba, si basò su cose lette altrove o sentite da altri. Alcuni studi però hanno confermato che in alcune parti del terreno del tumulo c’è una concentrazione di mercurio molto più elevata che nel resto dell’area, cosa che sembra confermare il racconto. A seconda di quanto bene la tomba sia stata sigillata e della sua profondità, è possibile che il mercurio sia ancora presente, in quantità potenzialmente pericolose.

La replica di alcune sculture di terracotta di cavalli che sono state ritrovate nell'area della tomba di Qin Huang Shi (AP/Steve Helber)

La replica di alcune sculture di terracotta di cavalli che sono state ritrovate nell’area della tomba di Qin Shi Huang (AP/Steve Helber)

Le cronache di Sima Qian rimangono ancora oggi la descrizione più completa di quello che potrebbe esserci dentro la tomba. Scrisse che le centinaia di migliaia di persone che lavorarono al mausoleo sigillarono sottoterra «copie di palazzi, di torri panoramiche e di funzionari», insieme a «utensili rari e oggetti meravigliosi». Sul suo soffitto era rappresentato il cielo, e sul pavimento la terra e il suo regno. Sima Qian scrisse anche che la tomba era provvista di trappole, per impedire alle persone di entrarci. Sono informazioni tramandate da fonti antiche, e non sappiamo quanto siano accurate.