L’altoforno 1 dell’ex ILVA di Taranto resta sotto sequestro, dopo più di un anno

(ANSA/LUCA ZENNARO)
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La Corte di Cassazione, l’ultimo grado di giudizio, ha respinto il ricorso presentato da Acciaierie d’Italia, cioè l’ex ILVA, che aveva chiesto di dissequestrare l’altoforno 1 dello stabilimento di Taranto. L’altoforno 1 era stato sequestrato dalla procura di Taranto a maggio del 2025, dopo un incendio. Nessuno era rimasto ferito ma il sequestro era stato ordinato a fini probatori: significa che l’altoforno dovrà essere utilizzato come prova in un’indagine e che nel frattempo non può essere usato. In questi mesi l’azienda ha più volte cercato di ottenere la restituzione dell’impianto, senza riuscirci.

La notizia è rilevante perché al momento dei tre altiforni dell’impianto ne è in funzione uno solo, che produce poco acciaio a fronte di costi molto alti. Dopo altri ricorsi Acciaierie d’Italia si era infine appellata alla Cassazione sostenendo che il sequestro fosse illegittimo, perché in sostanza secondo l’azienda sta durando troppo. Per i giudici però serve ancora tempo per chiarire cosa ha provocato l’incendio e se ci sono potenziali problemi di sicurezza per chi lavora nell’impianto.

L’ex ILVA è lo stabilimento di produzione dell’acciaio più grande d’Italia e tra i più grandi in Europa. Da oltre due anni è gestito dallo Stato e continua a cercare un compratore, senza trovarlo. È in crisi da tempo: il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso ha definito il sequestro «un’anomalia» e ha detto che ha già causato perdite per due miliardi di euro. Urso ha aggiunto che lunedì incontrerà i sindacati per parlare della situazione, che è pessima: a fine maggio il governo ha dato un prestito da 100 milioni di euro che servirà a pagare stipendi, fornitori e manutenzioni nei prossimi mesi, in attesa che si chiuda la trattativa per vendere l’azienda a un gruppo privato.