Abbiamo un’innata tendenza a girare a sinistra?
Secondo uno studio la maggior parte delle persone, potendo scegliere, è portata a camminare in senso antiorario

Durante la pandemia un gruppo di fisici dell’università di Navarra a Pamplona, in Spagna, stava conducendo un esperimento sugli effetti del distanziamento sociale sui comportamenti collettivi. Aveva riunito decine di persone e chiesto loro di camminare in uno spazio recintato, mantenendo una certa distanza l’una dall’altra. Osservandole dall’alto, il gruppo notò una tendenza imprevista e che non era l’obiettivo dello studio: quando cambiavano direzione, la maggior parte di loro girava sempre a sinistra.
In successivi esperimenti è venuto fuori che la propensione spontanea a camminare più in senso antiorario che orario sembra essere universale, perché prescinde da età, cultura e altri fattori presi in considerazione. I risultati sono stati presentati in uno studio pubblicato giovedì sulla rivista Nature Communications e condotto dal gruppo di fisici spagnoli e da altri ricercatori giapponesi e cinesi.
A parte verificare se e quanto fosse diffusa la tendenza a girare verso sinistra, l’obiettivo dei ricercatori era capire quali fattori variabili e già studiati potessero essere influenti su questo comportamento. Per esempio, è noto da tempo che quando le persone si perdono camminando finiscono per girare in tondo, ma uno studio del 2009 che lo confermava non specificava in quale senso le persone smarrite tendessero a girare più spesso.

Un gruppo di persone ad Harbin, in Cina, il 1° gennaio 2026 (Tyne Chin/Getty Images)
Un altro studio precedente di neuroscienze dimostrava che, quando le persone camminano e si trovano poi un muro davanti, la direzione che prendono dipende tendenzialmente dalla loro mano dominante: i destrimani vanno a sinistra, i mancini a destra. Dato che la maggior parte della popolazione è destrimana, questo avrebbe potuto spiegare perché nell’esperimento dei ricercatori spagnoli le persone camminassero in senso antiorario. Il nuovo studio ha però dimostrato che essere mancini o destrorsi non è rilevante.
In diversi esperimenti condotti in spazi chiusi con persone mancine, i ricercatori hanno infatti scoperto che anche tra queste persone la tendenza più diffusa era a girare in senso antiorario. Così come lo era tra persone che, prese singolarmente, preferivano girare a destra. Per capirlo i ricercatori avevano chiesto a ciascun partecipante, senza spiegare l’obiettivo dell’esperimento, di camminare verso un muro e poi tornare indietro. Riunirono tutti quelli che nel voltarsi si erano girati a destra, e scoprirono che quando poi camminavano insieme in uno spazio chiuso anche quei partecipanti tendevano a girare verso sinistra.
Lo studio lo definisce un «bias locomotore intrinseco», cioè una predisposizione nella direzione del movimento, che potrebbe aiutare a spiegare alcuni comportamenti collettivi osservati tra i pedoni. E potrebbe anche servire a progettare spazi pubblici più sicuri, confortevoli ed efficienti.

Alcuni passanti nella piazza di King’s Cross, a Londra, Inghilterra, il 26 settembre 2013 (Oli Scarff/Getty Images)
Per capire se la tendenza potesse dipendere dallo spazio chiuso, il gruppo di ricerca ha condotto una serie di esperimenti anche in spazi relativamente aperti. Hanno reclutato per un esperimento circa 150 alunni di una scuola a Pamplona e chiesto loro di camminare nel cortile, liberamente e separatamente l’uno dall’altro. «Non è stato facile, perché erano adolescenti e non gestiscono bene la separazione», ha detto Iker Zuriguel, docente di fisica e matematica applicata e coautore dello studio.
Gli alunni hanno cominciato a camminare in cerchio nel cortile della scuola: il 75 per cento di loro girava in senso antiorario. Più o meno lo stesso risultato è emerso anche dall’analisi di un esperimento simile, condotto in precedenza in un asilo in Giappone, in cui era stato chiesto a 52 bambini di camminare liberamente mentre un drone filmava dall’alto i loro movimenti. La maggior parte dei bambini aveva preferito girare in senso antiorario.

Uno degli esperimenti nel cortile di una scuola a Pamplona: le tracce blu indicano la direzione degli alunni che giravano a sinistra, quelle in rosso gli alunni che giravano a destra (Echeverría-Huarte et al)
Condurre esperimenti in paesi diversi ottenendo gli stessi risultati è servito ai ricercatori per escludere l’influenza delle norme culturali o di altri fattori ambientali specifici. Per esempio, per evitare di scontrarsi con una persona che cammina in direzione opposta, in Spagna e in altri paesi europei è abbastanza comune spostarsi a destra, mentre in Giappone ci si sposta generalmente a sinistra.
Ma la tendenza delle persone a girare in senso antiorario, scoperta dai ricercatori, sembra non essere influenzata da queste regole non scritte. È riscontrata infatti in diversi paesi e anche tra bambini piccoli, che potrebbero non avere ancora del tutto interiorizzato certe norme sociali relative al movimento dei pedoni o al codice della strada. «Volevamo capire se il fenomeno dipendesse dalle norme culturali, dalle interazioni con l’ambiente o dalle strategie di evitamento dei pedoni. I nostri risultati indicano che nessuno di questi fattori da solo può spiegare completamente ciò che abbiamo osservato», ha detto Zuriguel.
Nonostante riguardassero paesi diversi, gli esperimenti dello studio hanno coinvolto comunque campioni limitati di persone, e in alcuni casi la selezione ha escluso del tutto quelle che non mostravano preferenze nette. Questo non permette di estendere con sicurezza le conclusioni alla popolazione generale. Inoltre, in circostanze non sperimentali e in situazioni diverse da quelle prese in esame, come per esempio le evacuazioni di emergenza o i gruppi molto affollati, altri fattori potrebbero attenuare o eliminare del tutto la tendenza a girare in senso antiorario. Così come in alcuni esperimenti potrebbe avere avuto un ruolo molto influente un effetto di imitazione, solitamente più alto tra i bambini che tra gli adulti.
L’ipotesi del gruppo di ricerca è che la tendenza sia almeno in parte innata, e abbia a che fare con il modo in cui gli esseri umani elaborano le informazioni spaziali e le utilizzano per muovere il corpo. Potrebbe anche spiegare la convenzione di correre in senso antiorario sulle piste di atletica o nel pattinaggio di velocità, per esempio. Sono tuttavia ancora necessari altri studi per confermare la scoperta e capire, per esempio, se la stessa tendenza è diffusa anche in altre specie.



