Ci sono controlli in tutta Italia su chi assume cannabis terapeutica
Un'indagine dei carabinieri partita da una farmacia dell'Emilia-Romagna, e su cui ancora si sa poco, sta generando allarme tra i pazienti

Da settimane pazienti oncologici e affetti da altre malattie in diverse città italiane stanno venendo convocati dai carabinieri per colloqui sul loro utilizzo della cannabis terapeutica. Le convocazioni stanno generando un certo allarme tra i pazienti, sorpresi dal sospetto che possano aver commesso qualche atto illecito: in Italia l’utilizzo di cannabis terapeutica, o cannabis medica, è legale da vent’anni, pur tra molto ostruzionismo.
Finora è emerso che gli accertamenti riguardano come i pazienti hanno ricevuto i farmaci a base di cannabis: per posta e a domicilio, una modalità che in Italia è vietata da una circolare del ministero della Salute del 2020, poi ribadita da una sentenza del Consiglio di Stato del 2022. Al Post però risulta che l’ispezione sia dovuta anche a un’indagine giudiziaria sulla legittimità di alcune prescrizioni mediche: in particolare al sospetto che siano state fatte prescrizioni false di cannabis terapeutica, da parte di finti medici oppure destinate a pazienti che in realtà non ne hanno davvero bisogno per motivi medici.
Le convocazioni sono iniziate dopo un’ispezione del NAS di Bologna (Nucleo Antisofisticazione e Sanità, l’unità dei carabinieri che si occupa di diritto alla salute) in una farmacia dell’Emilia-Romagna che spedisce preparazioni a base di cannabis terapeutica in tutta Italia, visto che è una delle poche a garantirle. Il titolare della farmacia ha detto che l’ispezione è avvenuta a marzo e che le convocazioni riguardano le prescrizioni di cannabis terapeutica relative ai mesi di gennaio e febbraio del 2026.
Le preparazioni a base di cannabis terapeutica che vengono prescritte in Italia sono derivate dalle infiorescenze della cannabis coltivata in maniera autorizzata, e sono spesso oli, decotti da inalare o prodotti per la vaporizzazione.
Il tipo di preparazioni e la presenza delle sostanze (soprattutto il cannabidiolo, il CBD, e il delta-9-tetraidrocannabinolo, il THC, che a seconda del dosaggio può avere effetti psicotropi e che in ambito farmacologico è noto come dronabinol) è variabile, ma in generale la cannabis terapeutica è molto controllata per quantità e rapporto tra i principi attivi rispetto alla cannabis a utilizzo ricreativo, e viene assunta da alcuni tipi di malati e pazienti per il suo effetto analgesico e rilassante. Viene per esempio utilizzata nei pazienti oncologici per il controllo della nausea dovuto alla chemioterapia o per il controllo del dolore cronico di persone affette da malattie degenerative, come la sclerosi multipla, e da alcuni tipi di malattie rare.
Le informazioni sulle convocazioni dei pazienti da parte dei carabinieri sono state date dagli stessi pazienti a medici e associazioni che li seguono. Ai pazienti sarebbero state rivolte domande molto specifiche sui medici che avevano prescritto loro le preparazioni a base di cannabis: sulle loro identità, su quando e come erano entrati in contatto con loro, oltre che sui motivi per cui gli era stata prescritta la cannabis. In alcuni casi è stato anche chiesto di vedere referti ed esami medici.
Un medico che segue alcuni dei pazienti su cui sono stati fatti controlli, che ha preferito restare anonimo, ha detto di ritenere inopportune le convocazioni da parte dei carabinieri, perché a suo dire compromettono il rapporto di fiducia tra medico e paziente, che si basa anche sul rispetto della privacy e sulla garanzia della cura. Ha aggiunto che i controlli stanno provocando allarme tra i pazienti: «Sto passando ore a tranquillizzarli al telefono, spiegandogli che non stanno facendo niente di illegale: uno di loro mi ha perfino detto che vorrebbe interrompere la terapia», ha detto.
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Nelle ultime settimane le convocazioni dei pazienti in cura con la cannabis terapeutica sono state oggetto di tre interrogazioni parlamentari (cioè domande rivolte al governo da membri del parlamento per avere informazioni su un fatto specifico).
Marco Grimaldi, deputato di Sinistra Italiana che ne ha presentata una, ritiene che le convocazioni dei pazienti dipendano dall’avversione nei confronti della cannabis che c’è in Italia, dall’ostruzionismo che si fa sul suo utilizzo «e anche dall’ignoranza per cui si associa la cannabis terapeutica a quella per scopi ricreativi». In una delle interrogazioni ha parlato di un «clima di intimidazione» che rischia di incidere negativamente sulla continuità terapeutica dei pazienti.

Le coltivazioni dell’azienda agricola Mac Cannabis, che produce canapa legale, agosto 2024 (Claudio Furlan/Lapresse)
Molti pazienti convocati dai carabinieri hanno detto di essersi fatti prescrivere privatamente le preparazioni a base di cannabis, per poi acquistarle nella farmacia dell’Emilia-Romagna da cui sono partiti i controlli, che gliele aveva spedite a casa. Dicono di aver agito così perché non avevano trovato le preparazioni di cui avevano bisogno negli ospedali pubblici in cui sono in cura, o avevano trovato medici che non gliele prescrivevano. Diverse di queste testimonianze sono state raccolte dall’associazione Movimento Cannabis Medica, che si occupa del diritto a curarsi con la cannabis terapeutica, e combaciano con quanto riferito dal medico che ha in cura diversi pazienti convocati dai carabinieri.
L’ipotesi alla base dell’indagine giudiziaria, invece, è che siano state prescritte privatamente preparazioni a base di cannabis terapeutica a persone che non ne avevano bisogno per motivi medici. Non è chiaro con quali intenzioni, visto che le preparazioni farmaceutiche di cannabis terapeutica hanno normalmente dosaggi molto controllati sul principio attivo psicotropo, il THC: è insomma molto difficile che vengano usate per scopi ricreativi.
L’altro aspetto oggetto di accertamenti da parte dei carabinieri è la spedizione a domicilio, che è spiegata dai pazienti col fatto che in Italia sono poche le farmacie che realizzano preparazioni a base di cannabis: qualche centinaio su quasi 21mila farmacie. In molti casi quindi i pazienti preferiscono farsi spedire a domicilio le preparazioni perché abitano lontano dalla farmacia, e magari non sono in condizioni di muoversi agevolmente proprio per via delle loro condizioni di salute.
La circolare del 2020, quella che vieta la consegna a domicilio, prevede che la farmacia possa spedire la preparazione alla farmacia più vicina al paziente. Il dirigente della farmacia in cui c’è stata l’ispezione dice di non essere riuscito a procedere in questo modo: «Quando abbiamo provato a contattare le farmacie di riferimento dei nostri clienti per spedire le preparazioni, ci siamo sentiti dire in più di un’occasione che la cannabis è illegale e che quindi non avrebbero garantito quel servizio», ha detto.
La farmacia ha quindi trovato il modo di spedire le preparazioni a domicilio interpretando un passaggio della circolare, in cui si dice che la spedizione per posta è permessa se destinata a un delegato del paziente: in pratica la farmacia si è formalmente presentata come delegata del paziente, per poi gestire la consegna.
In generale, le difficoltà a reperire le terapie a base di cannabis terapeutica in Italia sono un problema da anni. Esiste un solo posto che produce la cannabis per queste preparazioni – lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, gestito dal ministero della Difesa –, che per il resto viene importata dall’estero, in entrambi i casi con regole e quote molto rigide, che impediscono di soddisfare le esigenze dei malati.
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