Gabriele Bianchi è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte nel terzo processo d’appello

Gabriele Bianchi durante l'udienza finale del secondo processo d'appello, a marzo del 2025 (ANSA/ANGELO CARCONI)
Gabriele Bianchi durante l'udienza finale del secondo processo d'appello, a marzo del 2025 (ANSA/ANGELO CARCONI)

Lunedì la Corte d’assise d’appello di Roma ha condannato all’ergastolo Gabriele Bianchi, giudicato colpevole insieme a suo fratello Marco dell’omicidio del ventunenne Willy Monteiro Duarte, compiuto a Colleferro, vicino a Roma, nella notte tra il 5 e il 6 settembre del 2020. La decisione è stata presa alla fine del terzo processo di appello, dopo un rinvio della Corte di Cassazione: il processo riguardava solo Gabriele Bianchi e si concentrava sulle attenuanti generiche che gli erano state concesse durante il secondo processo d’appello, in cui era stato condannato a 28 anni.

Nella notte tra il 5 e il 6 settembre c’era stata una rissa tra alcuni amici di Duarte, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli (condannati in via definitiva per l’omicidio a 23 e 21 anni). Duarte era arrivato poco dopo per calmare la situazione, quindi erano intervenuti i fratelli Bianchi, che praticavano MMA (“mixed martial arts”) ed erano noti nella zona per essere spesso coinvolti in risse. Belleggia, Pincarelli e i Bianchi avevano infierito su Duarte, che in meno di un minuto aveva subito danni irreversibili agli organi interni. Era morto dopo essere stato trasportato in ospedale.

Marco e Gabriele Bianchi erano stati condannati in primo grado all’ergastolo, ma nel primo processo d’appello la loro condanna era stata ridotta a 24 anni perché erano state riconosciute loro le attenuanti generiche. La procura aveva fatto ricorso contro questo riconoscimento e la Cassazione l’aveva approvato: nel secondo processo d’appello Marco Bianchi era stato condannato definitivamente all’ergastolo, mentre a Gabriele Bianchi la pena era stata aumentata a 28 anni. Gli erano state comunque riconosciute delle attenuanti generiche, contro cui la procura aveva fatto nuovamente ricorso, arrivando a questo terzo processo.