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  • Giovedì 4 giugno 2026

Le foto della nuova “biblioteca presidenziale” di Obama

È stata costruita nel South Side di Chicago, l'edificio principale è alto 70 metri ed è stato soprannominato "Obamalisk"

Una vista dall'alto dell'Obama Presidential Center, Chicago, Illinois, 3 giugno(REUTERS/Eric Cox)
Una vista dall'alto dell'Obama Presidential Center, Chicago, Illinois, 3 giugno
(REUTERS/Eric Cox)
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Il 19 giugno, nel weekend in cui si ricorda la fine della schiavitù, sarà inaugurato a Chicago l’Obama Presidential Center. È quella che viene definita la “biblioteca presidenziale” dell’ex presidente Barack Obama, e che nella pratica consiste in una specie di centro polifunzionale composto tra le altre cose da un museo, da una biblioteca e da un grande parco pubblico con un giardino botanico, campi da basket e una collinetta per scendere con lo slittino (Chicago è una città con inverni freddi e spesso nevosi).

Realizzare spazi di questo tipo è una tradizione consolidata tra gli ex presidenti: l’hanno fatto tutti da Herbert Hoover in poi, e oggi ci sono 14 biblioteche presidenziali sparse in tutto il paese. Servono a lasciare un segno del proprio passaggio, conservare documenti, fotografie, cimeli e testimonianze della propria amministrazione, e soprattutto tramandare la propria eredità politica.

Il centro dedicato a Obama è stato costruito nel Jackson Park di Chicago, nel quartiere di South Side, dove è nata e cresciuta la moglie Michelle e dove Barack ha vissuto per anni. Il palazzo principale è un edificio alto circa 70 metri sulla cui facciata è incisa una parte di uno dei suoi discorsi più famosi, pronunciato nel 2015 in occasione del cinquantesimo anniversario della marcia per i diritti civili da Selma a Montgomery, in Alabama. Per la sua forma è stato soprannominato “Obamalisk”: ha ricevuto commenti contrastanti, con i critici che l’hanno definito severo e poco pensato. Tutto il complesso è costato 850 milioni di dollari, la cifra più alta di sempre per progetti di questo tipo.

Alcuni giornalisti che hanno visitato lo spazio in anteprima, tra cui Peter Baker del New York Times, hanno criticato l’impostazione del museo, che dà molto spazio ai successi delle due amministrazioni Obama (2009-2017) ma sorvola sui problemi o sulle critiche ricevute. Nella narrazione è molto presente Michelle, mentre sono quasi del tutto assenti il vicepresidente (e poi presidente) Joe Biden e Hillary Clinton, una delle donne più potenti e influenti nella politica statunitense, che fu segretaria di Stato nel primo mandato di Obama e nel 2016 perse le elezioni contro Donald Trump. Nel museo c’è anche una replica dello Studio Ovale com’era ai tempi di Obama, quindi prima della ristrutturazione pacchiana voluta da Donald Trump.

Solitamente le biblioteche presidenziali sono gestite dalla National Archives and Records Administration (NARA), l’agenzia federale che conserva gli archivi pubblici americani. Nel caso di Obama invece i milioni di documenti dei suoi due mandati, tutti digitalizzati, resteranno agli archivi pubblici, e il centro sarà gestito dalla sua fondazione privata.

Per la prima volta inoltre alla cerimonia di inaugurazione non è stato invitato il presidente in carica, cioè Trump, con cui Obama ha un pessimo rapporto.

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