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  • Sabato 30 maggio 2026

L’ex presidente brasiliano Kubitschek fu ucciso dalla dittatura militare

Lo ha stabilito una commissione d'inchiesta governativa, quasi cinquant'anni dopo che la sua auto si schiantò contro un camion

Il sole tramonta dietro il monumento a Juscelino Kubitschek, a Brasilia, in una foto del 2021
Il sole tramonta dietro il monumento a Juscelino Kubitschek, a Brasilia, in una foto del 2021 (AP Photo/Eraldo Peres)
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In Brasile una commissione d’inchiesta governativa ha stabilito che l’ex presidente Juscelino Kubitschek, in carica tra il 1956 e il 1961, fu ucciso nel 1976 dalla dittatura militare. Il caso è molto noto in Brasile per il carisma di Kubitschek, che da presidente promosse la costruzione della nuova capitale Brasilia, e per le circostanze misteriose della morte, finora ufficialmente attribuita a un incidente d’auto.

Le indagini erano state riaperte un anno fa su impulso del presidente progressista Lula. Negli anni successivi alla fine del suo mandato, Kubitschek divenne un oppositore del regime militare, che prese il potere con il colpo di stato del 1964 e restò al potere fino al 1985. I militari lo consideravano pericoloso per il suo carisma e gli avevano revocato il mandato parlamentare.

Kubitschek morì mentre stava tornando da San Paolo a Rio de Janeiro, quando la sua auto si schiantò contro un camion sulla corsia opposta. La verità giudiziaria, stabilita ai tempi e confermata da indagini successive, era che l’incidente fosse stato causato da un autobus che aveva urtato il retro dell’auto, facendo perdere il controllo all’autista di Kubitschek.

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La commissione d’inchiesta, guidata dalla storica Maria Cecília Adão, ha rigettato le precedenti ricostruzioni: per esempio, nelle foto dell’incidente sono pressoché intatte parti del retro dell’auto, che in quelle successive mostrano danni. Adão ha concluso che i militari alterarono le indagini, affidate a esperti forensi coinvolti in altri casi insabbiati durante la dittatura. Dall’auto sparirono il diario di Kubitschek e altri documenti.

Juscelino Kubitschek durante una conferenza stampa del 1960

Juscelino Kubitschek durante una conferenza stampa del 1960 (Bettmann via Getty)

Adão ha riesaminato il materiale delle indagini precedenti e quello di altri ricercatori, specie dello stato di San Paolo, che avevano escluso la tesi dell’urto con l’autobus.

La storica ha ricostruito che Kubitschek era stato attirato in una possibile trappola. Era stato invitato in un albergo per incontrare emissari del dittatore Ernesto Geisel. Geisel aveva avviato un processo di riforma molto graduale del regime, che venne accelerato negli anni Ottanta con i suoi successori, e in questo contesto per lui aveva senso incontrare esponenti dell’opposizione moderata come Kubitschek (un centrista). Non è chiaro perché Kubitschek accettò, visto che in quel periodo aveva accusato il regime di volerlo uccidere.

Adão ritiene che nell’albergo fu manomessa l’auto di Kubitschek e ipotizza che possa essere stato sedato il suo autista, che per questo avrebbe perso il controllo. Un testimone dell’epoca – un altro camionista – aveva detto di aver visto l’autista accasciato, come se avesse perso coscienza, prima dell’incidente. Dopo le prime indagini l’auto fu però rottamata, cosa che ha reso impossibile riesaminarla.

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Il nome di Kubitschek verrà aggiunto a quello delle altre 434 persone morte o scomparse durante la dittatura identificate dalla Commissione nazionale per la verità del Brasile del 2014, a cui si aggiungono 8mila indios. Questa Commissione ha stabilito che le violazioni dei diritti umani, la tortura e l’eliminazione degli oppositori non furono atti isolati o limitati alle azioni di alcuni soldati, come era stato sostenuto fino a quel momento nella ricostruzione ufficiale dei fatti, ma pratiche sistematiche concepite e organizzate dal governo militare, che ha ancora ammiratori nell’estrema destra brasiliana, a partire dall’ex presidente Jair Bolsonaro.