Al tribunale di Prato sono slittate tutte le udienze perché non c’erano cancellieri
Erano a Roma per un concorso che dovrebbe stabilizzarli e risolvere almeno in parte la storica carenza di funzionari

Giovedì al tribunale di Prato sono state rinviate tutte le 55 udienze che erano in programma. La ragione è che buona parte dei cancellieri e degli assistenti giudiziari, professionisti che supportano i magistrati nelle loro attività e quindi sono essenziali anche nei processi, era a Roma a fare un concorso per avere un contratto a tempo indeterminato, dal momento che sono tutti precari. Non c’erano però abbastanza sostituti e quindi le udienze non hanno potuto essere celebrate.
Anche il giorno prima 28 udienze erano saltate sempre per la carenza di personale in servizio. La Nazione scrive che la presidente del tribunale di Prato, Patrizia Pompei, ha avvisato la procura e l’ordine degli avvocati della situazione mercoledì in tarda mattinata. «Abbiamo provato a garantire il normale svolgimento delle udienze fino alla fine. Mercoledì ci siamo riusciti ma per giovedì non c’è stato nulla da fare e dunque abbiamo dovuto rinviare i processi», ha detto Pompei. Le udienze rimandate si terranno tra giugno e luglio.
Il tribunale di Prato – che peraltro è una struttura piuttosto fatiscente – è competente sui sette comuni della provincia e su Calenzano, un comune fiorentino limitrofo. Secondo i giornali locali, manca il 90 per cento dei cancellieri e anche gli assistenti giudiziari in servizio sono la metà di quelli previsti.
Pompei ha detto di aver segnalato la mancanza di personale «in tutte le sedi competenti». Ha spiegato che la carenza di amministrativi è ormai tale che i funzionari del processo assolvono compiti del personale amministrativo durante le udienze, perché gli amministrativi devono essere tenuti liberi per le varie possibili urgenze. «Se togliamo gli amministrativi per metterli in aula non potremmo garantire le urgenze», ha detto Pompei.
Anche il procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli, ha parlato di una «situazione davvero drammatica»: «Quello che è accaduto è solo la punta dell’iceberg perché la macchina giudiziaria arranca tutti i giorni, costretta a fare i conti con il personale che manca». Da tempo Tescaroli lamenta questo problema e ha più volte chiesto al ministero della Giustizia di aumentare i professionisti necessari sia alla procura che al resto del tribunale. A metà febbraio aveva di nuovo scritto al ministro della Giustizia Carlo Nordio: la risposta era arrivata un mese dopo, ma finora non è cambiato niente.
Tescaroli è a capo della procura pratese da due anni e in questo tempo ha fatto emergere con varie inchieste molti problemi della città che riguardano la criminalità organizzata cinese, lo sfruttamento lavorativo e il carcere La Dogaia, contribuendo a renderli noti nel resto d’Italia. Il lavoro della procura è aumentato: nel 2021 le indagini avviate erano 6.500, nel 2025 sono diventate 7.200. Al momento su 9 pubblici ministeri previsti oltre al procuratore capo ce ne sono sette, c’è un solo cancelliere su sei e gli assistenti giudiziari sono sei su nove.
Per quanto eclatante, le cause dell’episodio di giovedì non riguardano solo il tribunale di Prato. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), il programma di riforme e investimenti finanziato con fondi europei, aveva infatti stanziato una parte di fondi per assumere 12mila professionisti nei tribunali. Parte di loro era stata impiegata nei cosiddetti “uffici per il processo” per svolgere numerose attività di supporto al lavoro dei giudici, come la stesura di provvedimenti e lo studio dei fascicoli. Per quanto ritenuti fondamentali nei tribunali, i loro contratti scadranno a giugno, con la fine del PNRR: dopo molte proteste, il ministero della Giustizia ha trovato i soldi per stabilizzare oltre novemila lavoratori e lavoratrici, ma a meno di ulteriori annunci più di 1.500 rimarranno disoccupati.
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