L’azienda che sta costruendo il consolato statunitense a Milano è stata messa sotto controllo giudiziario con l’accusa di caporalato

Il cantiere del nuovo consolato degli Stati Uniti, in piazzale Accursio a Milano (Claudio Furlan/LaPresse)
Il cantiere del nuovo consolato degli Stati Uniti, in piazzale Accursio a Milano (Claudio Furlan/LaPresse)

La procura di Milano ha messo sotto controllo giudiziario per sospette pratiche di caporalato e sfruttamento dei lavoratori l’azienda che sta costruendo il consolato statunitense a Milano. Sono indagati dalla procura l’azienda stessa, che è la divisione italiana della grande società edile statunitense Caddell, e il suo responsabile, il manager turco Ulas Demir.

Il cantiere per la nuova sede del consolato impiega circa 300 operai indiani che secondo la procura avrebbero dovuto pagare una somma pari a circa 4.500 euro a una società di intermediazione indiana per ottenere il visto di lavoro. Una volta in Italia avrebbero ricevuto una retribuzione di 4 euro all’ora, molto al di sotto di quella prevista dal contratto depositato da Caddell in prefettura; sarebbero stati inoltre obbligati a pagarne la metà all’azienda in cambio di vitto e alloggio (che secondo il contratto con cui erano stati assunti avrebbero dovuto essere a carico dell’azienda). L’obbligo si baserebbe su documenti che i lavoratori erano stati obbligati a firmare una volta arrivati in Italia per lavorare, e che però non erano stati tradotti in una lingua a loro comprensibile.

Il controllo giudiziario prevede l’affiancamento di un amministratore giudiziario ai dirigenti di un’azienda, quando la procura ritiene che questo serva a interrompere o a impedire azioni criminali. L’inchiesta è guidata dai pubblici ministeri Mauro Clerici e Paolo Storari. Quest’ultimo da alcuni anni si sta occupando molto di casi di sospetto sfruttamento dei lavoratori da parte di grandi aziende.