A Cuba va sempre peggio
La crisi energetica è diventata sanitaria e umanitaria, a causa dei blocchi e delle sanzioni imposte dall'amministrazione Trump

La crisi a Cuba provocata dal blocco del petrolio imposto dall’amministrazione statunitense di Donald Trump si sta aggravando e si sta ormai trasformando in una crisi umanitaria e sanitaria di vaste proporzioni.
La carenza di petrolio (usato anche per produrre elettricità) sta provocando blackout continui, che fuori dalla capitale L’Avana durano fino a 20 ore al giorno. La scorsa settimana fino al 70 per cento dell’isola si è trovato simultaneamente senza energia, in un momento di picco della richiesta.
L’energia elettrica inoltre non viene erogata a orari prestabiliti, ed è impossibile sapere quando tornerà dopo un blackout. Spesso succede di notte, quando la domanda sulla rete è minore. Per questo le persone lasciano ventilatori e luci accesi durante i blackout, così quando torna l’energia si svegliano e possono approfittare delle poche ore in cui hanno a disposizione l’elettricità per cucinare, ricaricare i dispositivi e per le altre faccende.
In molte località cubane i fornelli degli appartamenti sono elettrici, e le persone aspettano la notte e il ritorno dell’elettricità per prepararsi il cibo. Altre, ha raccontato un reportage del New York Times, sono costrette a cucinare con il carbone dentro agli appartamenti, o usando legna e altro materiale che trovano in strada.
Nelle ultime settimane l’embargo si è allargato. Quello cominciato lo scorso gennaio da parte degli Stati Uniti era inizialmente un blocco del petrolio, già di per sé molto grave dato che Cuba non è autosufficiente. Nei primi mesi, però, i carichi di altro tipo avevano continuato ad arrivare sull’isola, che quindi aveva ricevuto aiuti umanitari dal Messico, dalla Cina e da altri paesi.
A inizio maggio l’amministrazione Trump ha imposto nuove sanzioni sul regime cubano, che vietano il commercio con persone ed enti legati al regime nei settori dell’energia, della difesa, della finanza, dei metalli e altro. Poiché l’economia cubana è ancora in buona parte controllata dallo stato – sebbene ci siano alcune attività private – le aziende e i paesi che commerciano con Cuba rischiano di incorrere nelle sanzioni statunitensi.
Per questo alcuni giorni fa Hapag-Lloyd e CMA CGM, le due più grandi compagnie di spedizioni via nave al mondo, hanno annunciato la sospensione di tutti i loro viaggi verso Cuba, per timore di essere colpite dalle sanzioni. Da sole rappresentano circa il 60 per cento del volume del traffico commerciale verso Cuba, secondo stime di Reuters.

Spazzatura per strada all’Avana, aprile 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)
Anche per questo una crisi che era inizialmente energetica sta diventando una crisi umanitaria e sanitaria. Gli ospedali, quando funzionano, non hanno praticamente medicine. Le persone con malattie croniche non possono curarsi. I bambini sono indietro con le vaccinazioni.
La spazzatura si sta accumulando sulle strade delle città perché non funzionano i mezzi per raccoglierla, e con l’arrivo della stagione calda e umida (la temperatura supera già i 30 gradi all’Avana, e a maggio comincia la stagione delle piogge) aumenta il rischio di infezioni e di contaminazione.
Il regime cubano ha definito l’embargo statunitense «genocidario», ma non c’è molto che possa fare. La crisi economica di Cuba peraltro ha origini molto precedenti, e dipende sia dalla lunga ostilità degli Stati Uniti sia dall’inadeguatezza e dalla corruzione del regime. Ancora adesso, mentre quasi tutti i cubani sono costretti a fare a meno di carburante, gas per la cucina e trasporti pubblici, la polizia e le forze di sicurezza continuano a essere rifornite del carburante necessario, segno che il regime sta dando la priorità ai propri apparati rispetto alla popolazione.
Nel fine settimana è sbarcata a Cuba una nave inviata dalla Cina con a bordo solo 15mila tonnellate di riso, che essendo cibo ha evitato le sanzioni. Dovrebbe far parte di una serie di aiuti maggiori, che arriveranno nelle prossime settimane. Sono aiuti che possono alleviare la crisi, ma non risolverla.



