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  • Martedì 26 maggio 2026

Il pellegrinaggio alla Mecca in tempi di guerra

Le presenze in Arabia Saudita per lo Hajj non sono in calo, nonostante prezzi più alti, meno voli e missili intercettori a difesa dei luoghi sacri

Pellegrini in preghiera in cima alla collina rocciosa conosciuta come il Monte della Misericordia, nella piana di Arafat, Arabia Saudita, il 26 maggio 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)
Pellegrini in preghiera in cima alla collina rocciosa conosciuta come il Monte della Misericordia, nella piana di Arafat, Arabia Saudita, il 26 maggio 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)
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Nella notte fra domenica e lunedì sono cominciati i sei giorni dello Hajj, il pellegrinaggio annuale verso la Mecca, città sacra per le persone di religione islamica. Il pellegrinaggio è uno dei cinque pilastri (cioè i doveri dei fedeli) dell’islam e ogni anno porta in Arabia Saudita quasi due milioni di pellegrini da tutto il mondo, in pochi giorni. Quest’anno si svolge in circostanze ancora fortemente condizionate dalla guerra in Medio Oriente: fino a poche settimane fa l’Arabia Saudita era oggetto degli attacchi di ritorsione dell’Iran e il traffico aereo nell’intera regione era perlopiù bloccato.

Da inizio aprile è in vigore un cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti, che sta reggendo ma si è dimostrato fragile. Nonostante questo, le presenze per lo Hajj non sono in calo: secondo le autorità saudite venerdì erano entrati nel paese 1,51 milioni di pellegrini, con un aumento di 11mila rispetto a un anno fa. L’unico paese da cui sono attesi meno pellegrini è proprio l’Iran: ne sono arrivati circa 30mila, su una quota prevista di 87mila. Per gestire le presenze l’Arabia Saudita ogni anno, con largo anticipo, prevede un numero di ingressi predefinito per ogni nazione.

Fedeli in preghiera intorno alla Kaaba, la sacra struttura cubica centrale della Grande Moschea della Mecca, sabato 26 maggio 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)

Per i pellegrini provenienti da molti altri paesi il viaggio è stato più complesso o più caro del solito: alcune tratte aeree non sono ancora state del tutto ristabilite e l’aumento dei prezzi del petrolio ha reso i biglietti aerei e i pacchetti “tutto compreso” molto più cari. Il governo dell’Indonesia, il più popoloso fra i paesi a maggioranza islamica, ha annunciato che contribuirà a parte delle spese supplementari sostenute dai pellegrini.

Le misure di sicurezza sono imponenti ogni anno e pensate soprattutto per gestire le enormi folle. Quest’anno il ministero della Difesa saudita ha anche annunciato sui social la presenza di difese antiaeree per proteggere i luoghi sacri: batterie di missili intercettori sono state posizionate intorno alla città della Mecca, dove si trova la Grande Moschea, la destinazione dello Hajj. La città è nella parte occidentale del paese, vicino al mar Rosso, in uno dei punti più lontani dall’Iran.

Martedì è prevista la tappa più importante dei sette passaggi rituali di cui è composto lo Hajj: la preghiera e la salita verso il monte della Misericordia, nella piana di Arafat:, dove si ritiene che il profeta Maometto abbia tenuto l’ultimo sermone.

Lo Hajj, che rappresenta un momento di purificazione, dovrebbe essere compiuto da ogni fedele musulmano almeno una volta nella vita, a patto che le sue condizioni di salute e i suoi mezzi economici glielo consentano. Prevede varie tappe nel deserto saudita e si apre e si chiude all’interno della Grande Moschea della Mecca con la circumambulazione della Kaaba, la sacra struttura cubica centrale (ci si gira intorno sette volte).

Folla e temperature altissime rendono lo Hajj pericoloso per i viaggiatori più anziani o meno attrezzati. Quest’anno i primi giorni sono stati molto caldi, con temperature tra i 42 e i 47 °C. Nel 2024 si toccarono i 50 °C, e più di 1.300 persone morirono durante il pellegrinaggio.

Pellegrini nella Grande Moschea della Mecca, il 21 maggio 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)

Per la monarchia saudita, guidata di fatto dal principe ereditario Mohammed bin Salman, lo Hajj è non solo il più importante appuntamento religioso, ma anche l’evento che porta la gran parte degli ingressi turistici nel paese. La sua organizzazione e il suo successo sono considerati molto importanti per i regnanti, che governano in modo autoritario, reprimendo ogni forma di dissenso. Da anni hanno centralizzato sempre di più l’organizzazione dell’evento, che presenta ancora molte falle, e in questa edizione hanno più volte garantito che si sarebbe svolto in modo normale nonostante la guerra in Medio Oriente.

– Leggi anche: Organizzare il pellegrinaggio di due milioni di persone alla Mecca