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  • Venerdì 22 maggio 2026

Tulsi Gabbard ha detto che si dimetterà

È la direttrice dell’intelligence statunitense: lo fa per ragioni personali, ma il suo rapporto con Trump non è stato semplice

Tulsi Gabbard (AP Photo/Tom Brenner)
Tulsi Gabbard (AP Photo/Tom Brenner)
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Venerdì Tulsi Gabbard, la direttrice della National Intelligence degli Stati Uniti, ha detto che si dimetterà: coordinava il lavoro delle varie agenzie di intelligence degli Stati Uniti. Nella sua lettera di dimissioni ha detto che lascerà il suo incarico il 30 giugno. Trump ha scritto su Truth che Gabbard «ha fatto un ottimo lavoro, e ci mancherà».

Gabbard ha spiegato di volersi dimettere per motivi personali, dal momento che al marito è stato diagnosticato un tumore, e lei preferisce lasciare il lavoro per aiutarlo.

Negli ultimi mesi però i suoi rapporti con Trump e la sua amministrazione si erano deteriorati, soprattutto dopo l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela e l’inizio della guerra in Medio Oriente. Gabbard infatti è sempre stata molto critica degli interventi militari degli Stati Uniti all’estero.

Nel caso dell’attacco contro l’Iran aveva criticato il sostegno degli Stati Uniti a Israele, sostenendo che avessero obiettivi e strategie differenti. Aveva anche sostenuto che non c’erano prove che l’Iran fosse vicino a realizzare una bomba atomica, una delle ragioni con cui Trump ha cercato di giustificare l’intervento. A causa delle sue opinioni era stata progressivamente marginalizzata da Trump e dai suoi collaboratori.

Gabbard era stata nominata un po’ a sorpresa da Donald Trump come direttrice della National Intelligence. Era stata anche una scelta controversa, perché Gabbard era un’ex deputata del Partito Democratico (Trump invece appartiene al Partito Repubblicano), e anche perché in passato aveva preso posizione a favore di politici stranieri autoritari e storicamente ostili agli Stati Uniti, come il presidente russo Vladimir Putin.

Come direttrice dell’intelligence Gabbard aveva dedicato molte energie a cercare di provare che le elezioni presidenziali del 2020 fossero state truccate per fare vincere il candidato Democratico Joe Biden contro Trump, una teoria più volte smentita dalle prove e che Trump sostiene con convinzione.