Ma quindi, Mojtaba Khamenei
La Guida suprema dell'Iran continua a non farsi vedere, intanto il regime sta manipolando la narrazione per sostenere che sia al comando

Sono trascorsi quasi tre mesi dall’inizio della guerra in Iran il 28 febbraio, e più di due da quando Mojtaba Khamenei è stato nominato Guida suprema dell’Iran dopo l’uccisione in un bombardamento di suo padre e predecessore, Ali Khamenei.
Da allora Mojtaba Khamenei non è mai apparso in pubblico, né dal vivo né con un messaggio registrato. Non ha mai nemmeno trasmesso un messaggio registrato della sua voce, cosa che suo padre aveva fatto varie volte in situazioni di allerta per la sicurezza in cui apparire in video sarebbe stato rischioso. Ha pubblicato pochi messaggi scritti e ha dei profili social attivi, ma i suoi post sono slogan generici e messaggi edificanti.
Questa assenza ha alimentato molte voci. Sappiamo – perché l’ha confermato il regime – che Mojtaba Khamenei è stato ferito nel bombardamento che ha ucciso suo padre, oltre che buona parte della sua famiglia. Ma la sua assenza così prolungata ha portato molti a pensare che sia in condizioni gravi: in qualche modo sfigurato o incapace di assolvere alle sue funzioni. Sono perfino circolate voci che in realtà sia morto.
Per questo, nelle ultime settimane il regime ha cercato di manipolare la narrazione attorno a Khamenei, per dare l’impressione – non sappiamo se vera o no – che sia al comando.

Anche la foto del suo profilo sui social media è basata su una vecchia immagine reale, ma è stata modificata con un’intelligenza artificiale di Google, secondo un’analisi del Wall Street Journal
Sono anzitutto cominciate a emergere notizie sul fatto che vari esponenti di alto livello del regime avevano visitato Mojtaba Khamenei nel luogo segreto in cui è rifugiato per sfuggire ai tentativi di assassinio di Israele e Stati Uniti.
Lo ha fatto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che ha detto di aver trascorso due ore e mezza con la Guida suprema in un incontro «franco» e «cordiale»: Pezeshkian fa parte di una fazione relativamente più moderata del regime, mentre Khamenei fa parte della fazione più oltranzista, e per questo non si va molto oltre la cordialità anche negli annunci ufficiali. Pochi giorni dopo è stato annunciato anche un incontro con Ali Abdollahi, il capo di stato maggiore delle forze armate.
Il regime ha poi cominciato a parlare più apertamente – ma non sappiamo quanto sinceramente – dello stato di salute di Khamenei, per smentire le ipotesi secondo cui sarebbe ferito gravemente, sfigurato in volto o che gli sarebbe stata amputata una gamba, voce che è circolata molto. Questo mese Mazaher Hosseini, un collaboratore della Guida suprema, ha detto ai media locali che Khamenei è «leggermente ferito» alla schiena e al ginocchio. La ferita alla schiena si sarebbe già sistemata, quella al ginocchio non ancora. «Bisogna essere pazienti, verrà e farà discorsi quando sarà il momento», ha detto Hosseini.
Queste dichiarazioni hanno quasi aumentato i dubbi anziché disperderli: se davvero Khamenei è ferito lievemente, non è chiaro perché non abbia nemmeno inviato un messaggio audio registrato in uno dei momenti più drammatici della storia del suo paese. Hosseini ha detto: «Il nemico sta cercando con dei pretesti di ottenere una sua registrazione audio o video con lo scopo di abusarne».

Due uomini davanti a un manifesto di Khamenei a Teheran, marzo 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
Di fatto, al momento, le ipotesi sullo status di Khamenei sono tre:
– che a causa delle sue ferite sia impossibilitato a svolgere il suo ruolo di Guida suprema, e che il comando del paese sia in mano ai Guardiani della rivoluzione, il corpo armato più potente dell’Iran;
– che sia in grado di comandare ma che a causa della sua inesperienza come leader e del suo isolamento, necessario per la sua sicurezza, il potere sia di fatto in mano ai Guardiani della rivoluzione, e Khamenei agisca soltanto come figura di rappresentanza;
– che Khamenei stia relativamente bene e stia effettivamente guidando il paese, sebbene dalla clandestinità.
Il regime sta spingendo molto su quest’ultima opzione.
Secondo fonti sentite dal Financial Times, Khamenei comunicherebbe dal luogo in cui si nasconde tramite messaggi scritti passati a mano, per evitare che le comunicazioni telefoniche o digitali siano intercettate e usate per individuare la sua posizione. Avrebbe anche sviluppato una specie di struttura di governo, con due comitati, uno più piccolo e uno più grande, che riportano direttamente a lui e si occupano principalmente della gestione dei negoziati con gli Stati Uniti.
Secondo informazioni dell’intelligence statunitense ottenute da CNN all’inizio di maggio, Khamenei avrebbe influenzato almeno in parte la gestione dei negoziati con gli Stati Uniti. Ma poiché si trova in stato di quasi totale isolamento riesce solo parzialmente a esercitare la sua leadership, e le decisioni sulla vita quotidiana dello stato, oltre che sulle operazioni di guerra, sono prese ormai dai Guardiani della rivoluzione.
Di fatto, è probabile che in questo momento la leadership dell’Iran si trovi in una condizione ibrida, in cui la convalescenza e l’isolamento di Khamenei hanno creato un vuoto di potere che è stato occupato dai Guardiani della rivoluzione. Non è chiaro cosa succederà se e quando Khamenei deciderà di riprendersi l’enorme influenza sugli affari politici, militari e religiosi che aveva suo padre. Il mese scorso Donald Trump, lamentandosi del fatto che l’Iran inviava messaggi contraddittori sui negoziati, ha detto che la leadership iraniana «è un casino. Non hanno idea di chi sia il loro leader».



