I sospetti sull’operazione con cui Khaby Lame doveva diventare miliardario
A gennaio aveva venduto i diritti della sua immagine a un'oscura società di Hong Kong; poi le cose hanno preso una piega strana

A distanza di mesi non si è saputo più niente dell’accordo con cui a gennaio il content creator italiano Khaby Lame, la persona con più follower al mondo su TikTok, aveva venduto per circa un miliardo di dollari la sua società e i suoi diritti di immagine a una società con sede a Hong Kong, il gruppo Rich Sparkle. L’accordo fece rumore in Italia, visto che avrebbe reso miliardario Lame, che ha 26 anni e divenne famoso negli anni della pandemia con video dagli spunti comici semplici ma efficaci. Prima della pandemia di Covid, Lame faceva l’operaio.
Già nelle settimane successive all’annuncio, la scarsa trasparenza dell’accordo e della società asiatica avevano fatto venire dubbi agli esperti di finanza. Per come sono andate le cose, poi, è ragionevole pensare che il progetto non si sia concretizzato, anche perché negli ultimi cinque mesi non ci sono state più comunicazioni. Il Post ha chiesto chiarimenti sia al team che segue Khaby Lame sia a Rich Sparkle, senza ricevere risposta.
Le uniche fonti ufficiali da cui ottenere informazioni restano un comunicato molto vago diffuso allora da Rich Sparkle e un accordo preliminare pubblicato a gennaio sul sito della SEC, la Securities and Exchange Commission, cioè l’ente federale che negli Stati Uniti vigila sui mercati finanziari (l’equivalente della Consob italiana, per capirci). C’entrano gli Stati Uniti perché la società di Hong Kong che ha acquistato l’azienda di Lame è quotata con la sigla ANPA alla borsa di New York.
Da questi documenti si capiva che le attività commerciali legate all’immagine di Lame sarebbero state gestite in esclusiva da Rich Sparkle, dalle collaborazioni con i marchi alla vendita di prodotti attraverso i social e le piattaforme online. L’altro elemento è che Lame aveva anche autorizzato l’utilizzo della sua voce, del suo volto e delle sue caratteristiche espressive per lo sviluppo di un «gemello digitale», una specie di clone generato con l’intelligenza artificiale: l’obiettivo era impiegarlo per creare contenuti in più lingue e per partecipare a eventi pubblici e dirette online quando Lame non poteva.
Secondo Rich Sparkle la collaborazione con Lame avrebbe potuto produrre ricavi fino a 4 miliardi di dollari l’anno. È del resto uno dei testimonial pubblicitari più richiesti al mondo, e ha 161 milioni di follower su TikTok e 77 milioni su Instagram. I suoi video arrivano a un pubblico giovane, vasto e internazionale, cosa che lo rende molto appetibile per le aziende.
Rich Sparkle avrebbe dovuto comprare per 975 milioni di dollari la società di Lame, Step Distinctive, che ha sede alle Isole Vergini britanniche. Il pagamento non sarebbe stato in denaro ma tramite una quota della stessa Rich Sparkle, di cui Lame sarebbe diventato uno dei principali azionisti con il 41 per cento. Rich Sparkle avrebbe dovuto emettere apposta 75 milioni di azioni, cosa che però non risulta abbia ancora fatto.
L’accordo pubblicato sul sito della SEC è datato 9 gennaio 2026, e da quella data si vede che il valore delle azioni di Rich Sparkle ha cominciato a salire rapidamente. Dall’8 al 15 gennaio il valore delle azioni è passato da 24,2 dollari a 157,89. In quel momento non era stato considerato un andamento anomalo: era motivato dalle ottime prospettive di guadagno che Rich Sparkle aveva in quel momento proprio per via dell’accordo con Lame.
La cosa anomala è ciò che è avvenuto dopo: come si vede dal grafico, il prezzo delle azioni di Rich Sparkle ha cominciato a scendere immediatamente, e di molto. Oggi una sua azione costa 6,76 dollari, il 96 per cento in meno rispetto al momento di picco, e il 72 per cento in meno rispetto a quanto costavano prima dell’accordo.

Il valore del titolo azionario di Rich Sparkle da gennaio del 2026 (Google).
Non si sa cosa sia successo nel frattempo, nonostante intorno al gruppo Rich Sparkle si sia concentrata l’attenzione di diversi esperti di finanza e analisti, che hanno notato alcune cose strane.
La prima è che Rich Sparkle non aveva mai investito nel mondo dei creator o dell’e-commerce, prima dell’accordo con Lame. La sua attività principale era la preparazione di documenti finanziari per società quotate in borsa, come bilanci, comunicati ufficiali e materiali per gli investitori. Non c’entrava nulla con i social network o con gli influencer.
La seconda è che l’accordo con Lame è sproporzionato. Rich Sparkle esiste dal 2016 e si era quotata solo qualche mese prima dell’accordo, a luglio 2025. Non ha dunque una storia finanziaria consolidata, il suo valore di mercato è salito solo in coincidenza con l’annuncio dell’accordo. Dal bilancio pubblicato si vede che l’anno prima aveva avuto ricavi per appena 5,9 milioni di dollari, e guadagni per 2,6 al netto dei costi. Come faceva un’azienda che incassava queste cifre a comprare l’azienda di Lame per quasi un miliardo?
Al momento della quotazione la società valeva circa 50 milioni di dollari, quasi 20 volte in meno rispetto alla società che si proponeva di acquistare.
Le ipotesi più plausibili su cosa sia successo sono tre. La prima è che qualcosa sia andato storto nella diffusione della notizia, e che sia stata data per conclusa un’operazione che in realtà era ancora nelle fasi iniziali. Nel caso, non sarebbe colpa dei media che l’hanno diffusa: è vero che sul sito della SEC c’è un accordo ancora nelle fasi preliminari, però il comunicato di Rich Sparkle dà chiaramente l’acquisizione per conclusa.
La seconda ipotesi è che l’operazione non si sia concretizzata perché non c’erano le condizioni legali. L’accordo preliminare prevedeva infatti quattro condizioni che la società di Lame doveva soddisfare: doveva fare domanda di quotazione in borsa; serviva una valutazione ufficiale che indicasse che la società di Lame non valeva meno di 900 milioni di dollari; doveva essere fatta la cosiddetta due diligence, cioè l’analisi dei conti della società per verificare che fosse tutto in regola; infine l’operazione doveva ricevere l’approvazione delle autorità statunitensi competenti in materia.
La terza ipotesi circola sui forum e sui social network, e sostiene che dietro l’operazione ci fosse l’intenzione di manipolare i mercati finanziari con una manovra detta “pump and dump”. Con questa manovra il prezzo di un’azione viene fatto salire artificialmente, spesso tramite notizie sensazionalistiche, per poi permettere a chi possiede le azioni di venderle prima del calo. Se questa ipotesi fosse vera, bisognerebbe capire se Lame sia stato vittima o complice di questa operazione.
Ad alimentare un generale sospetto sull’operazione c’è anche il fatto che in tutti questi mesi Lame ha fatto scarsissimi riferimenti pubblici al progetto. Aveva commentato la notizia parecchi giorni dopo, con un post in cui scriveva: «Congratulazioni al team di ANPA, sono molto entusiasta di essere un azionista e non vedo l’ora di fare grandi cose!». Il post è stato cancellato. Lame aveva anche messo nella descrizione del suo account Instagram il tag ANPA, che ora non c’è più.



