Gli Stati Uniti hanno revocato le sanzioni contro Francesca Albanese
Imposte nel 2025 dall'amministrazione Trump: nei giorni scorsi un giudice federale aveva stabilito che violavano la libertà di opinione

Gli Stati Uniti hanno revocato le sanzioni che avevano imposto contro Francesca Albanese, la relatrice speciale dell’ONU sulla Palestina, e che le impedivano tra le altre cose di entrare negli Stati Uniti e fare operazioni bancarie nel paese. La revoca è stata comunicata il 20 maggio con una nota sul sito del dipartimento del Tesoro. La scorsa settimana un giudice federale aveva sospeso le sanzioni sostenendo che violavano il primo emendamento della Costituzione statunitense, quello che tra le altre cose stabilisce la libertà di parola e di opinione.
Albanese è una delle più dure e visibili critiche di Israele e delle sue politiche violente nella Striscia di Gaza e nei territori palestinesi occupati, ed è finita spesso al centro di polemiche per aver espresso posizioni che alcuni hanno giudicato parziali.
Le sanzioni erano state imposte nel maggio del 2025 sulla base di un ordine esecutivo del presidente Donald Trump, che autorizzava il dipartimento di Stato a sanzionare chiunque sostenesse la causa della Corte penale internazionale per crimini di guerra contro il governo israeliano. Quelle contro Albanese furono motivate anche dal fatto che secondo il governo statunitense lei avrebbe «minacciato l’interesse nazionale e la sovranità degli Stati Uniti», accusando in un suo rapporto diverse aziende del paese di contribuire alla distruzione del popolo palestinese.
La scorsa settimana il giudice federale Richard Leon aveva già deciso la sospensione delle sanzioni durante una causa di appello intentata a febbraio dal marito di Albanese e dalla figlia. Secondo il giudice, Albanese sarebbe stata punita per il solo fatto di aver espresso un’opinione.



