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  • Giovedì 14 maggio 2026

La gente normale non va in giro armata

Lo pensava anche Artem Chapeye prima che la Russia invadesse il suo paese: il suo libro, pubblicato da Altrecose, è disponibile da oggi in preordine

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Una sera del febbraio 2022 Artem Chapeye ha messo a letto i suoi figli, come faceva ogni sera, nella sua casa a Kyiv. Poche ore dopo li ha dovuti svegliare per portarli in campagna dai nonni, perché i russi stavano bombardando la città. Nei giorni successivi, lui che si era sempre ritenuto pacifista e contrario a qualsiasi nazionalismo, ha deciso di arruolarsi nell’esercito.

Il nuovo libro di Altrecose si intitola La gente normale non va in giro armata. Pensieri sul pacifismo, quando il tuo paese viene invaso ed è già disponibile in preordine sul sito del Post. Non è un libro di analisi politica, ma una testimonianza della vita durante una guerra, dal suo interno: la quotidianità al fronte, le storie delle persone incontrate, le amicizie improbabili, il rapporto a distanza con la moglie e i figli. È anche una riflessione su come la guerra costringa a ripensare alcune idee che prima sembravano più semplici, come il pacifismo o il patriottismo.

Chapeye racconta di alcune persone nell’esercito ucraino – operai, uomini d’affari, senzatetto, atleti olimpici – molto diverse tra loro e accomunate dal fatto che non avrebbero mai pensato nella loro vita di trovarsi a combattere in una guerra. Di seguito un estratto dal capitolo “Dobbiamo coltivare il nostro giardino”.

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I primi mesi non riuscivo a non pensare che quello che ci stava succedendo fosse una cosa assolutamente irreale. Ci sono gli smartphone, c’è internet… e c’è la guerra? (La prima cosa che i soldati hanno chiesto alle donazioni volontarie, da subito, sono stati i powerbank.) I bambini profughi facevano lezione su Zoom, così avrebbero potuto riprendere senza problemi a seguire i programmi scolastici ucraini “quando tutto sarebbe finito”. Si tenevano sessioni di psicoterapia online, e intanto, ogni giorno, i civili venivano torturati. Il XXI secolo, la globalizzazione, il postmoderno e il metamoderno, o come diavolo si chiama, ma poi ti viene in mente che nell’Ottocento, il secolo del progresso, del Razionalismo e del Positivismo – ma in real­tà fino al 1914 – c’era gente che credeva che le guerre in Europa non fossero più possibili.

Non riuscivo a togliermi di dosso quella sensazione di assurdità. Una notte d’estate io e un altro soldato di guardia ammiravamo in estasi la luna sopra i boschi. Faceva caldo e non volava una mosca. Mi rendevo conto che di momenti del genere nel corso di una vita te ne capitano davvero pochi. Com’è possibile che in un mondo così bello ci sia gente che inizia una guerra? All’alba, nel villaggio dove eravamo distaccati, un giorno c’era la nebbia. C’era anche un’anatra bianca che si aggirava per il cortile con i suoi anatroccoli tutti gialli e morbidissimi. I raggi del sole che passavano attraverso i rami dei meli in fiore tagliavano l’aria a strisce. Com’è possibile che in un mondo così bello ci sia gente che si mette a torturare gli altri durante gli interrogatori?

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Artem Chapeye è uno scrittore e giornalista nato nel 1981 nell’Ucraina occidentale, cresciuto a Kyiv, con una storia di partecipazione ai movimenti sociali e politici ucraini di questo secolo. Si definisce di sinistra, antinazionalista, pacifista. Ma tuttora è in servizio nell’esercito ucraino.

Altrecose è il progetto editoriale del Post in collaborazione con Iperborea dedicato a libri che raccontano e spiegano le cose del mondo, aggiungendo all’offerta giornalistica del Post il meglio della produzione internazionale. La gente normale non va in giro armata, tradotto in italiano da Alessandro Achilli, arriverà nelle librerie il 27 maggio, ma si può già preordinare sul sito del Post (con spedizione gratuita) o nelle librerie digitali.