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  • Giovedì 14 maggio 2026

A Cuba sono finite tutte le scorte di carburante

Lo ha annunciato il governo: trasporti e ospedali sono in crisi e la corrente elettrica arriva nelle case per due ore al giorno

Il Malecon dell'Avana, la principale strada sul lungomare, il 21 marzo 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)
Il Malecon dell'Avana, la principale strada sul lungomare, il 21 marzo 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)
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Mercoledì il ministro cubano dell’Energia e delle Miniere, Vicente de la O Levy, ha detto che Cuba ha esaurito tutte le scorte di petrolio, gasolio e olio combustibile, fondamentali per alimentare la rete elettrica nazionale, che principalmente funziona con centrali a combustibile. I blackout, che già duravano gran parte della giornata, ora si sono allungati: la corrente arriva per un paio d’ore al giorno, perlopiù di notte, anche nella capitale L’Avana. L’esaurimento delle riserve condizionerà ulteriormente anche il già limitato sistema dei trasporti e il funzionamento degli ospedali, che da alcuni mesi si occupano solo dei casi urgenti.

Dalla fine di gennaio gli Stati Uniti bloccano gli arrivi di combustibile sull’isola, con azioni navali e soprattutto minacciando sanzioni e dazi a chi continui a rifornire Cuba. Dopo la cattura di Nicolás Maduro, il Venezuela ha interrotto le consegne di petrolio e lo stesso ha fatto il Messico, sotto minaccia statunitense (erano i due principali fornitori). Da allora è arrivata sull’isola solo una petroliera russa, con 100mila tonnellate di petrolio, alla fine di marzo. De la O Levy ha detto che anche quella dotazione è stata utilizzata: «Non ci resta assolutamente niente».

Da mesi sull’isola circolano perlopiù mezzi elettrici, ricaricati nelle ore in cui la rete elettrica fornisce corrente o grazie ad accumulatori collegati a pannelli fotovoltaici. Ora però molte persone dicono che l’elettricità non dura abbastanza nemmeno per ricaricarli.

Due terzi del fabbisogno energetico cubano erano coperti da importazioni di combustibile e l’80 per cento dell’energia era generata da 16 vecchie centrali termoelettriche alimentate a combustibile. Ora funzionano solo con la scarsa produzione di petrolio interna, mentre una parte minore di energia viene prodotta con gas naturale e con fonti rinnovabili.

Un mezzo elettrico in una stazione di ricarica a Santa Clara, Cuba, il 2 maggio 2026 (AP Photo/Jorge Luis Banos)

Cuba ha aumentato le sue capacità di generare elettricità con pannelli fotovoltaici, grazie a impianti forniti e installati da imprese cinesi: è passata da poco più di 200 megawatt nel 2024 a quasi 1.300 nel 2025. Sono comunque quantità limitate (in Lombardia i pannelli ne producono cinque volte di più) e soprattutto la rete elettrica cubana, in pessime condizioni, non è in grado di assorbire tutta l’energia prodotta.

Nonostante il Partito Comunista cubano pubblicizzi molto la produzione solare e nonostante questa possa essere una soluzione a lungo termine (a patto di poter investire sui pannelli e sulla rete), al momento non può sostituire il petrolio.

La vita quotidiana dei cubani è diventata sempre meno sostenibile. Havana Times, giornale online con sede in Nicaragua ma con molti collaboratori sull’isola, scrive che «anche dormire è diventato un lusso», fra temperature in salita, aria condizionata assente e attesa per le poche ore in cui c’è corrente elettrica, spesso in piena notte. Molti cubani raccontano che succede di cucinare, fare le lavatrici, stirare, ricaricare dispositivi fra le 3 e le 5 del mattino. Esiste una minoranza della popolazione, spesso quella che in questi anni si è occupata di turismo, che può contare su pannelli fotovoltaici e accumulatori per le proprie abitazioni, mentre i generatori a carburante sono inutilizzabili.

Negli ultimi giorni all’Avana ci sono state varie proteste per l’assenza di corrente, soprattutto sotto forma di cacerolazos: di sera e di notte gruppi di persone protestano battendo su pentole di ferro e facendo rumore. Ma nella scorsa notte ci sono state anche manifestazioni meno comuni, con barricate per strada, seppur di piccole dimensioni.

Una barricata costruita dai residenti durante la protesta del 13 maggio 2026 all’Avana (AP Photo/Ramon Espinosa)

Non ci sono informazioni certe sullo stato delle trattative fra il governo cubano e l’amministrazione statunitense, che dal 1° maggio ha ulteriormente inasprito le misure economiche, rendendo sanzionabile qualsiasi azienda statunitense che continui a commerciare con Cuba, soprattutto nei settori energetico, finanziario e della sicurezza. Mercoledì il dipartimento di Stato americano ha offerto 100 milioni di dollari di aiuti a Cuba, a patto che siano attuate «riforme significative del sistema comunista».

Un affollato bus dell’Avana, l’8 aprile 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)

CNN questa settimana ha pubblicato un’analisi dei dati pubblici dell’aviazione che evidenzia un gran numero di voli di ricognizione statunitensi intorno all’isola, attraverso veicoli con equipaggio e droni, soprattutto in corrispondenza delle due principali città dell’isola, L’Avana e Santiago. Non è chiaro al momento quali siano gli obiettivi di queste ricognizioni. In questi mesi Trump ha più volte lasciato intendere anche di considerare una possibile azione militare per mettere fine al regime comunista sull’isola.