Quanto dobbiamo preoccuparci del focolaio da hantavirus

Il caso dei contagi sulla nave da crociera Hondius è inedito e complesso: l'Organizzazione mondiale della sanità dice che il rischio per la popolazione generale resta basso

La Hondius a Capo Verde (Elton Monteiro/Xinhua/ABACAPRESS.COM)
La Hondius a Capo Verde (Elton Monteiro/Xinhua/ABACAPRESS.COM)
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Il focolaio da hantavirus emerso sulla nave da crociera Hondius negli ultimi giorni è osservato con grande attenzione dall’Organizzazione mondiale della sanità e da molte altre istituzioni sanitarie. A oggi i rischi legati alla diffusione della malattia sono stati definiti bassi dalla stessa OMS e in questa fase non ci sono elementi per parlare di una nuova pandemia, nonostante le informazioni allarmistiche diffuse soprattutto sui social network.

La situazione è comunque complessa e inedita.

Che cosa sappiamo
Tutto è iniziato sulla nave Hondius, durante una crociera tra l’Antartide e l’oceano Atlantico meridionale. La nave è partita il primo aprile da Ushuaia, nell’estremo sud dell’Argentina, con circa 150 persone a bordo. Dieci giorni dopo un passeggero dei Paesi Bassi è morto a causa di problemi respiratori e il 24 aprile il suo corpo è stato trasportato in aereo a Johannesburg (Sudafrica) scortato dalla moglie, che è morta due giorni dopo in ospedale.

Il 27 aprile una terza persona malata è stata trasportata dalla nave a Johannesburg, dove ha ricevuto le cure e le è stata diagnosticata un’infezione da hantavirus. La notizia ha iniziato a circolare, col sospetto che a bordo della Hondius potessero esserci altre persone contagiate. Il 2 maggio una terza persona è morta a bordo della nave, che il giorno dopo è arrivata a Capo Verde, al largo dell’Africa.

Il 6 maggio tre persone sono state fatte scendere dalla nave a causa di sintomi riconducibili a un’infezione da hantavirus. Intanto è emerso che nelle tappe intermedie della crociera, effettuate nelle settimane precedenti, erano sbarcate più di 20 persone poi tornate nei loro paesi di origine.

Il 7 maggio un’assistente di volo della compagnia aerea nederlandese KLM è stata ricoverata in ospedale ad Amsterdam, per una sospetta infezione da hantavirus. Il 25 aprile l’assistente era entrata in contatto con la donna poi deceduta a Johannesburg, prima che venisse fatta scendere dall’aereo con cui avrebbe dovuto accompagnare la salma del marito nei Paesi Bassi. La donna aveva evidenti problemi respiratori e per questo le era stato impedito di proseguire il viaggio.

La Hondius è ora in viaggio verso le isole Canarie, dove sarà fornita assistenza sanitaria ai passeggeri.

Origine e diffusione
Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha detto in una conferenza stampa giovedì che la coppia di passeggeri dei Paesi Bassi aveva fatto un lungo viaggio tra Uruguay, Cile e Argentina prima di imbarcarsi a Ushuaia. Avevano partecipato ad alcune sessioni di birdwatching, in aree dove vivono roditori noti per essere una riserva naturale di virus Andes, il tipo di hantavirus responsabile dell’attuale focolaio.

Sempre secondo le informazioni raccolte dall’OMS, i casi noti finora sono otto: cinque confermati come infezione da virus Andes e tre ancora sospetti.

Una persona che aveva fatto solo una parte del viaggio sulla Hondius ed era poi rientrata in Svizzera è risultata positiva. Nel Regno Unito due persone che avevano partecipato solo per alcune tappe hanno detto di essersi messe in autoisolamento, pur non avendo per ora sintomi. Negli Stati Uniti le autorità sanitarie hanno confermato di avere sotto osservazione alcune persone che avevano partecipato a parte della crociera.

Hantavirus e virus Andes
Esistono circa 40 specie di hantavirus (Orthohantavirus), note per infettare piccoli roditori come topi, ratti e arvicole (simili ai criceti) che fanno da riserva senza avere sintomi particolari. Le particelle virali vengono espulse tramite le loro feci, la saliva e l’urina, e in questo modo si trasmettono ad altri roditori. In alcuni casi, entrando in contatto con queste sostanze può avvenire un contagio roditore-umano, con sintomi che variano molto a seconda della specie di virus e delle difese immunitarie della persona.

Il virus Andes è diffuso in Sudamerica ed è molto presente in Argentina, uno dei paesi dove si registrano più contagi da roditori a persone ogni anno. Dal momento dell’infezione all’eventuale comparsa dei sintomi passano tra una e otto settimane. Questo complica la diagnosi, perché i disturbi di salute iniziali come febbre e stanchezza possono essere confusi con quelli di una comune influenza. Con l’avanzare dei sintomi subentra l’insufficienza respiratoria che nei casi più gravi diventa letale.

Il virus Andes ha infatti un alto tasso di letalità: circa il 40 per cento delle persone che si ammalano muore. Non esistono vaccini e non ci sono cure specifiche, le terapie somministrate sono per lo più per alleviare i sintomi, favorire la respirazione e la risposta immunitaria dell’organismo per fermare l’infezione virale.

Contagio
In generale gli hantavirus non si trasmettono da persona a persona, ma solamente in seguito al contatto con feci, urine e saliva dei roditori infetti. Da tempo si discute però sulla possibilità che nel caso di alcuni hantavirus ci possano essere contagi diretti tra persone e il virus Andes ricade tra questi.

In passato in Sudamerica sono stati osservati contagi in famiglia o in piccole comunità che sembrano suggerire una diffusione del virus da persona a persona, e non solo da animale a persona. Ricostruire le dinamiche di contagio non è però semplice, soprattutto in aree isolate e rurali, quindi non si può escludere che più persone di quei gruppi fossero state esposte alle feci, alla saliva o all’urina dei roditori e non semplicemente a una persona che si era già contagiata. Le evidenze suggeriscono la diffusione diretta tra persone, ma non c’è ancora un consenso scientifico.

Rischi
Ricevere notizie su un virus di cui solitamente si parla poco, a pochi anni dalla fine di una pandemia da coronavirus, può generare comprensibilmente qualche inquietudine, e per questo giovedì i responsabili dell’OMS hanno tenuto una conferenza stampa per chiarire alcuni punti.

Hanno spiegato che la situazione è molto diversa da quella alla fine del 2019. Gli hantavirus sono molto diversi dai coronavirus: si trasmettono diversamente e non sono altrettanto contagiosi.

I coronavirus respiratori, come il SARS-CoV-2 che causa il COVID, si trasmettono in modo efficiente attraverso le goccioline che produciamo respirando, e lo fanno anche in caso di contatti brevi e ambienti condivisi. La trasmissione del virus Andes tra persone come abbiamo visto è rara (e ancora discussa), e si ritiene che avvenga dopo contatti stretti e prolungati. Il coronavirus causa inoltre lunghe catene di contagi, mentre la trasmissibilità degli hantavirus è più limitata con catene brevi e che tendono a interrompersi spontaneamente.

Le infezioni da hantavirus sono inoltre più gravi tra chi sviluppa i sintomi, e proprio l’alta letalità rende meno probabile la loro circolazione tra gli umani. In linea teorica un virus Andes potrebbe accumulare mutazioni che lo rendono nel tempo “adattato” agli umani e quindi più contagioso, ma al momento è un’eventualità considerata poco probabile e non ci sono segnali evidenti che stia accadendo qualcosa di simile. Il sequenziamento dei virus tra le persone positive, cioè l’analisi delle caratteristiche genetiche del virus, è essenziale proprio per capire se e come stia cambiando il virus stesso.

Per tutti questi motivi l’OMS ha nuovamente ribadito che il rischio per la popolazione generale rimane basso e che l’attenzione si deve concentrare soprattutto sulle persone con sintomi, o che potrebbero svilupparli nelle prossime settimane.