Le compagnie aeree hanno già cancellato 12mila voli previsti a maggio
Per un totale di 2 milioni di posti: è una conseguenza della guerra in Medio Oriente

Le compagnie aeree hanno cancellato 12mila dei voli previsti a maggio, per un totale di 2 milioni di posti, secondo un’analisi della società specializzata Cirium citata dal Financial Times. È un effetto del rincaro del carburante per aerei causato dalla guerra in Medio Oriente: il prezzo è aumentato dell’84 per cento (cioè è quasi raddoppiato) dall’inizio della guerra.
I provvedimenti presi dalle compagnie sono essenzialmente di due tipi: cancellare i voli oppure ridurne la capacità ricorrendo ad aerei più piccoli, che consumano meno carburante ma possono trasportare meno persone. Reuters ha spiegato che per il momento il problema è economico, più che dovuto a una carenza del carburante: si riducono o annullano cioè i margini di profitto. Per questo, un altro accorgimento è stato aumentare il costo dei biglietti.
Secondo i dati di Cirium, il numero totale di posti disponibili a maggio è sceso a 130 milioni dai 132 milioni di posti ad aprile. I voli commerciali che vengono eseguiti ogni giorno nel mondo, contando anche quelli cargo, sono comunque circa 10 volte tanto quelli cancellati per tutto il mese di maggio.
Le compagnie che ne hanno cancellati di più sono state la tedesca Lufthansa, che aveva annunciato la cancellazione di 20mila di quelli previsti fino a ottobre; la turca Turkish Airlines, che ne ha cancellati 3mila a maggio; e la cinese Air China, che ha ridotto soprattutto i collegamenti interni.
La riduzione dei posti e dei voli è dipesa anche dalla chiusura temporanea degli aeroporti nei paesi del Golfo Persico, dove prima della guerra faceva scalo un terzo dei voli dall’Europa all’Asia. Gli aeroporti si sono fermati perché l’Iran aveva attaccato questi paesi con la tattica esplicita di allargare la guerra. Dopo il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti, le operazioni sono riprese ma senza tornare ai livelli di prima, soprattutto in termini di passeggeri.
La compagnia emiratina Etihad, per esempio, su alcune rotte è passata dagli Airbus A350, che hanno 400 posti, ai Boeing 787, che ne hanno tra i 220 e i 300. La riduzione dei voli da e per il Golfo ha avuto l’effetto di aumentare la richiesta su altre rotte, che non passano da lì.

L’aeroporto di Bangkok, in Thailandia, il 2 maggio (Lauren DeCicca/Getty Images)
Per esempio la francese Air France è passata ad aerei più capienti per la tratta per Mumbai, in India, mentre la già citata Air China per quella tra Londra e Pechino. Alcune compagnie scandinave con voli per l’Asia, come la finlandese Finnair, hanno detto che le loro prenotazioni sono aumentate, generando ricavi.
L’Asia è stata finora la zona del mondo dove c’è stata più distruzione della domanda: ha risentito di più della guerra perché maggiormente dipendente dalle esportazioni di petrolio e gas naturale dai paesi del Golfo, impedite dal blocco dello stretto di Hormuz. Il Financial Times spiega che il rischio, in prospettiva, è che le compagnie europee cancellino più voli per l’Asia per il timore di faticare a fare rifornimento una volta lì. Non siamo ancora in questa fase, ma non ci sono progressi sulla riapertura dello stretto.
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In questi giorni il governo britannico ha introdotto una misura che potrebbe venire replicata altrove, in vista della stagione estiva in cui le persone viaggiano di più per le vacanze. Consentirà alle compagnie di cancellare i voli con settimane d’anticipo, in modo da dare tempo alle persone di riorganizzarsi, senza che ciò comporti la perdita dei loro slot negli aeroporti (il permesso a una compagnia di atterrare o decollare a una specifica ora).
Per mantenere questi slot, che possono valere milioni di euro, e non rischiare di perderli a vantaggio delle concorrenti, le compagnie devono usarli all’80 per cento ogni anno. Per questo a volte le compagnie operano lo stesso voli semivuoti, per conservare lo slot. L’obiettivo della misura britannica è incentivare le compagnie a razionalizzare i voli, accorpandoli, e dare loro la possibilità di spostare i passeggeri da un volo all’altro con la stessa destinazione.



