Kimi Antonelli vince anche quando ci sono i problemi, problemi, problemi
Lo ha dimostrato a Miami, nella sua terza vittoria consecutiva in Formula 1

Domenica 3 maggio il pilota italiano di Formula 1 Andrea Kimi Antonelli, che guida per la Mercedes, ha vinto a Miami il suo terzo Gran Premio consecutivo – sui quattro che si sono corsi questa stagione. A soli 19 anni Antonelli è ancora il più giovane di sempre alla testa della classifica del Mondiale ed è anche il primo pilota di Formula 1 a convertire le sue prime tre pole position consecutive in altrettante vittorie. E sta dimostrando una certa abilità nel gestire gare lunghe, complesse e ricche di intoppi – o come dice il famoso telecronista italiano della Formula 1, Carlo Vanzini, ricche di «problemi, problemi, problemi».
Già non è facile riuscire a partire per tre volte di fila dal primo posto in quella che è la seconda stagione per Antonelli in Formula 1: significa aver fatto tre qualifiche ottime, migliori di tutti gli altri, senza mai un errore determinante. Ma nelle qualifiche si fanno pochi giri veloci, in cui il talento, che ad Antonelli di certo non manca, è spesso più determinante dell’esperienza.
Nonostante sia molto giovane, Antonelli ha mostrato di saper guidare anche da pilota esperto. In un Gran Premio di Formula 1 le cose non vanno quasi mai lisce e senza intoppi, piccoli o grandi. Bisogna quindi gestire gli imprevisti, adattarsi a quel che succede e risolvere problemi, che nel caso di Antonelli a Miami sono iniziati alla partenza.
Al via del Gran Premio di Miami, infatti, Antonelli è passato in pochi secondi dal primo al terzo posto. La sua partenza non è stata eccellente e per qualche istante è anche finito fuori pista, mentre Charles Leclerc della Ferrari, Max Verstappen della Red Bull e Lando Norris della McLaren – tutti piloti arrivati con una macchina molto più competitiva rispetto alle gare precedenti – recuperavano terreno.
In tutti i Gran Premi corsi finora Antonelli ha fatto una po’ di fatica nella partenza, che con le nuove regole di quest’anno si è complicata per più di un pilota. Nella partenza della gara sprint di sabato (che è più breve, assegna meno punti e si fa solo sei volte l’anno) Antonelli aveva perso sei posizioni.
Insomma, la gara di Miami era iniziata male per Antonelli. Pur restando la miglior monoposto del Mondiale di Formula 1, la sua Mercedes non aveva più il vantaggio netto dei precedenti Gran Premi e la gara è stata più equilibrata del solito. Per tutta la prima parte, Antonelli non è tornato al primo posto.
Anche dal 29esimo giro in poi, quando ha ripreso la testa della gara, se l’è dovuta vedere costantemente con Norris, il campione del mondo in carica, che gli è arrivato vicino e che a un certo punto si pensava avrebbe potuto superarlo. Antonelli ha ammesso che è stata una fase molto stressante: si è visto anche dal fatto che ha segnalato alla sua squadra dei problemi al cambio o alle gomme che, in realtà, erano minimi o non c’erano proprio.
Eppure Antonelli ha saputo gestire alla grande lo stress, con pochissime sbavature anche nei giri finali, e al traguardo ha preceduto Norris di più di tre secondi. Il team principal (cioè il capo) della Mercedes Toto Wolff gli ha pure detto: «Lo sai che mi piace lamentarmi, ma oggi non c’è proprio niente di cui lamentarsi».
C’era forse più da lamentarsi per il menù del Gran Premio, dove c’era un hot dog di wagyu e caviale da 100 dollari
A Miami Antonelli ha fatto vedere qualcosa di nuovo: oltre ad andare forte e guidare bene, ha retto all’avvicinarsi di un forte avversario, ha continuato a guidare bene nonostante vedesse negli specchietti retrovisori l’auto del campione del mondo in carica. È il merito di una squadra molto esperta e abituata a gestire grandi talenti e grandi personalità (alcune delle quali ben più grandi e pretenziose della sua), ma anche della personalità di Antonelli, che nelle interviste appare spesso pacato, umile e affabile.
Per esempio, in un’intervista precedente al Gran Premio di Miami aveva chiesto a un giornalista come fosse andato alla maratona di Londra
E dire che la pressione è tanta. Lo stesso Wolff ha detto che il problema più grande di Antonelli è «il pubblico italiano», che non vede un pilota italiano così vincente da 70 anni (cioè dai tempi di Alberto Ascari, campione del mondo nel 1952 e nel 1953) e che ormai da diversi anni nemmeno può contare su un Mondiale vinto dalla Ferrari, né su una Nazionale da tifare ai prossimi Mondiali maschili di calcio. Una cosa che, inevitabilmente, finisce per canalizzare l’attenzione su altri sport dove, al contrario, gli italiani vanno forte; e la Formula 1 è uno dei più seguiti in Italia.
Ma su Antonelli c’erano grosse pressioni e aspettative ancor prima che vincesse, e non solo in Italia. La scorsa stagione la Mercedes lo portò in Formula 1 per sostituire Lewis Hamilton, vincitore di sette Mondiali. E dopo uno dei suoi primi test il direttore tecnico della Mercedes James Allison lo definì «the real deal», uno a cui non mancava niente per eccellere.
– Leggi anche: Da dove arriva Kimi Antonelli
In effetti Antonelli mostrò subito una grande “velocità pura”, cioè la capacità di andare forte senza bisogno di adattarsi troppo alla macchina o alla pista, ma spingendosi ai limiti massimi di quel che si guida. Al suo esordio arrivò quarto in una gara complicata dalla pioggia, dimostrando ottime capacità di guida sul bagnato, e qualche mese dopo, a soli 18 anni, salì per la prima volta sul podio.
L’anno scorso, però, Antonelli finiva spesso per spingere troppo, senza controllo e in modo poco ragionato, commettendo diversi errori, prendendosi qualche penalità e facendo qualche scontro di troppo.
Sono errori che si sono visti anche quest’anno, seppur in misura minore. Durante la gara sprint di Miami, Antonelli – frustrato per la cattiva partenza – è andato troppe volte fuori pista e ha subìto una penalità di cinque secondi, passando dal quarto al sesto posto, e ha rischiato di subirla pure nella gara della domenica, mentre era in testa.
Sempre durante la sprint, Leclerc si è pure arrabbiato, dicendo che «Kimi non è bravo nelle battaglie ravvicinate in pista. Ha cambiato traiettoria mentre stava frenando, ed è pericoloso. È incredibile, stiamo per fare un incidente!». Leclerc ha poi ritrattato i toni molto duri, ma questo episodio fa capire l’idea che alcuni piloti potrebbero avere di Antonelli. D’altra parte, già l’anno scorso un suo errore aveva causato un brutto incidente tra lui e Leclerc al Gran Premio d’Olanda.



