Cosa c’è dietro la vendita del Teatro delle Vittorie a Roma
Lo storico studio televisivo è uno dei quindici immobili che la Rai ha messo in vendita, e quello che ha suscitato più polemiche

Da alcuni giorni si parla del Teatro delle Vittorie di Roma perché conduttori televisivi come Renzo Arbore, Fiorello e Stefano De Martino sono intervenuti pubblicamente contro la decisione della Rai di venderlo.
Il Teatro delle Vittorie è un teatro di posa costruito durante la Seconda guerra mondiale e che a partire dal dopoguerra fu utilizzato come studio per la registrazione di alcuni dei programmi più noti della televisione italiana, tra cui Canzonissima e Studio Uno. Negli ultimi anni ha progressivamente cominciato a ospitare produzioni minori e adesso viene registrato lì soltanto il gioco Affari tuoi, condotto da Stefano De Martino, che a partire dalla prossima stagione verrà registrato negli studi di Milano.
Nonostante non abbia quasi più spazio in televisione, il Teatro delle Vittorie ha mantenuto una forte valenza simbolica. Lunedì Fiorello ha aperto la puntata del programma radiofonico che conduce, La Pennicanza, collegandosi dal Teatro delle Vittorie e dicendo, con tono ironico, di essere lì «in missione» per evitarne la chiusura. Durante la diretta ha anche inviato un messaggio vocale al ministro della Cultura Alessandro Giuli, chiedendogli di acquistare il teatro.
Mercoledì Giuli ha risposto a Fiorello che il ministero potrebbe valutare un intervento. Ha poi aggiunto, con una battuta, che si potrebbe trasformare il teatro in una sede per un’orchestra sinfonica guidata da Beatrice Venezi, facendo ironia sul suo recente licenziamento dalla direzione musicale del Teatro La Fenice.
Le ragioni della dismissione dell’immobile sono essenzialmente economiche. La Rai ha spiegato che i costi di gestione dell’edificio sono diventati troppo alti rispetto all’utilizzo effettivo che fa della struttura. L’immobile è datato, gli impianti richiedono interventi continui e costosi, e la collocazione all’interno di un condominio comporta vincoli che rendono difficoltosi lavori e modifiche. Oltre ai problemi strutturali ci sono anche quelli di impermeabilizzazione, che nel tempo hanno ridotto gli spazi utilizzabili e spinto le produzioni verso altre sedi.
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Il Teatro delle Vittorie rientra in un piano più ampio di riorganizzazione degli spazi della Rai, che prevede la vendita di quindici edifici a Genova, Venezia, Milano, Firenze e Roma. Tra questi ci sono sedi storiche come la Torre Rai di corso Sempione a Milano o il Palazzo della Radio in via Verdi a Torino. L’obiettivo è ridurre i costi di gestione e concentrare le attività in strutture più moderne e funzionali.
Il progetto era noto dal 2022, ma solo negli ultimi giorni è stato reso pubblico un elenco ufficiale degli immobili in vendita, insieme ai dettagli sulle modalità di cessione. Il 24 aprile la Rai ha pubblicato il bando, fissando al 22 maggio il termine entro cui presentare la manifestazione di interesse per l’acquisto dei quindici edifici, tra cui il Teatro delle Vittorie.
L’azienda ha impostato l’operazione come una vendita in blocco: il suo obiettivo cioè è cedere tutti gli edifici a un unico soggetto, ma valuterà anche una suddivisione del pacchetto immobiliare, che ha un valore complessivo di circa 230 milioni di euro. Sei dei quindici edifici sono sottoposti a vincolo della Soprintendenza e per questi sarà necessaria l’autorizzazione del ministero della Cultura, mentre lo Stato mantiene il diritto di prelazione, esercitabile entro 60 giorni.
In alcuni casi la Rai prevede di vendere gli immobili ma continuare a utilizzarli per un periodo limitato, attraverso contratti di affitto. È il cosiddetto “lease back”, una formula che consente all’azienda di liberarsi della proprietà degli edifici mantenendo però le attività al loro interno nel breve periodo. Tra gli immobili per cui è prevista questa soluzione c’è anche quello di Milano.
La sede di corso Sempione verrà dismessa perché ne sta venendo costruita una nuova nel quartiere Portello, poco distante. I lavori sono iniziati nel 2026 e dovrebbero concludersi nel 2029. A quel punto, le attività della Rai a Milano verranno accentrate nella nuova struttura, con l’obiettivo di superare l’attuale frammentazione degli uffici in città.
La vendita della sede della Rai di corso Sempione non ha, al momento, suscitato particolari polemiche, a differenza di quanto avvenuto con il Teatro delle Vittorie. L’edificio milanese, progettato da Gio Ponti e considerato un esempio rilevante dell’architettura del Novecento, è parte del patrimonio architettonico cittadino e viene occasionalmente aperto al pubblico, anche in occasione delle Giornate del FAI.

La sede Rai di corso Sempione a Milano (Emanuele Cremaschi/Getty Images)
L’Unione sindacale dei giornalisti Rai (Usigrai) ha espresso preoccupazione per il futuro delle sedi di Venezia, Genova e Firenze, i cui giornalisti non sanno dove verranno spostati. In un comunicato, il sindacato ha chiesto chiarimenti sulle conseguenze del piano e su eventuali piani futuri di dismissione degli uffici delle redazioni dei telegiornali locali.
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