• Mondo
  • Giovedì 30 aprile 2026

Un’altra sentenza della Corte Suprema che avvantaggia i Repubblicani

E che ridurrà i diritti elettorali per le minoranze negli Stati Uniti: le conseguenze sulla politica americana potrebbero essere rilevanti

Una bambina con un cartello a favore del voto degli afroamericani durante le elezioni del 2024 (AP Photo/Terrance Williams)
Una bambina con un cartello a favore del voto degli afroamericani durante le elezioni del 2024 (AP Photo/Terrance Williams)
Caricamento player

Una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti questa settimana ha indebolito gravemente alcune garanzie legali per le minoranze nel paese, e potrebbe avvantaggiare il Partito Repubblicano nelle future elezioni, già a partire dalle elezioni di metà mandato a novembre. La decisione della Corte è ritenuta in modo unanime estremamente rilevante, ma ci sono disaccordi sulle sue conseguenze: alcuni sostengono che potrebbe cambiare profondamente la politica americana; altri ritengono che gli effetti saranno più modesti.

La sentenza è abbastanza complicata e riguarda la Sezione 2 del Voting Rights Act, una legge del 1965 che proibiva le discriminazioni razziali nel sistema elettorale, e in particolare nella definizione delle circoscrizioni elettorali.

La legge portò alla creazione dei cosiddetti majority-minority districts, cioè “circoscrizioni in cui la minoranza è la maggioranza”: sono circoscrizioni disegnate in maniera tale da garantire che i membri della minoranza (quasi sempre afroamericani) fossero la maggioranza dei votanti del distretto e potessero dunque eleggere politici che rappresentassero la comunità, senza che il loro voto fosse diluito tra la maggioranza dei bianchi.

I majority-minority districts negli Stati Uniti sono oggi 148, cioè un terzo di tutte le circoscrizioni statunitensi, ma soltanto 30-40 sono stati disegnati per rispettare la Sezione 2: tutti gli altri esistono perché afroamericani o latinos sono effettivamente la maggioranza della popolazione in una certa zona. Negli Stati Uniti le mappe elettorali non sono più o meno fisse come in Italia, ma possono essere cambiate periodicamente dai Congressi locali dei singoli stati.

La sentenza della Corte Suprema nasce da un caso presentato nello stato della Louisiana. Fino al 2024, in Louisiana soltanto una delle sei circoscrizioni elettorali era a maggioranza afroamericana, anche se gli afroamericani sono circa un terzo dell’elettorato dello stato. Un gruppo di elettori afroamericani fece causa, la vinse, e il Congresso locale della Louisiana, controllato dal Partito Repubblicano, ridisegnò la mappa delle circoscrizioni per aggiungere un ulteriore distretto a maggioranza afroamericana: due in tutto.

A quel punto però un gruppo di elettori bianchi fece causa sostenendo di aver subìto a sua volta discriminazione, e il caso è finito alla Corte Suprema.

La Corte ha deciso che la nuova mappa elettorale, quella con due circoscrizioni a maggioranza nera, era incostituzionale perché, semplificando molto, non era possibile dimostrare che la mappa precedente fosse il risultato di discriminazione razziale. I risultati sono due: la Corte ha annullato la mappa elettorale della Louisiana, e soprattutto ha deciso che d’ora in poi i criteri per applicare la Sezione 2 del Voting Rights Act dovranno essere molto più alti.

Significa che d’ora in poi se una minoranza etnica o linguistica ritiene di essere discriminata nella mappa elettorale, sarà molto più difficile far valere i propri diritti. Inoltre d’ora in poi i singoli stati potranno disegnare le mappe elettorali preoccupandosi meno delle protezioni legali accordate alle minoranze.

Tutto questo potrebbe avvantaggiare i Repubblicani, perché normalmente le minoranze votano in maniera più favorevole al Partito Democratico (anche se questo fenomeno è sempre meno pronunciato). In molti stati a maggioranza Repubblicana, i majority-minority districts sono spesso gli unici in cui i candidati Democratici hanno possibilità di vittoria. Ma ora che le garanzie della Sezione 2 sono diventate più difficili da applicare, gli stati guidati da Repubblicani potrebbero disegnare nuove mappe elettorali in cui riducono i majority-minority districts, diluiscono il voto delle minoranze e limitano le possibilità di elezione dei candidati Democratici.

La Corte Suprema degli Stati Uniti (AP Photo/Tom Brenner)

La Corte Suprema degli Stati Uniti (AP Photo/Tom Brenner)

Non è chiaro quanto rilevanti saranno le conseguenze di questa sentenza. Le elezioni di metà mandato di quest’anno sono a novembre, e ridisegnare le mappe elettorali è un processo che richiede mesi: alcuni stati Repubblicani potrebbero non fare in tempo, anche perché ogni modifica rischia di essere oggetto di ricorso da parte dei gruppi per i diritti delle minoranze.

Per esempio la Louisiana, che effettivamente si è vista annullare la sua mappa elettorale, dovrebbe posporre le primarie per il Congresso, che sarebbero dovute cominciare a maggio, per guadagnare il tempo di disegnare una nuova mappa.

Nei prossimi mesi e anni altri stati Repubblicani potrebbero decidere di cambiare la propria mappa elettorale per sfavorire le minoranze, ma l’impatto complessivo di queste decisioni è ancora da valutare. L’analista politico David Wasserman ha detto ad Axios che secondo lui la sentenza potrebbe influire su «da uno a tre seggi» alle elezioni di metà mandato di novembre. Ma alle elezioni successive, quelle del 2028, gli effetti sulle circoscrizioni a minoranza afroamericana potrebbero essere «apocalittici».

La Corte Suprema ha votato sulla base delle appartenenze politiche dei giudici: i sei giudici conservatori hanno votato per indebolire di fatto la Sezione 2, i tre progressisti hanno votato per mantenerla.

I gruppi di difesa dei diritti umani hanno denunciato la sentenza della Corte come un tradimento del movimento per i diritti civili. Secondo i critici, invece, la Sezione 2 del Voting Rights Act sarebbe ormai obsoleta. Quando fu approvata, nel 1965, la popolazione bianca degli Stati Uniti era circa l’85 per cento del totale, e le minoranze avevano bisogno di una maggiore protezione esplicita. Oggi i bianchi sono invece il 59 per cento della popolazione, le minoranze sono in crescita, e secondo alcuni una difesa esplicita dei loro diritti elettorali è meno necessaria.

Il presidente Donald Trump è stato compiaciuto dalla decisione della Corte: «I love it», ha detto.