Si è dimessa la giuria internazionale della Biennale di Venezia

Era stata molto criticata per aver deciso di escludere dai premi gli artisti russi e israeliani

Il padiglione della Russia alla Biennale di Venezia, 19 aprile 2022 (AP Photo/Antonio Calanni)
Il padiglione della Russia alla Biennale di Venezia, 19 aprile 2022 (AP Photo/Antonio Calanni)
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Giovedì la Biennale di Venezia ha comunicato che la sua giuria internazionale – composta dalla presidente Solange Farkas insieme a Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi – si è dimessa, nove giorni prima dell’apertura dell’esposizione dedicata all’arte. In una breve nota la giuria ha spiegato di averlo fatto per tener fede alla sua decisione di escludere dai premi che ogni anno assegna, fra cui il Leone d’Oro per la miglior partecipazione nazionale e il Leone d’Oro per il miglior artista, «quei paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale», ossia Israele e Russia.

Questa scelta era stata criticata, specialmente da parte di chi non apprezzava l’accostamento di Israele alla Russia. Da settimane la Biennale è infatti al centro di polemiche per la scelta di riaprire il padiglione della Russia (chiuso nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina): la decisione era stata ampiamente criticata, anche dal governo italiano, e aveva portato al ritiro dei fondi alla Biennale da parte della Commissione Europea.

Queste polemiche si erano poi allargate anche alla partecipazione di Israele, che dall’ottobre del 2023 ha invaso e raso al suolo la Striscia di Gaza, uccidendo oltre 75mila persone. Molti avevano fatto notare che anche i suoi leader, come quelli russi, sono accusati davanti alla Corte penale internazionale di crimini contro l’umanità, e avevano accusato la Biennale di avere un doppio standard per i due paesi. Per questa ragione lo scorso 22 aprile la giuria aveva deciso di escluderli entrambi dai premi.

Domenica il ministero degli Esteri israeliano aveva sostenuto che questa decisione avesse «trasformato la Biennale da uno spazio artistico aperto, caratterizzato da idee libere e senza confini, in uno spettacolo di falso indottrinamento politico anti-israeliano». L’artista che rappresenta Israele alla Biennale, lo scultore Belu-Simion Fainaru, aveva minacciato di fare ricorso, sostenendo di essere stato vittima di discriminazione razziale e antisemitismo.

L’opera Black Milk dello scultore Belu-Simion Fainaru alla fiera di Art Basel a Hong Kong nel 2016 (AP Photo/Kin Cheung)

Mercoledì il ministro della Cultura italiano Alessandro Giuli, che aveva deciso di non partecipare alla cerimonia di inaugurazione della Biennale dopo le polemiche sulla riapertura del padiglione russo, aveva fatto sapere di aver telefonato a Fainaru per esprimere solidarietà. Giovedì alla Biennale erano arrivati quattro ispettori del ministero della Cultura per raccogliere informazioni sulla decisione della giuria di escludere Russia e Israele dai premi, e più in generale sulla partecipazione della Russia: poche ore dopo è arrivato l’annuncio di dimissioni della giuria.

Subito dopo il comunicato di dimissioni la Biennale ha annunciato l’istituzione di due nuovi premi, chiamati Leoni dei Visitatori, che vinceranno i paesi più votati dai visitatori della mostra fra il 9 maggio, giorno di apertura della Biennale, e il 22 novembre, cioè quello di chiusura: in questi nuovi premi sono stati inclusi anche Israele e Russia. La Biennale inoltre ha spostato l’assegnazione dei premi al 22 novembre, per avere il tempo di costituire una nuova giuria.