Cos’è l’“umorismo inglese”

Nel suo discorso al Congresso statunitense il re britannico Carlo III ha onorato una lunga tradizione di battute, allusioni e understatement

Carlo III durante un incontro alla Casa Bianca, a Washington, il 28 aprile 2026 (Samir Hussein/WireImage)
Carlo III durante un incontro alla Casa Bianca, a Washington, il 28 aprile 2026 (Samir Hussein/WireImage)
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Martedì il sovrano del Regno Unito Carlo III ha tenuto un discorso al Congresso statunitense a Washington, durante la sua prima visita nel paese da quando è diventato re. Ha ricevuto diversi apprezzamenti per i toni distesi del discorso, in un momento di tensioni tra i due paesi, ma anche per l’affabilità con cui ha scherzato sulla loro storia comune. «Con lo spirito del 1776, forse possiamo essere d’accordo sul fatto che non siamo stati sempre d’accordo, almeno inizialmente», ha detto riferendosi all’indipendenza americana dal Regno Unito, di cui ricorre nel 2026 il 250° anniversario.

Carlo ha fatto altre battute, oltre a questa. Ne ha citata una celebre, attribuita a Oscar Wilde: «abbiamo veramente tutto in comune con l’America, a parte la lingua, ovviamente». Ha citato la tradizione secolare di tenere in ostaggio un membro del parlamento a Buckingham Palace quando il re parla a Westminster, chiedendo allo speaker della Camera Mike Johnson se ci fossero «volontari per quel ruolo qui oggi». In generale ha sfoggiato in diversi passaggi del suo discorso un umorismo tipicamente inglese, conosciuto in tutto il mondo come tale, e difficile da definire con un singolo aggettivo diverso. Un umorismo spesso anche difficile da capire.

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A un certo punto, per esempio, Carlo ha descritto Washington come «una città che simboleggia un periodo della nostra storia comune, o quello che Charles Dickens avrebbe potuto definire A tale of two Georges», un gioco di parole con il titolo del romanzo di Dickens A tale of two cities (Le due città). Ha fatto una pausa, mentre le persone in sala ridevano, e ha proseguito chiarendo a chi alludesse: «il primo presidente, George Washington, e il mio trisavolo, re Giorgio III». «E vi assicuro che non sono qui per qualche astuta manovra di retroguardia», ha aggiunto.

Sempre riferendosi alla storia britannica, ha poi fatto una battuta su quanto sia recente, al confronto, l’indipendenza americana, dichiarata «250 anni fa, o come diciamo nel Regno Unito, l’altro ieri».

Uno dei motivi per cui l’umorismo inglese può in alcuni casi risultare criptico è che è una parte fondamentale e per molti aspetti inseparabile della cultura inglese stessa. A volte si basa su doppi sensi e giochi di parole praticamente intraducibili, come dimostrano per esempio i noti problemi di traduzione delle commedie dei Monty Python, il più celebre e influente gruppo comico britannico di sempre.

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Altre volte l’umorismo deriva da battute e allusioni che in altri contesti sarebbero banali freddure, e che invece acquisiscono un senso proprio per effetto del contrasto con la formalità, il contegno e la serietà – in molti casi affettata e ostentata – che contraddistinguono ogni altro aspetto della cultura inglese.

(Una scena del film del 1971 E ora qualcosa di completamente diverso, una raccolta dei migliori sketch televisivi dei Monty Python)

Un’altra caratteristica dell’umorismo inglese è che fa un largo uso di alcune espressioni e figure retoriche, diffuse anche in altre culture ma non tanto comuni e radicate quanto in quella britannica.

Una di queste è l’understatement, la descrizione attenuata e minimizzata di fatti catastrofici o dalle conseguenze eccezionali (più o meno il contrario dell’iperbole).

Paragonare l’incendio appiccato dall’esercito britannico alla Casa Bianca nel 1814 a una trascurabile opera di ristrutturazione è un buon esempio di understatement. Lo ha fatto Carlo a un certo punto del discorso che ha tenuto proprio alla Casa Bianca, dopo quello al Congresso, commentando i recenti lavori di ristrutturazione dell’ala est ordinati dal presidente Donald Trump. «Mi spiace dirlo, ma noi britannici ovviamente avevamo già fatto il nostro misero tentativo di riqualificazione immobiliare della Casa Bianca nel 1814», ha detto.

Su questo stesso evento storico aveva scherzato, tra gli altri, anche l’ex primo ministro inglese Tony Blair parlando al Congresso durante una sua visita nel 2003: «il senatore Frist è stato così gentile da mostrarmi il camino attraverso cui, nel 1814, gli inglesi diedero fuoco alla Biblioteca del Congresso. So che è un po’ tardi, ma mi scuso».

L’inclinazione al paradosso e all’assurdità è un altro tratto tipico di molte gag inglesi. In un vecchio sketch dei Monty Python, che ne sapevano anche di filosofia, un presentatore di un quiz televisivo si rivolge a una concorrente anziana e irascibile, e le pone una domanda quasi impossibile: «quale grande oppositore del dualismo cartesiano si oppone alla riduzione dei fenomeni psicologici a stati fisici?». «Non lo so!», risponde lei, che poi prova a indovinare e dice «Henri Bergson» (un nome sconosciuto a gran parte del pubblico anglofono). «Risposta esatta», fa lui, e lei: «Che fortuna! Non ne avevo mai sentito parlare».

Un altro buon esempio di gusto per l’assurdo nell’umorismo inglese proviene dal programma televisivo The Sketch Show, trasmesso nel Regno Unito nei primi anni Duemila. Uno degli sketch era ambientato nello studio di un dentista ed era basato sull’idea che lui non riuscisse a capire una sua paziente durante una normalissima conversazione, e capisse invece perfettamente solo le parole incomprensibili che lei pronunciava una volta cominciata la visita.

Se non fosse per le risate registrate, in alcuni casi sarebbe complicato anche solo capire se una battuta è una battuta, data la consueta impassibilità dei migliori interpreti dell’umorismo inglese. È una caratteristica nota anche con l’espressione deadpan, tradotta a seconda dei casi con l’aggettivo “impassibile” o proprio con “umorismo inglese”. E costringe chi ascolta la battuta a interpretarla senza poter fare affidamento su gesti, sorrisi o altre forme di comunicazione non verbale da parte di chi fa la battuta.

Oltre che una caratteristica di molte produzioni seriali sia classiche che recenti, da Fawlty Towers a The OfficeFleabag, l’umorismo inglese è una consuetudine profondamente radicata anche nelle relazioni diplomatiche, in cui è spesso l’unico modo di dire certe cose: dirle senza dirle sul serio.

Durante il suo discorso alla Casa Bianca, Carlo ha risposto con una battuta a una delle molte affermazioni di Trump: «di recente, signor presidente, lei ha detto che se non fosse per gli Stati Uniti, i paesi europei parlerebbero tedesco. Oserei dire che se non fosse per noi, parlereste francese»